In Sicilia c'è un luogo centralissimo (e sconosciuto): dove si trova la Real Cittadella
Si tratta di una costruzione imponente con mura alte e mastodontiche a forma stellare o pentagonale. Le pietre mandano dei riflessi argentei nel bruno paesaggio
La Real Cittadella a Messina
A Messina in luogo centralissimo a circa 500 metri dalla stazione ferroviaria esiste una fortezza sconosciuta ai più: la Real Cittadella e pure una spiaggia e un mare che non accolgono bagnanti. Appreso che c’era un gruppo che vi si recava mi sono aggregato. Siamo passati dal retro della stazione, abbiamo attraversato una strada rotabile e da uno stretto passaggio siamo pervenuti in un sito in cui c’erano degli alianti o alberi del paradiso che sono infestanti, ma che comunque conferivano un po’ di verde in una zona che altrimenti sarebbe rimasta spoglia.
Ci siamo inoltrati in un campo incolto attraverso un sentiero delimitato da ciuffi di disa, un’erba fibrosa e coriacea che oramai tendeva a scolorirsi. Eravamo un gruppo numeroso pertanto procedevamo senza timore alcuno, da soli non ci saremmo mai addentrati perché il luogo viene considerato poco sicuro, perché specialmente in passato era rifugio di senzatetto, di sbandati ed esistevano loschi traffici. A dire il vero attualmente molti di questi problemi sono cessati o si sono attenuati a seguito di interventi mirati del Comune.
Pertanto alcuni materiali di risulta, ferraglie e altro che in passato lo ingombravano sono stati rimossi. Così siamo giunti in prossimità della fortezza mai amata dai messinesi, ma ancora quasi intatta nelle sue parti essenziali, a parte i fregi di marmo che il Comune ha trasferito in una piazza cittadina. Si tratta veramente di una costruzione imponente con delle mura alte e mastodontiche a forma stellare o pentagonale, le pietre di cui è costituita mandano dei riflessi argentei nel bruno paesaggio invece per il resto ha preso la stessa patina della campagna su cui sorge.
Sta lì dal 1686 anno in cui è stata ultimata dagli spagnoli ed anzi è l’unico grande edificio uscito indenne dal terremoto (1908) e perciò fra i più antichi esistenti in città. I messinesi non la amano perché essa è stata costruita non solo come difesa dall’esterno, ma anche per controllare la città che frequentemente si è ribellata ai suoi governanti.
Da lì gli spagnoli hanno bombardato, cannoneggiato Messina diverse volte, ma pure il re borbonico Ferdinando II detto re Bomba l’ha bombardato durante la rivoluzione del 1848. Pertanto dopo che nel marzo 1861 la fortezza si è arresa al generale piemontese Cialdini è stata lasciata nell’incuria senza che i messinesi se ne dispiacessero più di tanto. Noi vi siamo entrati, non essendoci più porte, ci è sembrato di addentrarci in un grande antro avvolto dalla penombra, la scarsa luce penetrava da alcune feritoie e certo data la natura difensiva non avrebbero potuto collocare delle finestre.
Comunque le poderose mura grezze apparivano intatte, senza nessuna crepa ed era pure integro il tetto a botte. Non era conveniente sostare a lungo perché essendo questi ambienti collocati sotto il livello del mare dovrebbe esserci un’umidità spaventosa. Pertanto siamo usciti e ci siamo diretti verso il mare e la spiaggia completamente deserta.
Per adesso in altri lidi e a certi orari è arduo trovare un posto in cui collocarsi che rispetti la privacy altrui. Anche il mare era completamente sgombro di natanti. Ci siamo avvicinati pensando di sentire caldo, invece si è levata un’arietta che ci ha rinfrescati. Abbiamo dato ancora uno sguardo alla spiaggia ed abbiamo notato che c’era un boschetto di tamerici, caso unico fra tutti i lidi conosciuti, che evidentemente era cresciuto e si era sviluppato perché nessuno l’aveva disturbato. Sarebbe questo un luogo ideale per farsi il bagno e poi stendersi all’ombra. Auspico che il Comune riesca a recuperare questo luogo magico e renderlo fruibile per la cittadinanza.
Ci siamo inoltrati in un campo incolto attraverso un sentiero delimitato da ciuffi di disa, un’erba fibrosa e coriacea che oramai tendeva a scolorirsi. Eravamo un gruppo numeroso pertanto procedevamo senza timore alcuno, da soli non ci saremmo mai addentrati perché il luogo viene considerato poco sicuro, perché specialmente in passato era rifugio di senzatetto, di sbandati ed esistevano loschi traffici. A dire il vero attualmente molti di questi problemi sono cessati o si sono attenuati a seguito di interventi mirati del Comune.
Pertanto alcuni materiali di risulta, ferraglie e altro che in passato lo ingombravano sono stati rimossi. Così siamo giunti in prossimità della fortezza mai amata dai messinesi, ma ancora quasi intatta nelle sue parti essenziali, a parte i fregi di marmo che il Comune ha trasferito in una piazza cittadina. Si tratta veramente di una costruzione imponente con delle mura alte e mastodontiche a forma stellare o pentagonale, le pietre di cui è costituita mandano dei riflessi argentei nel bruno paesaggio invece per il resto ha preso la stessa patina della campagna su cui sorge.
Sta lì dal 1686 anno in cui è stata ultimata dagli spagnoli ed anzi è l’unico grande edificio uscito indenne dal terremoto (1908) e perciò fra i più antichi esistenti in città. I messinesi non la amano perché essa è stata costruita non solo come difesa dall’esterno, ma anche per controllare la città che frequentemente si è ribellata ai suoi governanti.
Da lì gli spagnoli hanno bombardato, cannoneggiato Messina diverse volte, ma pure il re borbonico Ferdinando II detto re Bomba l’ha bombardato durante la rivoluzione del 1848. Pertanto dopo che nel marzo 1861 la fortezza si è arresa al generale piemontese Cialdini è stata lasciata nell’incuria senza che i messinesi se ne dispiacessero più di tanto. Noi vi siamo entrati, non essendoci più porte, ci è sembrato di addentrarci in un grande antro avvolto dalla penombra, la scarsa luce penetrava da alcune feritoie e certo data la natura difensiva non avrebbero potuto collocare delle finestre.
Comunque le poderose mura grezze apparivano intatte, senza nessuna crepa ed era pure integro il tetto a botte. Non era conveniente sostare a lungo perché essendo questi ambienti collocati sotto il livello del mare dovrebbe esserci un’umidità spaventosa. Pertanto siamo usciti e ci siamo diretti verso il mare e la spiaggia completamente deserta.
Per adesso in altri lidi e a certi orari è arduo trovare un posto in cui collocarsi che rispetti la privacy altrui. Anche il mare era completamente sgombro di natanti. Ci siamo avvicinati pensando di sentire caldo, invece si è levata un’arietta che ci ha rinfrescati. Abbiamo dato ancora uno sguardo alla spiaggia ed abbiamo notato che c’era un boschetto di tamerici, caso unico fra tutti i lidi conosciuti, che evidentemente era cresciuto e si era sviluppato perché nessuno l’aveva disturbato. Sarebbe questo un luogo ideale per farsi il bagno e poi stendersi all’ombra. Auspico che il Comune riesca a recuperare questo luogo magico e renderlo fruibile per la cittadinanza.
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