"L'Etna ha spento il nostro sogno di Parigi": l'odissea di chi deve prendere un aereo
Ci si ritrova bloccati in un limbo di informazioni incomplete, file interminabili e rimborsi che non ripagheranno mai la delusione negli occhi di un bimbo
Aeroporto di Catania (Foto presa dal video di "focuus.ilragno")
Zaini in spalla, l’emozione a mille e gli occhi dei bambini che brillavano al solo sentire la parola “Disneyland”. Per mesi abbiamo contato i giorni, pianificato ogni dettaglio, prenotato musei, programmato percorsi con taxi, metro, sognato insieme la magia di Topolino, Frozen e la maestosità della Torre Eiffel.
Poi, la realtà: una colonna di cenere si solleva dall’Etna e l’aeroporto di Catania blocca i voli. Un film già visto, certo, per chi vive all’ombra della “Muntagna”. Sai bene che il vulcano fa il suo mestiere, è la natura e non puoi farci nulla. Ciò che invece continua a lasciare sgomenti è come, ogni singola volta, ci si faccia trovare impreparati: qui non è questione di “gestire l’emergenza”.
Ma avere un piano B capace di anticipare i disagi, pianificare un’alternativa, avere in tutta la Sicilia e non solo nella zona Orientale, un progetto reale che possa evitare tutto questo. Siamo in Sicilia, il turismo è alla base della nostra economia, ma la vergogna che si riscontra purtroppo lascia l’amaro in bocca.
Rabbia, delusione e sconforto sono i sentimenti che hanno travolto non solo noi adulti, ma soprattutto i bambini tra terminal affollati, aria condizionata “a mille”, almeno quella, bottigliette di acqua distribuite di continuo (per fortuna questo funziona).
Ma purtroppo abbiamo visto gente buttata a terra, sfinita per le ore di attesa, per i giorni senza alcuna risposta. Il personale dell’aeroporto o delle varie compagnie lasciato in balia di tutto.
Provano anche loro con pazienza a darti una risposta. Ma di fronte a stranieri abbandonati a se stessi, incapaci di poter riprogrammare un’alternativa, agli italiani arrabbiati e scontenti, anche il personale non riesce a fare nulla.
Se il volo viene cancellato, come accaduto a noi, non ti resta che tornartene a casa, perché non ci sono voli: tutti pieni. Noi abbiamo anche tentato di trovare un posto, ma nulla né in Sicilia, né in Calabria. Per chi invece aveva il volo “dirottato” a Palermo o a Comiso, secondo qualche compagnia, doveva partire a spese proprie, soprattutto di corsa, per raggiungere gli altri aeroporti.
Altrimenti avrebbe perso l’opportunità di partire. Ma sappiamo bene che anche la rete stradale siciliana ha le sue lacune e affrontare un viaggio di circa due ore e mezzo in macchina con l’angoscia di non arrivare mai, è una cosa che lascia il tempo che trova. E i treni poi? Non tocchiamo questo tasto.
Abbiamo anche ricevuto un messaggio dalla nostra compagnia aerea che ci invitata a prenotare in un albergo messo a disposizione in attesa di una soluzione, ma a quanto pare neanche l’hotel aveva posti. E poi per fare cosa? Se il volo è cancellato non hai altre alternative.
Dovresti spendere altri soldi per andare in albergo e poi magari chiedere un rimborso, che chissà se mai arriverà. E poi spiegare a un bambino che il viaggio tanto atteso sfuma a poche ore dal decollo è una lezione di vita dura da digerire. Ma il punto non è la cenere vulcanica e la nube.
La sicurezza viene prima di tutto e nessuno mette in discussione la necessità di fermare i voli quando le condizioni atmosferiche lo impongono. La vera “spina nel fianco” è il senso di totale abbandono e la sensazione che non esista mai, neanche per sbaglio, un piano alternativo.
Non si tratta di sollevare polemiche sterili, ma di evidenziare una lacuna strutturale che la nostra classe dirigente continua a ignorare. L'Etna non è un evento eccezionale o imprevedibile: è una presenza costante. Come è possibile che non sia mai stato strutturato un vero "Piano B" integrato tra tutte le istituzioni?
