Cento anni dalla morte di Gaudì: il filo (Liberty) che lo lega a Palermo e a Basile
A cento anni dalla sua scomparsa, il fascino delle sue opere continua ad attrarre milioni di visitatori, alimentando una domanda che attraversa il tempo
La Sagrada Familia a Barcellona
Quando si pensa a Gaudí, il pensiero corre inevitabilmente a Barcellona, alle guglie della Sagrada Familia, alle forme sinuose di Casa Batlló e ai mosaici colorati di Park Güell. Eppure, guardando al Mediterraneo, emerge una riflessione interessante che conduce fino alla Sicilia, non tanto attraverso un legame diretto, quanto attraverso una comune stagione culturale che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento rivoluzionò il modo di concepire l’arte e l’architettura.
È una connessione che trova una chiave di lettura nelle parole dell’architetto Fabio Alfano. «Se vogliamo accostare l’architettura di Gaudí a quella normanna, prodotta in Sicilia, è più opportuno riferirsi non tanto alle forme compositive - che nell’architetto spagnolo rimandano a una geometria organica ispirata alla natura, mentre nell’architettura normanna a una geometria proporzionale e modulare - quanto piuttosto a una comune concezione di "ordine". – Aggiunge l’Architetto Alfano - Entrambe, infatti, aspirano a rappresentare un ordine universale, interpretato sia attraverso una visione matematica del cosmo, mediata dalla tradizione classica, sia attraverso una lettura simbolica e religiosa, tipica del Medioevo e consapevolmente ripresa da Gaudí.
Sul piano formale, un eventuale accostamento in ambito siciliano condurrebbe piuttosto al Liberty e alla figura di Ernesto Basile, inseriti nel più ampio contesto dell’Art Nouveau internazionale, di cui Gaudí rappresenta tuttavia una declinazione fortemente autonoma». Infine l’Architetto Afano conclude: «Celebrare Antoni Gaudí e metterlo in relazione con la nostra tradizione architettonica è comunque un modo per riflettere sui valori profondi che essa esprime».
È proprio qui che il racconto cambia prospettiva. Se la Sicilia normanna e la Catalogna di Gaudí condividono una visione simbolica dell’architettura, il terreno sul quale il confronto diventa più immediato è quello dell’Art Nouveau, il grande movimento internazionale che tra Ottocento e Novecento attraversò l’Europa assumendo nomi diversi: Modernismo in Catalogna, Liberty in Italia, Jugendstil in Germania, Secessione a Vienna.
In Sicilia il protagonista assoluto di questa stagione fu Ernesto Basile, architetto che seppe trasformare Palermo in uno dei più importanti laboratori europei del Liberty. Passeggiando oggi lungo via Libertà si percepisce ancora l’ambizione di una città che all’inizio del Novecento guardava alle grandi capitali culturali del continente.
Proprio come la Barcellona di Gaudí, anche Palermo stava vivendo una fase di straordinario fermento economico e artistico, sostenuta dalla borghesia imprenditoriale e dalle grandi famiglie dell’epoca. Tra i simboli più rappresentativi di quella stagione c’è senza dubbio il Villino Florio, considerato uno dei capolavori assoluti del Liberty europeo.
Progettato da Basile per la famiglia Florio, l’edificio sorprende ancora oggi per l’armonia tra linee sinuose, decorazioni floreali, richiami medievali e suggestioni moderne. Come nelle opere di Gaudí, l’architettura non è soltanto costruzione, ma racconto. Ogni elemento contribuisce a creare un organismo unitario, vivo, quasi in movimento.
Un secondo luogo emblematico è il Grand Hotel Villa Igiea, affacciato sul mare di Palermo. Qui il Liberty si manifesta attraverso l’eleganza degli ambienti progettati da Basile e impreziositi dagli affreschi di Ettore De Maria Bergler. L’idea di arte totale, nella quale architettura, pittura, decorazione e artigianato dialogano tra loro, richiama uno dei principi fondamentali del Modernismo catalano. Anche Gaudí concepiva l’edificio come un’opera complessiva nella quale ogni dettaglio, dalla facciata agli arredi, contribuisce a costruire un’esperienza estetica unica.
Il terzo simbolo è il Teatro Massimo di Palermo. Pur non essendo un edificio Liberty, rappresenta uno dei luoghi in cui l’opera di Basile raggiunge una delle sue espressioni più significative. Ernesto Basile ne completò infatti gli interni e curò gran parte delle decorazioni, introducendo quella sensibilità artistica che avrebbe poi caratterizzato il Liberty siciliano.
Le raffinate sale, i motivi ornamentali e l’attenzione al dialogo tra arti differenti raccontano la nascita di una nuova idea di modernità che guardava all’Europa senza rinunciare alla propria identità mediterranea. Sono percorsi diversi da quelli di Gaudí, ma animati da una stessa tensione creativa. Da una parte la fantasia organica dell’architetto catalano, che osserva alberi, montagne e conchiglie per reinventare il linguaggio architettonico. Dall’altra il Liberty siciliano di Basile, che interpreta la modernità attraverso eleganza, decorazione e innovazione tecnica.
Entrambi, però, condividono la volontà di superare gli schemi tradizionali e di costruire un’arte capace di coinvolgere ogni aspetto della vita. A cento anni dalla morte di Gaudí, il dialogo tra Barcellona e Palermo continua così a raccontare una storia mediterranea fatta di scambi, visioni e contaminazioni. Non una storia di influenze dirette, ma di affinità culturali.
Perché il vero filo che unisce la Sicilia al genio catalano passa attraverso quella stagione irripetibile che in Europa prese il nome di Art Nouveau e che nell’isola trovò una delle sue espressioni più originali. Osservando il Villino Florio, gli ambienti di Villa Igiea o le eleganti decorazioni firmate da Basile al Teatro Massimo, si comprende come anche Palermo abbia vissuto il proprio momento di rivoluzione artistica. Una rivoluzione che, come quella di Gaudí, nacque dalla capacità di guardare alla tradizione senza esserne prigionieri.
È questo il messaggio più attuale che il centenario di Gaudí consegna alla Sicilia: la consapevolezza che le opere destinate a durare nel tempo nascono sempre dall’incontro tra innovazione, cultura e immaginazione. E che il Mediterraneo continua a essere, oggi come allora, una straordinaria fabbrica di idee.
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