Il nome è nato per caso, l'hai vista ad Amici: chi è Biancamare, che canta in siciliano
Dall'esperienza in tv alla scelta di scrivere e cantare in dialetto: il percorso artistico di Floriana, oggi Biancamare, tra musica, teatro e ritorno alle proprie radici
Biancamare
Il nome d'arte nasce da una coincidenza: Floriana cercava un nome che mantenesse un legame con la Sicilia, mentre viveva a Roma, e dopo giorni di riflessioni aveva pensato a “Biancamare”. Non lo aveva detto a nessuno. Il giorno dopo ne parlò con uno dei suoi migliori amici, chiedendogli di aiutarla a trovare un nome. Lui propose proprio lo stesso. «Se una delle persone che mi conosce meglio al mondo ha pensato alla stessa cosa che ho pensato io, allora vuol dire che è quello giusto».
Da quel momento Floriana è diventata Biancamare, nome con cui sta portando avanti un percorso musicale sempre più legato alla Sicilia e alla scelta di scrivere e cantare in dialetto.
Il suo percorso artistico, però, è iniziato molto prima. Da bambina cantava, recitava e faceva spettacoli. L'esperienza che ha rappresentato un passaggio importante arriva a vent'anni, con la partecipazione ad "Amici".
Di quegli anni Biancamare conserva soprattutto i rapporti umani. All'interno della scuola ha conosciuto il suo attuale produttore, Luigi Tarquini, in arte Etrusko, e un altro dei suoi collaboratori, con cui ancora oggi scrive e lavora.
Ma da quell'esperienza porta con sé anche «le spalle larghe», perché racconta di aver vissuto un periodo particolarmente difficile. A vent'anni, spiega, non aveva ancora gli strumenti per comprendere i meccanismi televisivi e viveva i giudizi e le critiche come qualcosa di personale: «Ero troppo piccola per capire che quello che stava succedendo attorno a me non aveva a che fare con me e con quello che volevo essere, ma erano dei meccanismi televisivi».
Un'esperienza che oggi, pur riconoscendone la difficoltà, considera importante per il suo percorso. Prima di "Amici", infatti, non aveva pensato alla musica come a un possibile lavoro. Cantare era solo una passione, mentre aveva immaginato per sé altri programmi. «Se sono arrivata qui con le mie forze, allora effettivamente questo lavoro posso farlo».
È proprio dopo quell'esperienza che comincia a interrogarsi sulla propria identità artistica. Quando entra nella scuola non scrive ancora e non ha una direzione precisa. Dopo "Amici" si iscrive a un'accademia di musica e riesce a diplomarsi.
Il musical le permette di approfondire diverse forme di espressione: canto, recitazione, danza e movimento scenico. La scrittura in siciliano arriva però in un momento in cui Biancamare vive lontano dalla Sicilia.
L'idea nasce da un testo che le regala un amico, Andrea. È scritto in siciliano e lei si innamora del brano e della possibilità di cantare nel proprio dialetto.
Inizialmente, però, i suoi produttori non sono convinti. Il timore era che il siciliano possa essere una scelta troppo circoscritta e limitare il suo pubblico. Poi arriva un live a Roma. Biancamare decide comunque di inserire il brano in scaletta. Dopo averla ascoltata, sono proprio i suoi produttori a cambiare idea: forse quella era la direzione da seguire. Da quel momento comincia anche il suo percorso di scrittura in siciliano.
Una scelta che, per lei, ha un significato preciso: «Il dialetto mi porta all'essenza delle cose». Scrivere in siciliano le risulta più semplice perché è una lingua concreta, che ha imparato anche grazie ai nonni e che sente legata alla propria storia personale.
Tra gli artisti che hanno influenzato il suo percorso cita Levante, Carmen Consoli e Rosa Balistreri. In particolare, della Consoli apprezza i brani in siciliano, mentre Rosa Balistreri è un riferimento importante nella sua formazione musicale.
Per anni, Biancamare aveva pensato di dover andare via dalla Sicilia, non aveva mai immaginato di tornare a vivere nella propria terra, poi qualcosa è cambiato: «A un certo punto ho avuto bisogno proprio di tornare a casa, perché era quello che mi diceva il cuore, la mia testa». Due anni fa è tornata in Sicilia e ha sentito la necessità di ricollegarsi alle proprie radici e a quelle parti di sé che aveva lasciato indietro vivendo in altre città.
