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Canti le sue canzoni (e non lo sai): il siciliano che ha scritto "L'amore non mi basta"

Da Agrigento a X Factor e i brani scritti per Mina, Raffaella Carrà, Marco Mengoni ed Emma: Daniele Magro racconta il mestiere dell’autore e il legame con la Sicilia

Viviana Ragusa
Giornalista
  • 4 luglio 2026

Ogni tanto, nel suo appartamento, Daniele Magro passa davanti a una dedica incorniciata e si ferma a guardarla. È quella di Mina. E anche se ormai il suo nome attraversa da anni la musica italiana, in quel momento nella mente dell'autore siciliano torna sempre la stessa domanda: "Ci credi che hai scritto una canzone per Mina quando non sapevi neanche di averla scritta per lei?".

Dentro questa frase, pronunciata quasi con lo stupore di chi non ha mai smesso di riconoscere la grandezza delle cose che gli accadono, si nasconde forse la parte più autentica del suo percorso.

Perché Daniele Magro, classe 1989, agrigentino, cantautore, autore e produttore, oggi è una delle penne più apprezzate del pop italiano. Ha scritto per Mina, Raffaella Carrà, Fiorella Mannoia, Marco Mengoni, Emma, Alessandra Amoroso, Noemi, Giusy Ferreri, Michele Bravi, Clara, Chiara Galiazzo e molti altri. Le sue parole (e la sua musica) risuonano negli stadi, in radio, nelle playlist, nei video cantati sui social, nelle vite delle persone.

Eppure, dietro l’elenco dei nomi importanti, delle certificazioni e delle collaborazioni, resta un ragazzo partito da Agrigento con la sensazione che la musica potesse diventare qualcosa di più grande di una passione.

La Sicilia, per Daniele, non è soltanto il luogo di nascita. È il punto da cui è partito e quello in cui torna sempre. Una terra che lo ha formato anche attraverso le sue mancanze, quando da adolescente le opportunità sembravano poche e per prendere lezioni di canto bisognava spostarsi, andare a Catania, cercare altrove il proprio futuro.

Quella distanza, però, invece di spezzare il legame lo ha reso più forte. Oggi Daniele vive tra Roma e Milano, lavora con alcuni dei nomi più importanti della discografia italiana, ma quando torna a casa, tra la famiglia, gli amici, gli affetti e i luoghi che lo hanno visto cominciare, anche i traguardi sembrano avere un sapore diverso.

«Le soddisfazioni me le gusto molto di più quando sono in Sicilia», racconta. Come se solo lì, davanti a chi lo ha visto partire, tutto trovasse davvero una misura.

Forse è anche per questo che uno dei ricordi decisivi della sua vita artistica è in un palazzetto di Palermo. Nel 2007 Daniele vince un concorso per studenti delle scuole superiori e si ritrova ad aprire un concerto di Biagio Antonacci. Davanti a migliaia di persone, mentre i musicisti intorno a lui tremano e qualcuno pensa che quella dimensione sia troppo grande, lui sente il contrario: gli piace, ci prende gusto, capisce che vuole lavorare per tornare a respirare quell’energia.

Poi nel 2009 arrivano "X Factor", la televisione, l’incontro con il mondo discografico, la palestra della scrittura, le prime canzoni nate per sé e poi affidate ad altri. Arriva Emma, con Schiena, e brani come L’amore non mi basta e Trattengo il fiato. E poi arrivano Marco Mengoni, Alessandra Amoroso, Fiorella Mannoia, Raffaella Carrà. Arriva persino Mina, con una canzone rimasta sospesa per anni prima di trovare la sua voce.

Parallelamente alla scrittura per altri Daniele non ha mai abbandonato la propria voce. Nel tempo ha pubblicato brani come Cuorearmato nel 2017, l’EP Il giorno che ho imparato a camminare nel 2019 e il singolo Geloso della neve nel 2020. Un percorso da cantautore che oggi continua a prendere forma anche in un nuovo album di inediti, attualmente in lavorazione, con diverse collaborazioni importanti, previsto tra la fine del 2026 e il 2027.

E domenica 19 luglio Daniele torna a cantare nella sua Agrigento con un concerto acustico al Giardino della Kolymbethra, dove esegue dal vivo le canzoni scritte per sé e per altri artisti.

E in un presente in cui tutti cercano la canzone virale, Daniele Magro continua a difendere una parola semplice e difficilissima: onestà. Non avere paura di emozionarsi, di essere veri quando si scrive, anche a discapito dei numeri. Lo dimostra proprio L’amore non mi basta, tornata a vivere sui social tredici anni dopo la sua uscita, quando il concetto stesso di viralità, nel 2013, non aveva ancora il peso che ha oggi.

Tra gli incontri che hanno segnato il percorso artistico di Daniele, quello con Raffaella Carrà resta uno dei più preziosi. Ha 28 anni quando trova davanti a sé non soltanto una delle ultime grandi pop star italiane, ma un monumento dello spettacolo capace ancora di lavorare con un rispetto raro.

«Ho assaporato per la prima volta un tipo di lavoro alla vecchia maniera», racconta. Raffaella gli chiede pareri, consigli, modifiche al testo. Lo tratta da professionista, nonostante la sua giovane età. In quel modo di collaborare, Daniele intravede un’altra epoca della musica, quella in cui interpreti e autori costruivano insieme, senza la fretta che oggi spesso consuma tutto.

Diversa, quasi assurda, la storia con Mina. Una canzone scritta molti anni prima insieme a Saturnino Celani, dimenticata nel tempo, rimasta sospesa tra occasioni mancate e silenzi. Poi, durante l’estate del Covid, arriva una mail da Massimiliano Pani: Mina ha scelto quel brano, Abban-dono, per un suo progetto.

All’inizio gli sembra quasi uno scherzo. Passano altri anni prima dell’uscita, e intanto Daniele viene invitato a Lugano, nello studio di Mina, per ascoltare il pezzo. Non la incontra, ma riceve una dedica che oggi conserva incorniciata. E ogni volta che la guarda torna, ancora, il ragazzo di Agrigento che si sorprende.

Nel suo mestiere, però, la meraviglia da sola non basta. Scrivere è anche disciplina, ascolto, tentativi. Quando lavora da solo, Daniele parte spesso da un’intuizione, da un titolo, da alcune parole-chiave, da un’idea di storia. Quando scrive con altri autori e produttori, invece, il processo diventa più collettivo, si ascolta, si cerca un suono, si costruisce una prima stesura, poi si taglia, si corregge, si riscrive.

In ogni caso, l’obiettivo resta sempre lo stesso: una canzone capace di emozionare e di racchiudere una storia in pochi minuti.

Probabilmente per questo, quando gli si chiede quale frase che ha scritto senta più vicina a sé, sceglie un verso scritto per Fiorella Mannoia in Riparare: "Copriti che ti si vede troppo il cuore".

Una frase che lo descrive bene, perché parla di esposizione e protezione, di sensibilità e pudore. Ma ce n’è un’altra, affidata alla voce di Marco Mengoni in Cambia un uomo, che somiglia invece alla sua filosofia di vita: "Dimmi di riprovare ma non di rinunciare".

È forse lì che si chiude il cerchio. Nel ragazzo che da Agrigento partiva per prendere lezioni di canto e che cercava un modo per trasformare la musica nel suo destino.

Uno che ha imparato che non serve necessariamente stare sotto i riflettori per lasciare un segno nella vita delle persone.
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