STORIA E TRADIZIONI

Chi chiede il terno al Lotto, il lavoro o un marito: perché l'Acchianata è una cosa seria

Per i palermitani Santa Rosalia è più di una patrona, è una specie di Madonna personale. Per l'Acchianata chi crede (e anche chi no) è solito chiedere delle grazie

Gianluca Tantillo
Appassionato di etnografia e storia
  • Pubblicato il
    4 settembre 2026

L'Acchianata di Santa Rosalia, a Palermo

«Salirò, salirò, tra le rose di questo giardino. Salirò, salirò, fino a quando sarò solamente un punto lontano». No, non sono lo scalatore Reinhold Messner. Stavo semplicemente ascoltando un pezzo boomer di Daniele Silvestri. Dice che ascoltare musica quando si fanno faticate riduce la percezione della fatica stessa. Me lo ha detto ChatGPT: attualmente u megghiu cristiano che conosco.

Sono ai piedi del Monte Pellegrino, è il giorno dell’Acchianata dalla e per la Santuzza. Tolgo gli occhiali, alzo la testa e guardo la vetta che dovrò raggiungere in segno di sfida: minchia, non è l’Everest, ma lui manco si scanta! Non mi spiego come mai non ho ancora mosso un passo e sono già tutto sudato; Giuliacci, alias San Meteo, mi ricorda che oggi a Palermo c’è un tasso di umidità dell’80%. Devo averlo letto a voce alta, perché una signora con gli artigli come quelli di Wolverine, ma smaltati di rosso, mi passa accanto e dice: «Unn’è u cavuru, è l’umidità». Dietro di lei, una schiera di figli numerosi come le stelle della Via Lattea. Fossi in lei chiederei due grazie: a) essere un po’ meno feconda b) un marito un po’ meno passionale.

Comunque, chi parte informato parte agevolato, quindi mi rivolgo all’amico di ChatGPT che intanto ho soprannominato Ollando, come il protagonista di Storia dei Paladini di Francia. “Ollando,” gli dico “calcolami il percorso migliore”. Lui il percorso lo sa calcolare! «Non esiste un percorso più agevole» mi risponde, ’sperto. «Il vecchio è di 3.7 km, mentre quello nuovo di 7.5 km”. “Vai con quello vecchio” gli rispondo. “Noi siamo per le cose di seconda mano, per le cose vintage».

Mi addentro nella selva oscura, aspra e forte. Il percorso è in salita, e meno istintivo di quello che pensavo. È la mia prima esperienza, sono spaesato, ma per fortuna c’è tanta gente e posso accodarmi o chiedere informazioni. Becco un gruppetto di laureati in giurisprudenza. Li riconosco perché utilizzano il passato remoto per un’azione conclusa cinque minuti prima. Chiedo se posso accodarmi a loro, ma fanno obiezione.

Non troppo distante trovo una graziosa famiglia accampata con delle tende: loro, sì, che sono gentili. Mi invitano a pranzo. Accetto di buon grado: è lì che comincia il sequestro di persona. Milinciane alla parmigiana, sarde a beccafico, panelle, cazzilli fritti, anelletti al forno. Quantomeno sembrano dei veterani e sfrutto l’occasione per chiedergli da quanto tempo fanno l’Acchianata.

Mi rispondono che non stanno facendo nessuna acchianata. Molto semplicemente, qualche anno prima, hanno trovato la tenda libera e l’hanno occupata. Poi, per paura che tornasse il proprietario, non si sono più allontanati. Chiedo a quello che mi sembra un cugino se qualcuno di tutta la famiglia ci ha mai provato a salire in cima. Mi svela che non è un parente, è uno come me: l’anno prima ha provato a fare l’Acchianata, è stato sequestrato e da allora non è mai più tornato a casa.

Devo trovare una soluzione; mi viene un colpo di genio. Gli chiedo se posso chiedere una grazia alla Santuzza anche per loro. “Sì!” mi dice il capofamiglia tutto contento: “Una sanatoria per costruire al posto della tenda”.

