A Siracusa vai ai "Villini": lo splendido giardino storico col portico d'età imperiale
Tratti distintivi: uno slargo con un grande giardino che ai tempi dell’agorà greca, fino a quelli del foro romano era il fulcro della vita cittadina. Vi ci portiamo
Il foro a Siracusa
Una tunica in lino bianco avanza fluida nel cuore di una tra le più belle polis greche; a indossarla è una figura che emana sapienza e austerità: Cicerone. Tutto intorno a lui è verde circondato da reperti imponenti e marmorei. Questa scena, quasi avvolta da una nube ultraterrena, termina quando la stessa tunica bianca scompare all’interno di un autobus.
Sembra un Colossal, ma credeteci è successo davvero - autobus a parte - che l’oratore insieme alla sua aura camminasse fra quelle che oggi sono spoglie immortali del Foro Siracusano. Chiamato dai cittadini “Villini” è un sito storico che si trova tra piazzale Marconi e l'asse stradale di corso Umberto I.
Tratti distintivi: uno slargo con un grande giardino che ai tempi dell’agorà greca, fino a quelli del foro romano era il fulcro della vita cittadina. All’interno del giardino - sul lato settentrionale - si intravedono i resti di un portico di età imperiale e a fare da testimoni di questo ingresso sono tre colonne in marmo. Sul lato meridionale, invece, sopravvive un tratto di strada romana lastricata a basole, un tempo parte dell'asse principale.
Alcuni blocchi di pietra sono poi testimonianze del bouleuterion, edificio che solitamente ospitava il consiglio (boulé) della polis nell'antica Grecia; e sempre nello stesso sito sono state dissotterrate diverse statue marmoree, oggi custodite dal Museo Archeologico Paolo Orsi. E se l’interno del Foro è ricco di storia non è da meno l’esterno, perché nelle sue vicinanze era presente il Timoleonteion, un ginnasio costruito presso la tomba di Timoleonte, generale corinzio.
E proprio in questi spazi camminava l’oratore e scrittore latino Cicerone amante della città aretusea tanto da definirla “la più bella delle città della Magna Grecia".
I suoi ricordi riguardano soprattutto i monumenti che nel 70 a.C. rendevano l’antico Foro un luogo di bellezza e congiunzione tra Ortigia e il quartiere Acradina: i portici, il pritaneo e il poderoso tempio eretto da Jerone II a Zeus Olimpio e il sopracitato bouleuterion. In Verrine, II 4, 119 infatti descrive così la sua esperienza: "L'altra città è chiamata Acradina, dove è un grandissimo Foro, bellissimi portici, un pritaneo ricco di opere d'arte, un'amplissima curia e un notevole tempio di Giove Olimpio; il resto della città, che è occupato da edifici privati, è diviso per tutta la sua lunghezza da una larga via, tagliata da molte vie trasversali".
Abbandonata l’età classica, poco alla volta il campo del Foro - con i resti a fare da sfondo - diventa spazio adibito dal 1907 a campo da calcio dove si svolgeranno le prime partite amichevoli e le finali di tornei con squadre locali e straniere provenienti dal porto grande. Fino al 1910 diventerà una piazza d'armi, per cedere infine al suo destino contemporaneo di giardino pubblico su piano regolatore dell'architetto Luigi Mauceri.
Usi differenti lo caratterizzano pure oggi: da spazio di relax e pausa dal caos, a sede di sporadici eventi di vita cittadina fino a sosta per l’attesa degli autobus. Alla sua fermata però non ci sarà Cicerone con la sua tunica svolazzante, ma ci piace pensare che una parte del suo spirito torni dove sia stato bene e dunque lì, fra i resti del Foro.
Sembra un Colossal, ma credeteci è successo davvero - autobus a parte - che l’oratore insieme alla sua aura camminasse fra quelle che oggi sono spoglie immortali del Foro Siracusano. Chiamato dai cittadini “Villini” è un sito storico che si trova tra piazzale Marconi e l'asse stradale di corso Umberto I.
Tratti distintivi: uno slargo con un grande giardino che ai tempi dell’agorà greca, fino a quelli del foro romano era il fulcro della vita cittadina. All’interno del giardino - sul lato settentrionale - si intravedono i resti di un portico di età imperiale e a fare da testimoni di questo ingresso sono tre colonne in marmo. Sul lato meridionale, invece, sopravvive un tratto di strada romana lastricata a basole, un tempo parte dell'asse principale.
Alcuni blocchi di pietra sono poi testimonianze del bouleuterion, edificio che solitamente ospitava il consiglio (boulé) della polis nell'antica Grecia; e sempre nello stesso sito sono state dissotterrate diverse statue marmoree, oggi custodite dal Museo Archeologico Paolo Orsi. E se l’interno del Foro è ricco di storia non è da meno l’esterno, perché nelle sue vicinanze era presente il Timoleonteion, un ginnasio costruito presso la tomba di Timoleonte, generale corinzio.
E proprio in questi spazi camminava l’oratore e scrittore latino Cicerone amante della città aretusea tanto da definirla “la più bella delle città della Magna Grecia".
I suoi ricordi riguardano soprattutto i monumenti che nel 70 a.C. rendevano l’antico Foro un luogo di bellezza e congiunzione tra Ortigia e il quartiere Acradina: i portici, il pritaneo e il poderoso tempio eretto da Jerone II a Zeus Olimpio e il sopracitato bouleuterion. In Verrine, II 4, 119 infatti descrive così la sua esperienza: "L'altra città è chiamata Acradina, dove è un grandissimo Foro, bellissimi portici, un pritaneo ricco di opere d'arte, un'amplissima curia e un notevole tempio di Giove Olimpio; il resto della città, che è occupato da edifici privati, è diviso per tutta la sua lunghezza da una larga via, tagliata da molte vie trasversali".
Abbandonata l’età classica, poco alla volta il campo del Foro - con i resti a fare da sfondo - diventa spazio adibito dal 1907 a campo da calcio dove si svolgeranno le prime partite amichevoli e le finali di tornei con squadre locali e straniere provenienti dal porto grande. Fino al 1910 diventerà una piazza d'armi, per cedere infine al suo destino contemporaneo di giardino pubblico su piano regolatore dell'architetto Luigi Mauceri.
Usi differenti lo caratterizzano pure oggi: da spazio di relax e pausa dal caos, a sede di sporadici eventi di vita cittadina fino a sosta per l’attesa degli autobus. Alla sua fermata però non ci sarà Cicerone con la sua tunica svolazzante, ma ci piace pensare che una parte del suo spirito torni dove sia stato bene e dunque lì, fra i resti del Foro.
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