In una regione avanzata, l’emergenza aeroportuale a Catania dovrebbe far scattare un protocollo automatico. Cosa manca, o comunque cosa andrebbe fatto? Sicuramente una reale sinergia tra Regione, i gestori degli aeroporti dell’Isola, Comiso, Palermo, Trapani e le aziende private di trasporto, bus, treni, senza rincari improvvisi per permettere di dirottare passeggeri e voli senza trasformare ogni stop in un’odissea.
E ancora quali altre soluzioni? Navette dedicate pronte a partire, riprogrammazioni tempestive dei voli dagli scali limitrofi. Sono soluzioni fattibili, non sogni o utopia se solo ci fosse la volontà di programmare e di fare rete prima che il problema si verifichi.
Ma anche il Governo è assente. È inevitabile fare i paragoni con altre regioni, dove le cose funzionano e anche bene. E invece la risposta che a noi ma anche a molti altri in fila è stata solo una: «Dovete aprire l’app, e programmare in autonomia un’alternativa». In “autonomia”, l'app”?
Noi siamo capaci di farlo, ma i tanti anziani che come noi erano lì? La disperazione nei loro occhi. Dunque, ci si ritrova bloccati in un limbo fatto di informazioni frammentarie, file interminabili e rimborsi che non ripagheranno mai la delusione negli occhi di un bambino.
L'ennesima eruzione ha dimostrato che la natura segue il suo corso, ma noi continuiamo a rimanere indietro, a terra non solo per la cenere, bensì per l'incapacità di gestire le emergenze con visione, pianificazione ed efficienza. L’eruzione dell'Etna, dunque, ha spento il nostro sogno di Parigi, almeno per il momento: quando la natura chiama, l’organizzazione risponde, ma purtroppo male.
Noi ci rifaremo. L’assicurazione dovrebbe rimborsare, in parte, le spese. Riprogrammeremo la vacanza, chissà magari al prossimo anno. È una promessa che abbiamo fatto alle nostre bambine. È una promessa a noi siciliani, che non ci fermiamo. Ma che vorremmo almeno risposte, per fare in modo che questa terra bellissima non resti “di nessuno” ma sappia pianificare in anticipo e non si faccia trovare impreparata.
Poi, la realtà: una colonna di cenere si solleva dall’Etna e l’aeroporto di Catania blocca i voli. Un film già visto, certo, per chi vive all’ombra della “Muntagna”. Sai bene che il vulcano fa il suo mestiere, è la natura e non puoi farci nulla. Ciò che invece continua a lasciare sgomenti è come, ogni singola volta, ci si faccia trovare impreparati: qui non è questione di “gestire l’emergenza”.
Ma avere un piano B capace di anticipare i disagi, pianificare un’alternativa, avere in tutta la Sicilia e non solo nella zona Orientale, un progetto reale che possa evitare tutto questo. Siamo in Sicilia, il turismo è alla base della nostra economia, ma la vergogna che si riscontra purtroppo lascia l’amaro in bocca.
Rabbia, delusione e sconforto sono i sentimenti che hanno travolto non solo noi adulti, ma soprattutto i bambini tra terminal affollati, aria condizionata “a mille”, almeno quella, bottigliette di acqua distribuite di continuo (per fortuna questo funziona).
Ma purtroppo abbiamo visto gente buttata a terra, sfinita per le ore di attesa, per i giorni senza alcuna risposta. Il personale dell’aeroporto o delle varie compagnie lasciato in balia di tutto.
Provano anche loro con pazienza a darti una risposta. Ma di fronte a stranieri abbandonati a se stessi, incapaci di poter riprogrammare un’alternativa, agli italiani arrabbiati e scontenti, anche il personale non riesce a fare nulla.
