Ha superato ogni barriera e pregiudizio: Antonino, che a 52 anni si laurea a Unipa
Un traguardo significativo e una battaglia affinché l'inserimento lavorativo delle persone con disabilità psichica sia un diritto. L'intervista ad Antonino
Antonino Raro
Qualche giorno fa, il 27 luglio 2026, Antonino Raro ha discusso la sua tesi di laurea magistrale in Scienze Economiche e Finanziarie all'Università degli Studi di Palermo, intitolata “L’inclusione lavorativa delle persone con disabilità: percorsi, strumenti e impatti sui processi di integrazione sociale”. Il suo cammino accademico è lungo, interrotto, ripreso. È lo specchio di una persona che deve fare i conti con un disagio psichico, scegliendo però di non arrendersi ad esso.
«Sono nato senza disabilità - racconta Antonino a Balarm. Ho svolto un percorso di studi regolare, il diploma, poi l'iscrizione all'università intorno ai venticinque anni in Scienze Economiche, indirizzo Economia e Finanza. Fino a quel momento, tutto normale». Poi qualcosa si è incrinato. «Non so cosa mi sia successo. Improvvisamente mi sono sentito male, non uscivo più. Sono stati gli altri ad accorgersi che stavo male, io non capivo cosa avessi».
L'incontro con il Centro di Salute Mentale di Palermo ha segnato una svolta. Le cure, i farmaci, un percorso sanitario seguito passo dopo passo. «Mi sono curato e così ho potuto riprendere gli studi». La laurea triennale è arrivata nel luglio del 2009. Ma la strada era ancora tutta da percorrere.
La parte più difficile nel percorso di Antonino, non è stata la malattia in sé, ma quello che è venuto dopo: il tentativo di rientrare nella vita, nel lavoro, nella società: «Ho cercato di inserirmi nel mondo del lavoro come categoria protetta, con la legge 68. Ma nel settore della disabilità psichiatrica c'è ancora molto stigma, molta discriminazione».
Una discriminazione che, tiene a precisare, «dipende soprattutto da un fatto culturale. Non è che le imprese non vogliano assumere: manca la conoscenza. Con le cure e i servizi giusti, una persona più fragile può comunque fare una vita del tutto normale».
È da questa convinzione che nasce il suo lavoro di tesi. Non un esercizio accademico, ma un atto di testimonianza: «Ho voluto dare voce a chi magari, per un esordio giovanile della malattia, non ha gli strumenti per raggiungere i propri obiettivi. La ricerca affronta il tema dell'inserimento lavorativo delle persone con disabilità psichica partendo dall'aspetto normativo e teorico, per poi analizzare i dati forniti dall'Asp di Palermo e raccogliere la testimonianza diretta di una cooperativa sociale».
Nel suo studio Antonino ha ripercorso la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall'Italia nel 2009, il modello ICF (classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, ndr), il principio dell'accomodamento ragionevole (lo strumento che permette al datore di lavoro di adattare la mansione perché la persona non venga esclusa).
Poi la legge 68, il punto su cui si sofferma con più forza è proprio qui: una parte di quelle tutele, oggi, resta facoltativa: «Insieme agli onorevoli Valentina Chinnici e Antonino De Luca, attraverso il terzo settore e l'associazionismo, stiamo lottando affinché quella norma da facoltativa diventi obbligatoria».
Lungo il cammino universitario, Antonino ha potuto contare sul supporto dei tutor alla pari e del tutor della didattica messi a disposizione attraverso il Cendis (Centro di Ateneo per la Disabilità e la Neurodiversità) dell’Università degli Studi di Palermo, punto di riferimento per tutti gli studenti con disabilità dell’ateneo. Un aiuto che, a suo dire, ha fatto la differenza.
E per chi oggi sta vivendo un momento di scoraggiamento, a chi non si sente valorizzato a causa di un disagio psicologico, Antonino Raro diventa testimonianza di qualcuno che invece è riuscito a uscire dallo stigma: «Prima di tutto direi di credere in se stessi. Di affidarsi ai servizi, di seguire le cure, e poi di lottare per i propri diritti, di far valere le proprie leggi: aiutano tantissimo.
La salute mentale - aggiunge- va seguita a trecentosessanta gradi, dentro e fuori dal mondo del lavoro».
Il suo lavoro accademico termina con un auspicio concreto che «i contratti a tempo determinato, spesso l'unico modo per chi vive una disabilità psichica di inserirsi nel mondo del lavoro, possano finalmente trasformarsi in contratti a tempo indeterminato».
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