La Festa dell'Unità a Palermo, il Pd si ricompatta: "Siamo l'alternativa alla destra"
Alla presentazione della tre giorni a Villa Filippina, la segretaria Teresa Piccione sottolinea che non è solo una festa ma l'inizio di un nuovo percorso politico
Marco Guerriero, Teresa Piccione e Carmelo Greco alla conferenza stampa della Festa dell'Unità (foto di Annalisa Ciprì)
Non è soltanto una festa di partito. O, almeno, l’ambizione dichiarata è quella di farne qualcosa di più. La Festa dell’Unità del Partito Democratico di Palermo, in programma dal 2 al 4 ottobre a Villa Filippina, arriva in un momento nel quale la politica è chiamata a confrontarsi con questioni che non possono essere affrontate separatamente: il costo della vita, la casa, il lavoro, la crisi climatica, la sicurezza, i diritti, l’immigrazione, il futuro dei giovani e il ruolo di Palermo dentro l’Europa e il Mediterraneo.
Il titolo scelto, “Partecipare e cambiare”, racchiude la direzione indicata dalla segretaria provinciale Teresa Piccione, durante la conferenza stampa di oggi, 30 settembre, nella sede del Pd in via Bentivegna. Dalle sue parole, infatti, emerge chiaramente che la Festa non vuole essere soltanto una successione di dibattiti e ospiti, ma anche un momento per rimettere in moto il Pd e prepararlo alla prossima fase politica.
La sfida, nelle sue parole, è provare a mettere insieme idee e proposte sui problemi concreti che riguardano la vita quotidiana: il lavoro, i salari, il costo della vita, la casa, l'energia, l'ambiente e le opportunità per i giovani. «Noi incontreremo i nostri circoli, i segretari, i consiglieri di circoscrizione. Chiediamo idee per il cambiamento, per progettare un cambiamento e costruire l’alternativa», dice Piccione.
Per questo la Festa diventa anche un laboratorio politico. I confronti sui singoli temi servono a mettere a fuoco questioni sulle quali costruire una proposta più ampia, in vista di una fase politica che per Palermo potrebbe essere particolarmente importante. La costruzione dell’alternativa, però, passa anche dalla necessità di ritrovare unità e una direzione comune. «Bisogna assumersi la responsabilità consapevole che dobbiamo stare uniti per creare un’alternativa credibile per il Paese», sottolinea Piccione.
Una prospettiva che, nelle sue parole, parte dalle condizioni materiali delle persone: «Dobbiamo lottare innanzitutto contro il carovita che sta erodendo pensioni e stipendi, fare giustizia perché ai cittadini bisogna dare messaggi chiari che li aiutino ad attraversare la vita di ogni giorno».
«Vogliamo dire che noi non abbiamo dimenticato il primo obiettivo per cui il Partito serve al Paese, che è quello di difendere la nostra Carta costituzionale, i nostri valori di libertà e democrazia, la nostra presenza in Europa». È un passaggio importante perché sposta il significato della Festa: non soltanto un momento di mobilitazione interna, ma il tentativo di riaprire un dialogo con una parte della società che non si riconosce più nei partiti. La partecipazione, quindi, non è soltanto quella degli iscritti. È anche la possibilità di tornare a coinvolgere chi si è allontanato, ascoltarne le ragioni e provare a ricostruire un rapporto con la politica.
Il tema della condizione femminile ritorna anche quando la Festa affronta la sicurezza. È una scelta significativa, perché amplia il concetto stesso di sicurezza: non soltanto legalità e ordine pubblico, ma possibilità concreta di vivere gli spazi della città, muoversi liberamente e partecipare alla vita sociale. «La sicurezza è garanzia della libertà, innanzitutto di movimento delle donne», osserva Piccione.
Nel confronto dedicato a “Sicurezza e libertà” saranno presenti il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia, Antonello Cracolici, Franco Gabrielli e Peppe Provenzano. Il filo che lega i due appuntamenti è evidente: la democrazia non riguarda soltanto le istituzioni, ma anche la possibilità concreta per ogni persona di esercitare i propri diritti.
Per molti giovani siciliani partire continua a rappresentare una scelta legata alla ricerca di opportunità che il territorio non riesce sempre a offrire. La domanda politica diventa allora non soltanto come creare occupazione, ma quale modello di sviluppo possa permettere a una nuova generazione di costruire qui il proprio futuro.
Non è soltanto una questione geografica. Significa ragionare sulla capacità di Palermo di intercettare risorse, strategie europee e nuove politiche per le isole, ma anche sulla possibilità di diventare un punto di riferimento nelle relazioni mediterranee. In questo senso, la dimensione locale e quella internazionale si incontrano: la casa, il lavoro, l'ambiente e lo sviluppo della città dipendono sempre più da processi che vanno oltre i suoi confini.
«Il titolo della Festa, “Partecipare e cambiare”, è un appello all’impegno di tutti», conclude Piccione. «Solo partecipando, quanto più numerosi, concreti, unitari e propositivi saremo, potremo andare avanti». E così Villa Filippina diventa anche una sorta di punto di partenza verso la prossima fase politica: non soltanto capire cosa non funziona, ma provare a definire che cosa proporre al posto di ciò che si contesta.
Casa, lavoro, ambiente, diritti, sicurezza, parità, Europa e partecipazione diventano quindi tasselli di un'unica domanda: quale futuro immaginare per Palermo e quale ruolo può avere il Pd nella costruzione di quel futuro? Tutto sembra racchiudere proprio questa scommessa: provare a riavvicinare la politica alle persone e, attraverso quel rapporto, costruire le idee con cui affrontare la prossima partita politica della città.
