Una finestra sulle urgenze del presente: arte e incontri con Shaken Grounds a Gibellina
Dal 3 al 6 settembre, Gibellina Capitale Italiana dell'Arte Contemporanea 2026, accoglie Shaken Grounds, il collettivo artistico la cui ricerca esplora in chiave interdisciplinare le relazioni tra instabilità geologiche, sociali e planetarie, interrogandosi su come la ricerca artistica possa rispondere alle crisi ecologiche, alla fragilità sociale e politica e al disorientamento esistenziale.
Ispirandosi al "pensiero del tremore" di Édouard Glissant, il progetto si concentra su fratture, terremoti e linee di faglia come luoghi di indagine, dove la sismografia diventa non soltanto una pratica scientifica ma anche un modo di percepire, registrare e relazionarsi.
A Gibellina, la cui storia contemporanea è inseparabile dal terremoto del Belìce del 1968 e da una ricostruzione che ha affidato all'arte un ruolo decisivo, il paesaggio diventa un luogo di ascolto e di interrogazione, nel quale mettere in dialogo le conoscenze scientifiche e filosofiche con la comunità locale per testimoniare ciò che accade, dare forma all’instabilità e immaginare possibili risposte.
In quest'ottica, il collettivo formato da Nikolaus Gansterer, Mariella Greil, Victor Jaschke, Peter Kozek, Werner Moebius e Lucie Strecker, ha sviluppato per Gibellina Capitale il programma "Shaken Grounds: At The Edge of Form": un programma che invita abitanti, artisti, scrittori, filosofi, curatori, geofisici e un ampio pubblico per quattro giorni di proiezioni cinematografiche, performance dal vivo, un simposio e conversazioni, per aprire una finestra sulle urgenze del presente, dove eventi come il terremoto, un tempo espressione di forze naturali, sono oggi determinati anche dall'intervento umano.
Ad aprire la rassegna, giovedì 3 settembre alle 18.30 al MAC – Museo d'Arte Contemporanea Ludovico Corrao, la proiezione di "Shaken Grounds, Shifting Skies", film che attraversa i paesaggi instabili dei Campi Flegrei, del Vesuvio e dell'isola di Vulcano, fino al ghiacciaio Pasterze in Austria, intrecciandoli con immagini dello studio degli artisti.
Maggiori informazioni e il programma completo sui siti gibellina2026.it e shaken-grounds.org.
Ispirandosi al "pensiero del tremore" di Édouard Glissant, il progetto si concentra su fratture, terremoti e linee di faglia come luoghi di indagine, dove la sismografia diventa non soltanto una pratica scientifica ma anche un modo di percepire, registrare e relazionarsi.
A Gibellina, la cui storia contemporanea è inseparabile dal terremoto del Belìce del 1968 e da una ricostruzione che ha affidato all'arte un ruolo decisivo, il paesaggio diventa un luogo di ascolto e di interrogazione, nel quale mettere in dialogo le conoscenze scientifiche e filosofiche con la comunità locale per testimoniare ciò che accade, dare forma all’instabilità e immaginare possibili risposte.
In quest'ottica, il collettivo formato da Nikolaus Gansterer, Mariella Greil, Victor Jaschke, Peter Kozek, Werner Moebius e Lucie Strecker, ha sviluppato per Gibellina Capitale il programma "Shaken Grounds: At The Edge of Form": un programma che invita abitanti, artisti, scrittori, filosofi, curatori, geofisici e un ampio pubblico per quattro giorni di proiezioni cinematografiche, performance dal vivo, un simposio e conversazioni, per aprire una finestra sulle urgenze del presente, dove eventi come il terremoto, un tempo espressione di forze naturali, sono oggi determinati anche dall'intervento umano.
Ad aprire la rassegna, giovedì 3 settembre alle 18.30 al MAC – Museo d'Arte Contemporanea Ludovico Corrao, la proiezione di "Shaken Grounds, Shifting Skies", film che attraversa i paesaggi instabili dei Campi Flegrei, del Vesuvio e dell'isola di Vulcano, fino al ghiacciaio Pasterze in Austria, intrecciandoli con immagini dello studio degli artisti.
Maggiori informazioni e il programma completo sui siti gibellina2026.it e shaken-grounds.org.


