Il mare di Trapani ha un ruolo centrale in questo ritorno. È il luogo in cui riesce a ritrovare una sensazione di calma che, racconta, ha dovuto imparare nel tempo. «Sentirmi a casa è quella sensazione di dire al mio corpo: ok, sei al sicuro, adesso va tutto bene».
La sua storia, però, continua a essere attraversata da un sentimento ambivalente. Da una parte c'è il desiderio di rimanere, dall'altra quello di partire nuovamente per cercare maggiori possibilità professionali. «Penso che ci sarà sempre questa cosa di dire: ma forse se vado via c'è qualcosa di più grande».
È una condizione che Biancamare condivide con molti giovani siciliani: la necessità di confrontarsi con altre realtà e, allo stesso tempo, il richiamo delle proprie radici. Anche la sua scrittura nasce spesso in maniera spontanea. Non si mette a tavolino decidendo di scrivere una canzone: arriva una frase e sente la necessità di svilupparla prima che l'ispirazione passi.
È successo così anche con Erva tinta, l’ultimo singolo uscito da poco, nato da una conversazione con la nonna. Quel giorno Biancamare era arrabbiata, delusa e amareggiata. La nonna, come spesso accade, le chiede cosa sia successo e cerca di ridimensionare il suo modo di vivere le cose. Da quella conversazione rimane una frase, che qualche giorno dopo torna nella sua mente mentre è in macchina. «Dopo aver metabolizzato la conversazione ho sentito l'esigenza di scriverci sopra». La canzone nasce così, da un dialogo familiare e da quelle parole che sono rimaste dentro di lei.
È anche uno degli aspetti che più caratterizzano il suo modo di scrivere: partire da qualcosa che conosce e che ha realmente vissuto.
A chi ascolta per la prima volta le sue canzoni, anche senza conoscere il siciliano o la realtà trapanese, Biancamare vorrebbe trasmettere soprattutto una cosa: la verità. «Io non scrivo mai di cose che non sento. Non parlo di cose che non conosco».
Il suo percorso continua così tra musica, scrittura e teatro, con l'obiettivo di riuscire un giorno a fare dell'arte il proprio unico lavoro.
Dopo gli anni lontana dalla Sicilia, la ricerca di una propria identità artistica e la scelta del siciliano, oggi Biancamare sembra aver trovato proprio nelle sue radici una parte importante della propria direzione musicale. Senza rinunciare, però, a quella voglia di partire che continua a convivere con il desiderio di tornare a casa.
Da quel momento Floriana è diventata Biancamare, nome con cui sta portando avanti un percorso musicale sempre più legato alla Sicilia e alla scelta di scrivere e cantare in dialetto.
Il suo percorso artistico, però, è iniziato molto prima. Da bambina cantava, recitava e faceva spettacoli. L'esperienza che ha rappresentato un passaggio importante arriva a vent'anni, con la partecipazione ad "Amici".
Di quegli anni Biancamare conserva soprattutto i rapporti umani. All'interno della scuola ha conosciuto il suo attuale produttore, Luigi Tarquini, in arte Etrusko, e un altro dei suoi collaboratori, con cui ancora oggi scrive e lavora.
Ma da quell'esperienza porta con sé anche «le spalle larghe», perché racconta di aver vissuto un periodo particolarmente difficile. A vent'anni, spiega, non aveva ancora gli strumenti per comprendere i meccanismi televisivi e viveva i giudizi e le critiche come qualcosa di personale: «Ero troppo piccola per capire che quello che stava succedendo attorno a me non aveva a che fare con me e con quello che volevo essere, ma erano dei meccanismi televisivi».
Un'esperienza che oggi, pur riconoscendone la difficoltà, considera importante per il suo percorso. Prima di "Amici", infatti, non aveva pensato alla musica come a un possibile lavoro. Cantare era solo una passione, mentre aveva immaginato per sé altri programmi. «Se sono arrivata qui con le mie forze, allora effettivamente questo lavoro posso farlo».
È proprio dopo quell'esperienza che comincia a interrogarsi sulla propria identità artistica. Quando entra nella scuola non scrive ancora e non ha una direzione precisa. Dopo "Amici" si iscrive a un'accademia di musica e riesce a diplomarsi.
