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Da 40 anni è il cuore dell'Albergheria: storia (e lieto fine) del Centro San Saverio

Esiste uno spazio, nel cuore del quartiere, che ormai da tantissimi anni è uno spazio di aggregazione e un punto di riferimento per gli abitanti e cittadini

Nicoletta Sanfratello
Studentessa di Lettere classiche
  • 5 luglio 2026

Centro San Saverio

Esiste uno spazio, nel cuore del quartiere Albergheria di Palermo, che ormai da quarant’anni rappresenta uno spazio di aggregazione e un punto di riferimento per tutti coloro che lo abitano. Si tratta del Centro Sociale San Francesco Saverio, che vanta una storia lunga con un lieto fine.

Lo spazio offre attività di doposcuola per i più piccoli, attività per anziani e per tutti coloro che attraversano le vie del centro giornalmente.

«Tutto nasce nel 1986, dall’iniziativa di Padre Scordato e altri volontari e persone del quartiere, che vedendo questi locali chiusi hanno deciso, concordando poi con l’Opera Pia, di aprire e sistemare questi locali, ridandoli al quartiere – racconta a Balarm Tony Vaglica, presidente del Centro Sociale -.

Abbiamo iniziato a fare attività per minori, preparazione alla terza media per gli adulti, piano piano abbiamo aggiunto anche altre attività: con le donne, con i detenuti in pena alternativa e anche ragazzi messi alla prova».

Con gli anni di lavoro in quartiere, si è creata una rete fitta di collaborazioni intorno allo spazio e a chi o abita: «Siamo riusciti a creare delle collaborazioni importanti, all’interno dei nostri locali del ritiro San Pietro sono passate anche altre associazioni, tra cui la compagnia Franco Scaldati, lo stesso Franco Scaldati faceva attività con le persone del quartiere, abbiamo portato anche degli spettacoli al Teatro Biondo, con dei residenti che si sono sperimentati come attori. Molto importante per noi è anche la collaborazione attuale con SOS Ballarò».

Oltre alle attività di alfabetizzazione e ricreative ospitate dal centro, esistono percorsi di segnalazione e di dialogo con enti per migliorare la qualità della vita dei residenti. «Abbiamo attivato un percorso insieme all’Asp per segnalare casi di persone indigenti ai servizi.

C'è anche un grande progetto di intervento sula prima Circoscrizione, che conta trenta associazioni e una decina di scuole, il cui capofila è Libera. Per noi è fondamentale il lavoro in rete con altre associazioni della circoscrizione».

Quella del Centro Sociale è anche una storia di fiducia che passa di generazione in generazione e di integrazione: «Avendo quarant’anni di attività alle spalle è bello vedere il ricambio generazionale di persone che popolano il centro: i ragazzi che adesso vengono sono i nipoti di chi veniva prima, questo è un indice chiaro non solo della longevità del centro, ma anche della fiducia e dele relazioni che con il tempo si sono intessute con i residenti.

Moto importante è adesso anche la presenza degli immigrati: ad oggi il 90% di bambini che frequentano il centro provengono da tanti paesi diversi, ma se ci pensiamo anche l’Albergheria e Ballarò ormai sono punti di Palermo multiculturali. Ad oggi ci si deve confrontare con una cultura mista, è la realtà. Ed è proprio qui il punto focale dell’integrazione che noi cerchiamo di diffondere nel quartiere».

Il centro sociale, però, non vuole essere unicamente uno spazio in cui si danno servizi al quartiere, vuole invece essere motore della creazione di una comunità attiva e interconnessa: «Quello che vogliamo fare noi è dare degli strumenti ai bambini, agli anziani, alle ragazze che frequentano il centro, per costruirsi il loro futuro, non da soli ma insieme ad altri. È questa, per noi, la costruzione di comunità.

Quando svolgiamo attività coinvolgiamo tutte le parti: ad esempio non c’è un caso i cui non ci siano anche i genitori, le maestre dei bambini che frequentano il nostro doposcuola. Questo perché la comunità è proprio presa in carico, è guardare con cura e attenzione tutti gli aspetti dell’altro».

Una delle missioni del centro, è proprio quella del contrasto alla povertà educativa: «Il problema principale che vogliamo contrastare è la povertà educativa. Non solo nel senso scolastico del concetto: parliamo di povertà nell’approccio alla legalità, al rispetto dell’altro, dell’ambiente.

Noi non rispondiamo a bisogni primari, cerchiamo di dare un posto e un modello di socialità alle persone più fragili: a chi magari va in casa di riposo e viene preso a botte da altri, lottiamo per dare a chi viene degli spunti o delle forze per dare una svolta al proprio percorso, che sembra segnato crescendo in un quartiere come l’Albergheria».

Importante è anche la collaborazione costante che si è creata tra il centro e le istituzioni, che si sono fatte megafono per portare avanti progetti condivisi per il quartiere. «Credo fortemente che l’associazionismo e le istituzioni debbano saper lavorare insieme e non tenere gli spazi chiusi – racconta a Balarm l’assessora Mimma Calabrò -. Aprire questi spazi all’innovazione, a tutto ciò che può portare valore aggiunto alla comunità.

Qui c’è una realtà enorme e un immobile importantissimo, serve capire in maniera sinergica come portare valore aggiunto e migliorare questo spazio e la sua comunità, tenendo conto di chi da anni è presente nel territorio.

Serve dare spazio ai quartieri, che devono diventare fucine di inclusione, compartecipazione, corresponsabilizzazione. E il centro sociale san Saverio, attraverso attività educative, culturali e di sostegno sociale, continua a rappresentare uno spazio aperto, inclusivo e capace di rispondere ai bisogni di una comunità in evoluzione: è un esempio concreto di sinergia tra istituzioni e terzo settore».
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