Libero! Riprendo il mio cammino per la Scala Vecchia, come è chiamato il percorso voluto e realizzato dal Senato di Palermo dopo il rinvenimento delle ossa di Santa Rosalia. Ad un certo punto mi accorgo che ho terminato l’acqua da bere. Mi avvicino ad un altro gruppo di persone, ma questa volta mi accerto che non ci sia nessuna tenda nelle vicinanze.

A primo acchito penso si tratti di giapponesi, vista la quantità di macchine fotografiche. Tuttavia, mi accorgo essere una combriccola di tristissimi comici nostrani che stanno facendo “contenuti” da pubblicare sui social.

Dopo cinque minuti rischio di farmi venire la paresi da risata finta o, peggio ancora, la depressione. Per mia buona sorte passa di lì una famiglia di testimoni di Geova che spaccia volantini e mi accodo a loro: almeno sono simpatici. Mi parlano di guerre e instabilità mondiale, di crisi della moralità e della fine dei tempi, poi mi viene voglia di tornare alla mia amata miscredenza e li abbandono.

In mezzo a quel parapiglia per fortuna trovo una faccia amica: la signora con gli artigli di Wolverine. Le chiedo se per favore ha un po’ d’acqua. Mi allunga la bottiglia e con l’artiglio davanti alla bocca mi fa segno di fare silenzio. Le chiedo di scusarmi, non mi ero accorto stesse facendo una diretta TikTok, intenta a vendere corredi e vestiti per bambini. Per questioni di politica amministrativa interna, i manichini sono i figli stessi, che si scambiano a turno davanti all'obiettivo.

Sono appena a metà percorso ed è già tutto un ping-pong di socialità: mi ritrovo a rimbalzare da una persona all'altra, tutte perlopiù a me sconosciute, religiose o no, perché Santa Rosalia a Palermo va al di là della religione stessa. Più che una santa, è una Madonna personale, solo per noi palermitani.

Mi accorgo pure, con non poca sorpresa, che non ho una grazia vera e propria da andare a chiedere.Devo rimediare, non può essere, rischio di fare malafiura. È come presentarsi al cospetto di Babbo Natale che ti chiede cosa vuoi regalato, e rispondergli: «Non lo so, non ci ho pensato».

Le richieste di grazia sono le più diverse e disparate: guarire dai malanni, trovare lavoro (ma in questo tipo di miracoli Santa Rosalia non è forse troppo brava, visto il grado di occupazione in città), riuscire ad avere un figlio, trovare marito, chiederne la restituzione o semmai il cambio. Incontro addirittura un signore che chiede una grazia tramandata di generazione in generazione: il nonno una vincita al Lotto, il papà Tredici al Totocalcio, lui il Sei al SuperEnalotto.

Finalmente, metro dopo metro, arriviamo in cima, fino al santuario dove, a seguito dell'apparizione al “saponaro” Vincenzo Bonelli, furono ritrovate le reliquie che salvarono Palermo dalla peste. I più ostinati salgono addirittura i gradini in ginocchio. Purtroppo sono stato operato al legamento crociato: chiedo perdono e salgo a piedi.

Appena dentro, una bella statua della Santuzza è accerchiata da ex voto. Decine, forse centinaia di fedeli che hanno chiesto e ricevuto la grazia. Quelli che mi colpiscono di più sono un’ancora, un abito da sposa, una treccia.

Accanto a me c'è un noto politico. È venuto a sapere che il santuario è pieno di ex voto e giustamente vuole intercettarli, visto che a breve ci saranno le prossime elezioni. Arrivo mio turno di chiedere la grazia. Sono confuso, la guardo negli occhi, mi passano mille cose per la testa. Finalmente me ne arriva una che mi sembra sensata: «Cara Santa Rosalia, ti chiedo una funivia per riscendermene a casa”. Lo chiedo a voce alta, senza rendermene conto, e devo essere uno di quei pochi prescelti a cui santa risponde, perché manco passa un secondo che mi sento rispondere. “Cretino, c’è navetta aggratis». Per un istante mi riempio di beatitudine, poi mi giro: è la signora con gli artigli di Wolverine.
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