Il musical le permette di approfondire diverse forme di espressione: canto, recitazione, danza e movimento scenico. La scrittura in siciliano arriva però in un momento in cui Biancamare vive lontano dalla Sicilia.
L'idea nasce da un testo che le regala un amico, Andrea. È scritto in siciliano e lei si innamora del brano e della possibilità di cantare nel proprio dialetto.
Inizialmente, però, i suoi produttori non sono convinti. Il timore era che il siciliano possa essere una scelta troppo circoscritta e limitare il suo pubblico. Poi arriva un live a Roma. Biancamare decide comunque di inserire il brano in scaletta. Dopo averla ascoltata, sono proprio i suoi produttori a cambiare idea: forse quella era la direzione da seguire. Da quel momento comincia anche il suo percorso di scrittura in siciliano.
Una scelta che, per lei, ha un significato preciso: «Il dialetto mi porta all'essenza delle cose». Scrivere in siciliano le risulta più semplice perché è una lingua concreta, che ha imparato anche grazie ai nonni e che sente legata alla propria storia personale.
Tra gli artisti che hanno influenzato il suo percorso cita Levante, Carmen Consoli e Rosa Balistreri. In particolare, della Consoli apprezza i brani in siciliano, mentre Rosa Balistreri è un riferimento importante nella sua formazione musicale.
Per anni, Biancamare aveva pensato di dover andare via dalla Sicilia, non aveva mai immaginato di tornare a vivere nella propria terra, poi qualcosa è cambiato: «A un certo punto ho avuto bisogno proprio di tornare a casa, perché era quello che mi diceva il cuore, la mia testa». Due anni fa è tornata in Sicilia e ha sentito la necessità di ricollegarsi alle proprie radici e a quelle parti di sé che aveva lasciato indietro vivendo in altre città.
Il mare di Trapani ha un ruolo centrale in questo ritorno. È il luogo in cui riesce a ritrovare una sensazione di calma che, racconta, ha dovuto imparare nel tempo. «Sentirmi a casa è quella sensazione di dire al mio corpo: ok, sei al sicuro, adesso va tutto bene».
La sua storia, però, continua a essere attraversata da un sentimento ambivalente. Da una parte c'è il desiderio di rimanere, dall'altra quello di partire nuovamente per cercare maggiori possibilità professionali. «Penso che ci sarà sempre questa cosa di dire: ma forse se vado via c'è qualcosa di più grande».
È una condizione che Biancamare condivide con molti giovani siciliani: la necessità di confrontarsi con altre realtà e, allo stesso tempo, il richiamo delle proprie radici. Anche la sua scrittura nasce spesso in maniera spontanea. Non si mette a tavolino decidendo di scrivere una canzone: arriva una frase e sente la necessità di svilupparla prima che l'ispirazione passi.
È successo così anche con Erva tinta, l’ultimo singolo uscito da poco, nato da una conversazione con la nonna. Quel giorno Biancamare era arrabbiata, delusa e amareggiata. La nonna, come spesso accade, le chiede cosa sia successo e cerca di ridimensionare il suo modo di vivere le cose. Da quella conversazione rimane una frase, che qualche giorno dopo torna nella sua mente mentre è in macchina. «Dopo aver metabolizzato la conversazione ho sentito l'esigenza di scriverci sopra». La canzone nasce così, da un dialogo familiare e da quelle parole che sono rimaste dentro di lei.
È anche uno degli aspetti che più caratterizzano il suo modo di scrivere: partire da qualcosa che conosce e che ha realmente vissuto.
A chi ascolta per la prima volta le sue canzoni, anche senza conoscere il siciliano o la realtà trapanese, Biancamare vorrebbe trasmettere soprattutto una cosa: la verità. «Io non scrivo mai di cose che non sento. Non parlo di cose che non conosco».
Il suo percorso continua così tra musica, scrittura e teatro, con l'obiettivo di riuscire un giorno a fare dell'arte il proprio unico lavoro.
Dopo gli anni lontana dalla Sicilia, la ricerca di una propria identità artistica e la scelta del siciliano, oggi Biancamare sembra aver trovato proprio nelle sue radici una parte importante della propria direzione musicale. Senza rinunciare, però, a quella voglia di partire che continua a convivere con il desiderio di tornare a casa.
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