CINEMA E TV

A 17 anni racconta la Sicilia coi suoi corti: l'arte di Salvatore Russo tra i vicoli di Erice

Da quella prima videocamera non si è più fermato e oggi ha trovato la sua strada partendo dalle viuzze di uno splendido borgo che ha nutrito la sua passione

Vincenza Cammareri
Laureata in Giurisprudenza
  • 20 agosto 2026

Al centro il regista Salvatore Russo sul set

C'è chi trascorre i pomeriggi dell'infanzia giocando a pallone e chi, invece, immagina inquadrature e trasforma gli amici negli attori delle proprie storie e le strade di Erice in un set cinematografico. Per Salvatore Russo, 17 anni, ericino, il cinema è nato così: quasi per gioco, tra il tempo lento dei pomeriggi trascorsi nel borgo e una piccola videocamera che suo padre gli regalò quando era ancora bambino.

Da quella prima videocamera non si è più fermato: ha iniziato a sperimentare. Non ricorda un momento preciso in cui tutto è cominciato. «Sono cose che hai dentro e che, a un certo punto, senti l’esigenza di esprimere», racconta. Quella telecamera è stata solo il mezzo attraverso cui una passione già presente ha trovato il modo di esprimersi. Da allora non ha più smesso di osservare, immaginare e raccontare. Oggi Salvatore scrive, dirige e monta i suoi cortometraggi seguendo ogni fase del processo creativo.

Un percorso costruito da autodidatta, alimentato dalla curiosità e dal confronto con il cugino Nino, figura con cui ha condiviso i primi esperimenti dietro la macchina da presa. Per lui, però, il cinema non è un esercizio di stile. «I miei lavori nascono dall’esigenza di raccontare qualcosa». È da questa convinzione che le storie prendono forma nella mente prima ancora che sulla carta: immagini che si rincorrono fino a trovare una voce. Quella voce parla quasi sempre della sua terra.

Nei suoi cortometraggi il territorio non è una semplice cornice. È parte integrante del racconto. I vicoli di Erice, i paesaggi, le persone e quell'atmosfera che caratterizza il borgo diventano personaggi tanto quanto gli attori. «Sono nato e cresciuto qui. Racconto quello che conosco, quello che vivo ogni giorno». Per Salvatore raccontare questi luoghi significa anche raccontare sé stesso. Questo legame attraversa anche i lavori che hanno preceduto l'ultimo progetto. Tra questi c'è "La Messa", corto ispirato a una leggenda della tradizione ericina raccolta dallo storico Vincenzo Adragna, in cui Russo trasforma un antico racconto popolare in una narrazione cinematografica legata alla memoria del borgo.

Con "La Profezia" il giovane regista continua invece a esplorare i temi del mistero e della memoria, elementi che ritornano nella sua ricerca e nel suo modo di guardare a Erice come luogo capace di custodire ancora molte storie da raccontare. È un legame profondo, quasi inevitabile, quello con la sua terra d’origine. Racconta di una Sicilia lontana dagli stereotipi, osservata con gli occhi di un ragazzo che continua a interrogarsi sul luogo in cui è cresciuto e sulle storie che custodisce.

Anche quando affronta temi complessi, come la mafia, non cerca di inseguire ciò che è già stato raccontato. Al contrario, prova a trovare un punto di vista personale. «Forse è impossibile trovare una storia completamente nuova. Ma si possono raccontare le stesse cose in maniera diversa». Tra le opere che lo hanno maggiormente ispirato cita "Il traditore" di Marco Bellocchio, un film che considera fondamentale per il modo in cui costruisce il racconto e i personaggi.

Le idee, però, arrivano soprattutto dalla vita di tutti i giorni. Dall'osservazione, dall'ascolto e perfino da quella sensazione di vuoto che spesso accompagna i mesi invernali in un piccolo centro. «È proprio d'inverno che mi vengono più idee. Quando sembra che non succeda niente, in realtà succede tantissimo dentro». È un modo di guardare il mondo che riflette anche il suo carattere. Da bambino era molto timido, faticava ad aprirsi agli altri. Crescendo ha imparato a condividere la propria passione, a lavorare con altre persone e a costruire una piccola squadra intorno ai suoi progetti, scoprendo che il cinema è anche confronto e collaborazione. Ogni nuovo lavoro rappresenta un passo avanti. Non soltanto dal punto di vista tecnico, ma soprattutto umano.

Chi segue il suo percorso gli riconosce una crescita costante nella scrittura, nel montaggio e nella regia. Lui, però, continua a raccontarsi con grande semplicità. «Faccio semplicemente quello che amo». Nel suo ultimo cortometraggio sperimenta un linguaggio diverso rispetto ai lavori precedenti, lasciando spazio a una narrazione meno immediata, che lasci allo spettatore il tempo di interpretare ciò che vede. Non rincorre il consenso: «Quando realizzo un film non penso a chi lo guarderà. Cerco soltanto di esprimere quello che sento. Poi ogni persona troverà la propria chiave di lettura».

È una ricerca che prosegue con "Occultus", il suo ultimo lavoro, un'opera che segna un nuovo passo nel suo percorso artistico. Ambientato ancora una volta tra i paesaggi del territorio ericino, il corto parla della mafia e attraversa i temi della memoria, dell'identità e delle inquietudini interiori, lasciando allo spettatore la libertà di costruire il proprio significato. "Occultus" rappresenta il progetto più ambizioso affrontato finora dal giovane regista. Il futuro, naturalmente, è già pieno di progetti.

Proprio questo ultimo cortometraggio torna protagonista a Erice con una nuova proiezione venerdì 21 agosto alle 21,00, alla Casa Santa Sales. Dopo l’appuntamento dello scorso 24 luglio al Teatro Gebel Hamed, che ha riscontrato una significativa partecipazione , il pubblico potrà assistere a una nuova proiezione.

Nuove storie, nuove idee e il desiderio di continuare a sperimentare senza inseguire il consenso a tutti i costi. «Quando realizzo un lavoro non penso a chi lo guarderà. Racconto quello che sento. Poi ognuno potrà trovare il proprio significato». Il sogno è continuare senza perdere quello sguardo curioso che lo accompagna fin da quando era un bambino e ai ragazzi della sua età che inseguono una passione lascia un consiglio semplice, nato dalla sua esperienza: «Non fermatevi. Se credete davvero in quello che fate, continuate. All'inizio il ritorno non sarà economico, ma sarà una crescita continua».

In fondo è quello che sta facendo lui. Con una telecamera, qualche amico, tante idee e un legame con la sua terra, continua a trasformare i vicoli di Erice in un set e la realtà che lo circonda in storie da condividere. Perché il cinema è, prima di tutto, un modo di guardare il mondo.
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