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Il giro della Sicilia (in 14 opere): l'arte di Nino Carlotta colora le coste più belle

Oltre mille chilometri in Vespa, 14 opere e decine di incontri lungo la costa siciliana. Il viaggio di Nino Carlotta tra ambiente, comunità e street art

Viviana Ragusa
Giornalista
  • 21 giugno 2026

Per anni il rifugio del pioppese Nino Carlotta è stato il silenzio dei boschi. Camminava spesso tra gli alberi con colori e pennelli nello zaino, trasformando sentieri e paesaggi in occasioni di racconto.

Poi la vita lo ha portato altrove, a Palermo, davanti a un tratto di mare che ogni giorno gli restituiva la stessa immagine: plastica trascinata dalle onde, rifiuti abbandonati sulla costa, tracce sempre più evidenti del passaggio dell'uomo.

«Pensavo "cavolo, tutta questa plastica c'è in mare". Allora mi sono detto "perché non raccontare quello che vedo, così come in passato raccontavo gli incendi nei boschi del mio territorio"?», ricorda Nino.

Così è nato "Come un pesce nella plastica", il progetto ideato e autoprodotto dallo street artist siciliano, che lo ha portato a percorrere oltre mille chilometri in Vespa lungo tutto il perimetro costiero della Sicilia.

Quattordici tappe lungo la costa nord-occidentale della Sicilia, quattordici opere e un viaggio che è stato insieme artistico, ambientale e profondamente personale.

Partito da Palermo e tornato nello stesso punto dopo settimane di incontri e dipinti, Nino ha attraversato l'Isola raccontando il rapporto sempre più complesso tra il mare e i rifiuti prodotti dall'uomo. Un percorso nato quasi come una sfida con se stesso e diventato un racconto collettivo fatto di volontari, pescatori, associazioni e cittadini incontrati lungo la costa.

«Non sapevo se la Vespa avrebbe retto un percorso così lungo e non sapevo nemmeno se sarei riuscito a portare avanti tutto il progetto», racconta.

I dubbi hanno accompagnato soprattutto le prime tappe. Quando Nino ha lasciato Palermo diretto verso Capaci, insieme all'entusiasmo, dentro il suo cuore si è fatto spazio anche il timore di aver immaginato qualcosa di troppo grande. «Avevo paura di non riuscire. Paura di sbagliare, paura di non arrivare a un risultato pittorico che mi soddisfacesse davvero».

Eppure, chilometro dopo chilometro, quel percorso ha preso forma. Dal quartiere Sperone di Palermo fino a Finale di Pollina, ogni tappa ha dato vita a un'opera diversa, ispirata agli animali del Mediterraneo e agli oggetti che frequentemente invadono il mare, come palloncini, bottiglie, sacchetti, tappi e rifiuti monouso che restano nell'ambiente per decenni.

In alcuni casi i soggetti erano già stati studiati e disegnati prima della partenza. In altri, invece, è stato il territorio stesso a suggerire la direzione da seguire. «Mi sono fatto trasportare da quello che vedevo. In posti come Sciacca o Siracusa sono stati i luoghi stessi a suggerirmi l'opera».

Attraversando l'intero perimetro costiero della Sicilia, Nino ha osservato da vicino contraddizioni e abitudini che spesso passano in secondo piano. «Ho visto luoghi bellissimi ma anche situazioni che mi hanno fatto riflettere - racconta l'artista -. In alcune zone portuali la plastica e il polistirolo vengono abbandonati con estrema naturalezza. Più guardavo, più avevo la sensazione che il mare non ce lo meritiamo».

Nonostante questo, accanto ai segni lasciati dall'uomo sull'ambiente, il viaggio gli ha mostrato anche il volto migliore delle comunità costiere siciliane.

Tra tutti i luoghi attraversati, uno in particolare gli è rimasto dentro: Sciacca. Qui, grazie all'associazione Ritrovarsi e alla realtà ambientalista Marevivo, ha incontrato volontari, biologi, educatori e cittadini accomunati da un forte legame con il proprio territorio.

«A Sciacca ho trovato un aspetto umano molto vivo. Ho parlato anche con dei pescatori che, guardando una delle opere, mi hanno detto: "Noi questo mare lo stiamo distruggendo". È stata una presa di coscienza molto sincera. Lì ho trovato persone che amano profondamente il loro territorio e che ogni giorno fanno qualcosa per proteggerlo».

Non è un caso che, ripensando all'intero progetto, Nino Carlotta indichi proprio gli incontri come il ricordo più prezioso. Perché se le quattordici opere sono il risultato visibile del viaggio, la sua eredità più profonda sembra essere quella rete di persone che, da un capo all'altro della Sicilia, continua a prendersi cura del mare.

«Al termine di questo progetto sono tornato molto più carico. Tutte quelle tonalità di blu che ho visto durante il percorso mi hanno riempito di energia e di vita». E pensare che, all'inizio, Nino immaginava di vivere questa esperienza in silenzio, come faceva nei boschi.

«Non pensavo a tutta questa attenzione. Volevo semplicemente fare questo viaggio. Poi mi hanno fatto capire che le buone azioni come questa meritano di essere raccontate».
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