Una poliziotta siciliana, un padre cerca il figlio: nel "registro" le vite dei morti in mare
Il nuovo film di Marco Amenta in sala nel 2026, è stato girato dal 24 febbraio scorso fra Pozzallo, Scicli e Modica, con il sostegno della Sicilia Film Commission
Un'immagine dal set de "Il registro"
Sua la regia, nel 2024, di “Anna”, di “Tra le onde” (del 2021, con Vincenzo Amato e Sveva Alviti) e di “La siciliana ribelle” (del 2009), che raccontava la vera storia della testimone di giustizia (sul cui suicidio aleggiano ancora diversi dubbi) Rita Atria. Nel film, che lanciò la carriera di Amenta, figuravano attori importanti della scena siciliana come Mario Pupella, Lollo Franco, Giusi Cataldo e Lucia Sardo, e nomi che si sarebbero affermati negli anni a seguire come Paolo Briguglia e Giulia Andò, oltre che la “voce recitante” di Giuditta Perriera nei panni della voce di Rita Atria.
“Il registro”, che arriverà in sala più avanti nel 2026, è stato girato dal 24 febbraio scorso fra Pozzallo, Scicli e Modica, con produzione Eurofilm, Offshore e 13 Prods, con il sostegno della Sicilia Film Commission e il contributo del Ministero della cultura. A scriverlo, oltre al regista Amenta, sono stati Niccolò Stazzi, già al suo fianco in tanti altri film, e la scrittrice Viviana Maccarini (già autrice di “Piccoli fuochi”, “L'estate che ho dentro”).
Stavolta, la macchina da presa del regista, che ha sempre scavato nella realtà usando le trovate registiche del cosiddetto “cinema di finzione”, si concentra su una storia di emigrazione a cavallo fra Italia e Francia in cui le vite dei morti in mare vengono ricostruite attraverso un album messo insieme da Claudia, la protagonista, pieno di oggetti raccolti sui corpi ritrovati fra le acque del Mediterraneo.
Amenta è sempre stato un regista che parte dalla realtà per andare a esplorare le parti più segrete e personali dell'animo umano: la sua carriera, prima ancora dei documentari presentati al “Palermocinema” di metà anni Novanta, partì facendo il fotoreporter per il Giornale di Sicilia. Poi, dopo la laurea in cinematografia alla Parigi 8, è stato il turno del cinema documentaristico, quindi quello “di finzione”, radicatissimo però nella realtà e nei personaggi che l'hanno attraversata.
Come in "Anna" (il suo film più recente, datato 2024) e nel primo “La siciliana ribelle”, anche qui al centro della storia c'è una donna, un personaggio forte dai risvolti cupi e dolci allo stesso tempo. A interpretarla è la parigina Galatéa Bellugi (“Gloria!” di Margherita Vicario, “Tre ciotole” di Isabel Coixet, “Cinque secondi” di Paolo Virzì).
Al suo fianco, l’attore francese Reda Kateb (“Zero Dark Thirty” di Kathryn Bigelow, “Wolf Call – Minaccia in alto mare” di Antonin Baudry) e il “nostro” Fabrizio Ferracane (“Il traditore” di Marco Bellocchio, “Il falsario” di Stefano Lodovichi, “Misericordia” di Emma Dante). La maggior parte delle riprese siciliane ha interessato la zona sudorientale dell’isola: oltre a Scicli e Pozzallo sono state toccate dalla troupe anche Modica, Donnalucata e Sampieri.
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