Se il volo viene cancellato, come accaduto a noi, non ti resta che tornartene a casa, perché non ci sono voli: tutti pieni. Noi abbiamo anche tentato di trovare un posto, ma nulla né in Sicilia, né in Calabria. Per chi invece aveva il volo “dirottato” a Palermo o a Comiso, secondo qualche compagnia, doveva partire a spese proprie, soprattutto di corsa, per raggiungere gli altri aeroporti.
Altrimenti avrebbe perso l’opportunità di partire. Ma sappiamo bene che anche la rete stradale siciliana ha le sue lacune e affrontare un viaggio di circa due ore e mezzo in macchina con l’angoscia di non arrivare mai, è una cosa che lascia il tempo che trova. E i treni poi? Non tocchiamo questo tasto.
Abbiamo anche ricevuto un messaggio dalla nostra compagnia aerea che ci invitata a prenotare in un albergo messo a disposizione in attesa di una soluzione, ma a quanto pare neanche l’hotel aveva posti. E poi per fare cosa? Se il volo è cancellato non hai altre alternative.
Dovresti spendere altri soldi per andare in albergo e poi magari chiedere un rimborso, che chissà se mai arriverà. E poi spiegare a un bambino che il viaggio tanto atteso sfuma a poche ore dal decollo è una lezione di vita dura da digerire. Ma il punto non è la cenere vulcanica e la nube.
La sicurezza viene prima di tutto e nessuno mette in discussione la necessità di fermare i voli quando le condizioni atmosferiche lo impongono. La vera “spina nel fianco” è il senso di totale abbandono e la sensazione che non esista mai, neanche per sbaglio, un piano alternativo.
Non si tratta di sollevare polemiche sterili, ma di evidenziare una lacuna strutturale che la nostra classe dirigente continua a ignorare. L'Etna non è un evento eccezionale o imprevedibile: è una presenza costante. Come è possibile che non sia mai stato strutturato un vero "Piano B" integrato tra tutte le istituzioni?
In una regione avanzata, l’emergenza aeroportuale a Catania dovrebbe far scattare un protocollo automatico. Cosa manca, o comunque cosa andrebbe fatto? Sicuramente una reale sinergia tra Regione, i gestori degli aeroporti dell’Isola, Comiso, Palermo, Trapani e le aziende private di trasporto, bus, treni, senza rincari improvvisi per permettere di dirottare passeggeri e voli senza trasformare ogni stop in un’odissea.
E ancora quali altre soluzioni? Navette dedicate pronte a partire, riprogrammazioni tempestive dei voli dagli scali limitrofi. Sono soluzioni fattibili, non sogni o utopia se solo ci fosse la volontà di programmare e di fare rete prima che il problema si verifichi.
Ma anche il Governo è assente. È inevitabile fare i paragoni con altre regioni, dove le cose funzionano e anche bene. E invece la risposta che a noi ma anche a molti altri in fila è stata solo una: «Dovete aprire l’app, e programmare in autonomia un’alternativa». In “autonomia”, l'app”?
Noi siamo capaci di farlo, ma i tanti anziani che come noi erano lì? La disperazione nei loro occhi. Dunque, ci si ritrova bloccati in un limbo fatto di informazioni frammentarie, file interminabili e rimborsi che non ripagheranno mai la delusione negli occhi di un bambino.
L'ennesima eruzione ha dimostrato che la natura segue il suo corso, ma noi continuiamo a rimanere indietro, a terra non solo per la cenere, bensì per l'incapacità di gestire le emergenze con visione, pianificazione ed efficienza. L’eruzione dell'Etna, dunque, ha spento il nostro sogno di Parigi, almeno per il momento: quando la natura chiama, l’organizzazione risponde, ma purtroppo male.
Noi ci rifaremo. L’assicurazione dovrebbe rimborsare, in parte, le spese. Riprogrammeremo la vacanza, chissà magari al prossimo anno. È una promessa che abbiamo fatto alle nostre bambine. È una promessa a noi siciliani, che non ci fermiamo. Ma che vorremmo almeno risposte, per fare in modo che questa terra bellissima non resti “di nessuno” ma sappia pianificare in anticipo e non si faccia trovare impreparata.
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