CRONACA

Addio a Emma Bonino: quando le donne di Cefalù la applaudirono dalle finestre

È un episodio che Bonino stessa ha ricordato negli anni e che forse restituisce meglio di molte biografie il senso delle sue prime battaglie politiche e sociali

Balarm
La redazione
  • Pubblicato il
    11 settembre 2026

Emma Bonino

Emma Bonino è morta oggi, 11 settembre 2026, a 78 anni. Una vita politica lunga oltre cinquant'anni, iniziata nelle battaglie radicali degli anni Settanta e arrivata fino ai vertici delle istituzioni italiane ed europee, sempre con una costante: l'idea che i diritti non fossero qualcosa di acquisito una volta per tutte, ma qualcosa da difendere e conquistare. E tra le tante immagini che possono raccontare chi è stata, ce n'è una che arriva dalla Sicilia. È un episodio che Bonino stessa ha ricordato negli anni e che forse restituisce meglio di molte biografie il senso delle sue prime battaglie.

Era il 1976 e Bonino, ancora giovanissima, era impegnata in un giro di comizi elettorali in Sicilia. A Cefalù salì sul palco e guardò la piazza: davanti a lei c'erano praticamente soltanto uomini, molti con la coppola. Lei iniziò a parlare di aborto. Era un argomento difficile, in un'Italia in cui l'interruzione volontaria di gravidanza era ancora un reato e in una Sicilia che Bonino stessa descriveva come particolarmente chiusa. Poi terminò il suo intervento.

Fu allora che accadde qualcosa che non avrebbe dimenticato. Dalle case che si affacciavano sulla piazza iniziarono ad aprirsi le finestre. Una dopo l'altra comparvero le donne che avevano ascoltato il comizio da casa. E iniziarono ad applaudirla. Quella scena è rimasta nella memoria di Bonino proprio perché raccontava qualcosa che andava oltre il comizio. Da una parte c'era una piazza quasi interamente maschile; dall'altra, dietro quelle persiane, donne che avevano ascoltato in silenzio e che, per qualche minuto, avevano trovato un modo per far sentire la propria voce.

Una battaglia nata da un'esperienza personale

Per capire perché una ragazza poco più che ventenne fosse salita su quel palco a parlare di aborto bisogna tornare a qualche anno prima. Nel 1974 Bonino aveva avuto un aborto clandestino. L'esperienza la spinse a impegnarsi contro quella che considerava un'ingiustizia: l'esistenza di una pratica che riguardava migliaia di donne ma che lo Stato costringeva a rimanere nell'illegalità.

Nel 1975 fondò il CISA, il Centro di informazione sulla sterilizzazione e sull'aborto, e arrivò ad autodenunciarsi per aver praticato aborti clandestini. Non fu soltanto una scelta politica: fu una forma di disobbedienza civile pensata per portare il problema fuori dall'ombra. Quella stagione di mobilitazione contribuì alla lunga battaglia che portò alla legge 194 del 1978, che rese legale l'interruzione volontaria di gravidanza in Italia entro le condizioni previste dalla legge. Bonino era entrata nel Partito Radicale nel 1975 e appena un anno dopo, nel 1976, venne eletta alla Camera dei deputati, a 28 anni. Sarebbe stata rieletta più volte negli anni successivi.

Ma l'aborto non fu l'unica battaglia. I radicali furono protagonisti anche della campagna sul divorzio e del referendum del 1974, che confermò la legge sul divorzio e segnò uno dei grandi passaggi culturali dell'Italia repubblicana. Negli anni successivi Bonino si impegnò per il diritto all'autodeterminazione, contro il nucleare, per la liberalizzazione delle droghe leggere e, sul piano internazionale, contro la pena di morte e per i diritti umani.

Dalla piazza alla politica internazionale

Nel 1979 arrivò al Parlamento europeo. Fu rieletta nel 1984 e successivamente nel 1999 e nel 2004. Intanto il suo campo d'azione si era allargato molto oltre le battaglie italiane. Negli anni Novanta si dedicò soprattutto ai diritti umani e alla giustizia internazionale, sostenendo la creazione di tribunali per i crimini commessi nell'ex Jugoslavia e in Ruanda, la nascita della Corte penale internazionale e una moratoria universale sulla pena di morte. Fu tra i fondatori di Nessuno Tocchi Caino e di Non c'è Pace senza Giustizia.

Nel 1994 arrivò uno degli incarichi più importanti della sua carriera: venne nominata commissaria europea. Si occupò inizialmente di pesca, politica dei consumatori e aiuti umanitari, assumendo poi anche competenze sulla sicurezza alimentare. In quegli anni fu particolarmente impegnata nelle emergenze umanitarie legate ai conflitti nei Balcani e in Africa. Fu una delle esperienze che contribuirono a trasformare l'immagine di Bonino: non più soltanto la radicale delle battaglie sui diritti civili, ma una politica capace di muoversi sulla scena internazionale.

Nel 2006 tornò al governo italiano come ministra per il Commercio internazionale e le Politiche europee nel secondo governo Prodi. Nel 2008 venne eletta al Senato e ne diventò vicepresidente.
Nel 2013 arrivò l'incarico forse più prestigioso: ministro degli Esteri nel governo guidato da Enrico Letta. Rimase alla Farnesina fino al 2014. Negli ultimi anni continuò a essere una presenza costante nella politica italiana. Nel 2017 fu tra i fondatori di +Europa e nel 2018 tornò al Senato, continuando a battersi soprattutto sui temi dell'europeismo, dei diritti civili, dell'immigrazione e della pena di morte.

Una voce difficile da mettere a tacere

La sua storia politica non è stata quella di una leader alla ricerca del consenso facile. Bonino ha passato gran parte della sua vita a sostenere battaglie che, quando le iniziava, erano spesso minoritarie.

Ha fatto della disobbedienza civile uno strumento politico, ha organizzato referendum, scioperi della fame, campagne internazionali. Ha perso elezioni, ha attraversato momenti di isolamento politico, ma è rimasta per decenni una delle figure più riconoscibili del liberalismo italiano e del movimento per i diritti civili. Nel 2015 le venne diagnosticato un tumore al polmone. Dopo anni di cure annunciò di aver concluso positivamente il trattamento, senza interrompere la propria attività politica.

E anche negli ultimi anni, quando la sua presenza istituzionale era diventata meno centrale, la sua voce continuava a essere cercata e ascoltata. Forse per questo oggi, pensando a Emma Bonino, vale la pena tornare proprio a quella piazza di Cefalù. Una ragazza giovane, un palco, una piazza piena di uomini e un argomento di cui allora era difficile persino parlare.

E poi quelle persiane che si aprono. Le donne che fino a quel momento erano rimaste dietro le finestre escono per un attimo dal silenzio e applaudono.Bonino avrebbe potuto dimenticare molti dei suoi comizi. Quello no.Forse perché, in quella piazza siciliana del 1976, aveva visto concretamente il motivo per cui valeva la pena continuare a parlare. E quelle finestre aperte, oggi, restano una delle immagini più belle per ricordarla.

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