CULTURA

Messina ferita dal furto delle opere di Antonello, sit-in: "Rubata la nostra identità"

Ancora diversi i punti da chiarire dopo la sottrazione dei capolavori di inestimabile valore del celebre artista. Messina alza la testa e chiede più tutele al patrimonio

Stefania Brusca
Giornalista
  • 17 agosto 2026

Dettaglio dell'opera Cristo in Pietà di Antonello da Messina

Un furto clamoroso quello delle opere di Antonello da Messina avvenuto il 15 agosto in Sicilia. Fuori c'era la processione della vara per la Madonna dell'Assunta mentre al Museo Interdisciplinare "Maria Accascina" veniva messo a segno un colpo che riporta nell'immediato alla mente quello che meno di un anno fa avveniva al Louvre di Parigi. In Sicilia riapre anche una ferita aperta, quella della Natività con i santi Lorenzo e Francesco d'Assisi di Caravaggio sottratta a Palermo nel 1969 e mai più ritrovata.

Secondo quanto appreso finora, quattro persone ancora ignote sono riuscite a introdursi nell’edificio e a sottrarre alcuni capolavori. I responsabili hanno sottratto cinque tavole appartenenti al celebre Polittico di San Gregorio – due delle quali sono state successivamente ritrovate all’esterno del Museo – e la preziosa tavoletta bifronte con la Madonna col Bambino e il Cristo in pietà.

Un furto che ha ancora diversi punti da chiarire, destinato a portarsi dietro strascichi e polemiche, oltre ad accendere un dibattito sulla sicurezza dei nostri musei soprattutto alla luce del fatto che soltanto qualche mese fa c'è stata la richiesta di spostare al MuMe la tavoletta bifonte di Antonello, che raffigura l'Ecce Homo e San Girolamo penitente.

Dallo sconcerto del ministro della Cultura Alessandro Giuli, del Consiglio Regionale dei beni culturali e ambientali, fino alle parole forti del presidente della Regione siciliana Renato Schifani e dell'assessore regionale ai Bei Culturali Francesco Scarpinato che parlano di «sfregio alla Sicilia e al patrimonio culturale universale» si capisce la portata di quanto avvenuto nell'Isola.

Un evento che si abbatte su una provincia, quella messinese, già duramente colpita nelle scorse settimane: «Per noi messinesi è stato un evento tragico e doloroso perchè Antonello rappresenta la nostra identità e la nostra storia - dice Lelio Bonaccorso, fumettista e attivista nel campo sociale e culturale di Messina tra i promotori del rientro in Sicilia delle opere di Antonello -. Un furto che ci ha strappato l'anima, che si somma al recente lutto che sta vivendo la città dopo il crollo della palazzina a Pistunina. In un giorno che oltretutto doveva essere gioioso, nel Ferragosto della Vara, la celebrazione religiosa e popolare più sentita dai messinesi. Questo episodio ci deve far comprendere che non dobbiamo dare per scontato il nostro patrimonio culturale. Confidiamo nelle forze dell'ordine e intanto ci siamo dati appuntamento il 17 agosto alle 11.00 per un sit davanti alla chiesa del Ringo, a due passi dal MuMe, per chiedere con forza e pretendere la valorizzazione, la tutela e la sicurezza del nostro patrimonio culturale. Ci chiediamo, visto che è stato così facile rubare capolavori del genere se non siano a rischio le opere di inestimabile valore presenti negli altri musei regionali».

La Regione siciliana intanto sta garantendo la massima collaborazione alla magistratura che ha aperto un'inchiesta per furto pluriaggravato di opere d'arte e alle forze dell’ordine, mettendo a disposizione ogni elemento utile per le indagini, chiarendo che «l’allarme e il sistema di videosorveglianza del museo hanno funzionato regolarmente. Le registrazioni video e gli altri dati acquisiti sono già al vaglio degli investigatori e potranno contribuire alla ricostruzione della dinamica e all’individuazione dei responsabili».

Il MuMe, per l’importanza e la ricchezza delle sue collezioni, è considerato uno dei più prestigiosi musei dell’Italia meridionale. Proprio per questo desta ancora più interrogativi il fatto che sia stato possibile penetrare nell’edificio, raggiungere le opere, rimuoverle dai sistemi di protezione e allontanarsi prima dell’intervento delle forze dell’ordine. «Parallelamente – sottolinea ancora Schifani – è già stata avviata un’ispezione interna per ricostruire ogni passaggio e accertare eventuali responsabilità riconducibili all'operato del personale addetto alla custodia. Si tratta di aspetti che dovranno essere verificati con assoluto rigore, pur nel rispetto delle garanzie del personale coinvolto. Non sarà tollerata alcuna zona d’ombra. Quei capolavori sono patrimonio di tutti e la Regione farà quanto è necessario perché tornino presto al loro posto».

Ma cosa rappresenta davvero sottrarre ai siciliani e al mondo delle opere d'arte di questo valore. Lo spiega nel dettaglio il critico d'arte Giuseppe Carli: «Rubare Antonello da Messina non significa soltanto sottrarre alcune opere alle sale di un museo, ma colpire uno dei luoghi più profondi della memoria culturale siciliana, perché esistono opere che cessano da tempo di appartenere esclusivamente alla storia dell’arte per diventare parte dell’identità di una città, di un territorio, di una civiltà - dice il critico d'arte Giuseppe Carli -. Il Polittico di San Gregorio appartiene precisamente a questa categoria: è una delle testimonianze più alte e solenni del rapporto fra Antonello e Messina, la sua città, e conserva dentro la propria materia pittorica non soltanto la grandezza di un maestro del Rinascimento, ma la complessità di quella Sicilia quattrocentesca che fu crocevia di culture, di commerci, di immagini e di linguaggi provenienti dal Mediterraneo e dall’Europa».

Antonello, spiega ancora Carli, non è semplicemente un grande pittore italiano: è uno di quegli artisti rarissimi attraverso i quali la pittura cambia il proprio modo di guardare l’uomo e il mondo, perché nelle sue figure la luce non serve soltanto a descrivere le cose, ma sembra trasformarsi in pensiero, mentre il volto umano acquista una presenza psicologica, una dignità e una profondità che appartengono già, in qualche modo, alla modernità.

Per il noto critico «le tavole sottratte non possono essere considerate soltanto oggetti antichi, per quanto preziosi: sono documenti irripetibili della nostra civiltà, superfici sulle quali quasi sei secoli di storia hanno depositato devozione, cultura, memoria e identità e nel caso del Polittico di San Gregorio il gesto appare ancora più doloroso, perché sottrarre tre tavole significa interrompere l’unità di un organismo concepito per vivere attraverso il rapporto reciproco delle sue parti; non è soltanto una sottrazione, dunque, ma una vera mutilazione, materiale e simbolica».
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