Capitale europea della Cultura, Siracusa ci riprova: gioca d'anticipo (insieme a 50 città)
Il dossier a cui si lavora è denominato “Siracusa nel Val di Noto”, per la sua storia, cultura, economia e per le sue tradizioni: l'obiettivo è essere pronti per il 2033
Siracusa
Siracusa ci ritenta: dopo i tentativi precedenti adesso gioca d’anticipo. La città di Archimede vuole ottenere il titolo di “Capitale europea della Cultura 2033”. Ma non ci tenta da sola. Bensì con un grande lavoro di Area vasta che coinvolga circa cinquanta città di tutta la Sicilia orientale.
E a guidare la presentazione della candidatura è la Fondazione Siracusa 2033, che insieme al sindaco Francesco Italia ha promosso, nei giorni scorsi, nel salone “Paolo Borsellino” di Palazzo Vermexio, un incontro che ha visto la partecipazione dei sindaci dei Comuni coinvolti, dei rappresentanti degli enti di area vasta per avviare una fase di confronto operativo sulla costruzione del dossier di candidatura.
L’obiettivo è quello di arrivare entro il prossimo anno a presentare il dossier e quindi concorrere alla cinquina dei finalisti che potrebbero aggiudicarsi poi la vittoria.
La Sicilia orientale, inoltre, vanta l’importante traguardo di tre grandi riconoscimenti Unesco: “Siracusa e le Necropoli rupestri di Pantalica”, le “Città tardo barocche del Val di Noto”, la “Villa Romana del Casale”. Per questo all’incontro hanno partecipato sia i comuni ricadenti in questi siti, ma anche le città capoluogo come Caltanissetta, Catania, Enna e Ragusa, insieme a quelli di Aidone, Piazza Armerina, Pietraperzia e Gela.
L’obiettivo, dunque, non è solo quello di creare eventi e iniziative ma costruire qualcosa che duri più a lungo, una nuova visione comune che rafforzi il ruolo di questa parte della Sicilia nel dialogo con l’Europa e con il Mediterraneo.
«La candidatura deve essere attenta anche a ciò che non va, perché non bisogna solo cambiare qualcosa, ma anche migliorarla – rileva il direttore Patanè -. La candidatura deve raccontare il passato di un territorio, la sua storia, ma guardare anche al futuro che questa zona può offrire, come laboratorio d’Europa, punto di riferimento. Un laboratorio che dimostri che questa Area vasta ha un valore strategico; si vuole costruire la capacità di stare insieme, di definire un metodo. Lavorando in sinergia le possibilità sono moltiplicate. Vogliamo vincere, è ovvio, ma intanto aspiriamo ad entrare nella lista dei cinque finalisti. E fare in modo che questo percorso possa generare processi, un meccanismo che guardi lontano e duri a lungo».
Le “Città tardo barocche del Val di Noto”, sito iscritto nella lista Unesco nel 2002, comprende otto città del Sud-est della Sicilia (Caltagirone, Militello in Val di Catania, Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli) rinate dopo il devastante terremoto del 1693.
L'evento portò ad un’opera collettiva di ricostruzione nello stile tardo barocco siciliano. Infine “Villa Romana del Casale” a Piazza Armerina, una sfarzosa residenza rurale tardo-imperiale risalente al IV secolo d.C., attribuita a un alto esponente dell’aristocrazia senatoria romana. Il complesso è celebre per la sua straordinaria collezione di mosaici.
Al progetto, dunque, hanno aderito già molti comuni e sono state avviate collaborazioni per preparare entro un anno il dossier che coinvolga le tante realtà che operano su questo ampio territorio.
Siracusa nel Val di Noto
Infatti il dossier a cui si sta iniziando a lavorare sarà denominato “Siracusa nel Val di Noto”, per la sua storia, per la sua cultura, per la sua economia, per le sue tradizioni legate a quella macro area che è il Val di Noto, uno dei tre valli in cui era un tempo amministrata la Sicilia: Val di Mazara, Val Demone e Val di Noto.E a guidare la presentazione della candidatura è la Fondazione Siracusa 2033, che insieme al sindaco Francesco Italia ha promosso, nei giorni scorsi, nel salone “Paolo Borsellino” di Palazzo Vermexio, un incontro che ha visto la partecipazione dei sindaci dei Comuni coinvolti, dei rappresentanti degli enti di area vasta per avviare una fase di confronto operativo sulla costruzione del dossier di candidatura.
L’obiettivo è quello di arrivare entro il prossimo anno a presentare il dossier e quindi concorrere alla cinquina dei finalisti che potrebbero aggiudicarsi poi la vittoria.
La Sicilia orientale, inoltre, vanta l’importante traguardo di tre grandi riconoscimenti Unesco: “Siracusa e le Necropoli rupestri di Pantalica”, le “Città tardo barocche del Val di Noto”, la “Villa Romana del Casale”. Per questo all’incontro hanno partecipato sia i comuni ricadenti in questi siti, ma anche le città capoluogo come Caltanissetta, Catania, Enna e Ragusa, insieme a quelli di Aidone, Piazza Armerina, Pietraperzia e Gela.
Un lungo viaggio
Un lungo viaggio, dunque, che metta insieme identità, luoghi, esperienze e competenze diverse, un sistema territoriale che possa presentarsi in maniera chiara e compatta nello scenario europeo e mediterraneo. Il percorso coincide poi con il 2027, che come ci ha spiegato il direttore della Fondazione Paolo Patanè, è il “Millennio normanno”, in ricordo dei mille anni dalla nascita di Guglielmo il Conquistatore, con le iniziative che toccheranno Normandia, Regno Unito e Irlanda, Danimarca e Norvegia, Fiandre, Italia meridionale.L’obiettivo, dunque, non è solo quello di creare eventi e iniziative ma costruire qualcosa che duri più a lungo, una nuova visione comune che rafforzi il ruolo di questa parte della Sicilia nel dialogo con l’Europa e con il Mediterraneo.
«La candidatura deve essere attenta anche a ciò che non va, perché non bisogna solo cambiare qualcosa, ma anche migliorarla – rileva il direttore Patanè -. La candidatura deve raccontare il passato di un territorio, la sua storia, ma guardare anche al futuro che questa zona può offrire, come laboratorio d’Europa, punto di riferimento. Un laboratorio che dimostri che questa Area vasta ha un valore strategico; si vuole costruire la capacità di stare insieme, di definire un metodo. Lavorando in sinergia le possibilità sono moltiplicate. Vogliamo vincere, è ovvio, ma intanto aspiriamo ad entrare nella lista dei cinque finalisti. E fare in modo che questo percorso possa generare processi, un meccanismo che guardi lontano e duri a lungo».
I siti Unesco
Ma cos’hanno di speciale questi siti Unesco. “Siracusa e le Necropoli rupestri di Pantalica” racchiude oltre tre millenni di storia mediterranea, unendo il patrimonio urbano di Siracusa alla natura selvaggia degli Iblei. Siracusa conserva testimonianze eccezionali come il Parco Archeologico della Neapolis e il centro storico di Ortigia; la Necropoli di Pantalica offre uno spettacolo unico: oltre 5.000 tombe a grotticella scavate a picco nelle pareti calcaree dei canyon dei fiumi Anapo e Calcinara, risalenti al periodo compreso tra il XIII e l’VIII secolo a.C.2.Le “Città tardo barocche del Val di Noto”, sito iscritto nella lista Unesco nel 2002, comprende otto città del Sud-est della Sicilia (Caltagirone, Militello in Val di Catania, Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli) rinate dopo il devastante terremoto del 1693.
L'evento portò ad un’opera collettiva di ricostruzione nello stile tardo barocco siciliano. Infine “Villa Romana del Casale” a Piazza Armerina, una sfarzosa residenza rurale tardo-imperiale risalente al IV secolo d.C., attribuita a un alto esponente dell’aristocrazia senatoria romana. Il complesso è celebre per la sua straordinaria collezione di mosaici.
Al progetto, dunque, hanno aderito già molti comuni e sono state avviate collaborazioni per preparare entro un anno il dossier che coinvolga le tante realtà che operano su questo ampio territorio.
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