Il titolo scelto, “Partecipare e cambiare”, racchiude la direzione indicata dalla segretaria provinciale Teresa Piccione, durante la conferenza stampa di oggi, 30 settembre, nella sede del Pd in via Bentivegna. Dalle sue parole, infatti, emerge chiaramente che la Festa non vuole essere soltanto una successione di dibattiti e ospiti, ma anche un momento per rimettere in moto il Pd e prepararlo alla prossima fase politica.
Dalla Festa alla costruzione di un’alternativa
È qui che il programma assume un significato che va oltre i singoli appuntamenti. Piccione parla apertamente della necessità di costruire un’alternativa alla destra, ma non soltanto attraverso la critica all'azione del governo. «Siamo coscienti che alla Festa dell’Unità non possiamo fare soltanto convegni, lanciamo invece degli input, perché questi temi diventino fondamentali anche in prospettiva di un anno elettorale e di un anno importante come quello per Palermo», spiega.La sfida, nelle sue parole, è provare a mettere insieme idee e proposte sui problemi concreti che riguardano la vita quotidiana: il lavoro, i salari, il costo della vita, la casa, l'energia, l'ambiente e le opportunità per i giovani. «Noi incontreremo i nostri circoli, i segretari, i consiglieri di circoscrizione. Chiediamo idee per il cambiamento, per progettare un cambiamento e costruire l’alternativa», dice Piccione.
Per questo la Festa diventa anche un laboratorio politico. I confronti sui singoli temi servono a mettere a fuoco questioni sulle quali costruire una proposta più ampia, in vista di una fase politica che per Palermo potrebbe essere particolarmente importante. La costruzione dell’alternativa, però, passa anche dalla necessità di ritrovare unità e una direzione comune. «Bisogna assumersi la responsabilità consapevole che dobbiamo stare uniti per creare un’alternativa credibile per il Paese», sottolinea Piccione.
Una prospettiva che, nelle sue parole, parte dalle condizioni materiali delle persone: «Dobbiamo lottare innanzitutto contro il carovita che sta erodendo pensioni e stipendi, fare giustizia perché ai cittadini bisogna dare messaggi chiari che li aiutino ad attraversare la vita di ogni giorno».
Tornare a parlare con chi si è allontanato dalla politica
C'è poi un secondo elemento che attraversa l'intervento di Piccione: il rapporto con le persone che si sono allontanate dalla politica. Il Pd non vuole rivolgersi soltanto ai propri iscritti o al proprio elettorato tradizionale. Piccione cita quella parte di cittadini che si è ritrovata accanto al centrosinistra su alcune battaglie, come quelle referendarie, ma che oggi vive una condizione di sfiducia e spesso sceglie di non votare. «A questo nucleo di cittadini, che è dentro spesso l’astensione perché sfiduciato, vogliamo parlare», dice Piccione.«Vogliamo dire che noi non abbiamo dimenticato il primo obiettivo per cui il Partito serve al Paese, che è quello di difendere la nostra Carta costituzionale, i nostri valori di libertà e democrazia, la nostra presenza in Europa». È un passaggio importante perché sposta il significato della Festa: non soltanto un momento di mobilitazione interna, ma il tentativo di riaprire un dialogo con una parte della società che non si riconosce più nei partiti. La partecipazione, quindi, non è soltanto quella degli iscritti. È anche la possibilità di tornare a coinvolgere chi si è allontanato, ascoltarne le ragioni e provare a ricostruire un rapporto con la politica.
Gli 80 anni dal voto alle donne: una ricorrenza e una domanda sul presente
Uno dei momenti più forti sarà quello dedicato agli 80 anni dal voto alle donne. Nel 1946 le italiane parteciparono per la prima volta alle elezioni politiche e al referendum istituzionale, diventando protagoniste della nascente Repubblica. Ottant'anni dopo, però, Piccione sceglie di non fermarsi alla celebrazione di quella conquista. Il punto è capire proprio quanto sia ancora lungo il percorso verso una democrazia paritaria e sostanziale. Perché il diritto di voto è stato il punto di partenza, non il punto di arrivo. Il panel con Camilla Laureti, Silvia Costa e Valeria Valente diventerà così l'occasione per parlare dell'accesso delle donne alle istituzioni, della rappresentanza, della libertà e delle conquiste che hanno modificato profondamente la società italiana, ma anche delle questioni ancora aperte.Il tema della condizione femminile ritorna anche quando la Festa affronta la sicurezza. È una scelta significativa, perché amplia il concetto stesso di sicurezza: non soltanto legalità e ordine pubblico, ma possibilità concreta di vivere gli spazi della città, muoversi liberamente e partecipare alla vita sociale. «La sicurezza è garanzia della libertà, innanzitutto di movimento delle donne», osserva Piccione.
Nel confronto dedicato a “Sicurezza e libertà” saranno presenti il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia, Antonello Cracolici, Franco Gabrielli e Peppe Provenzano. Il filo che lega i due appuntamenti è evidente: la democrazia non riguarda soltanto le istituzioni, ma anche la possibilità concreta per ogni persona di esercitare i propri diritti.
La casa come nuova questione sociale
Tra i temi più vicini alla vita quotidiana c'è quello della casa. Le trasformazioni delle città turistiche stanno creando una nuova tensione tra residenti, turismo, investimenti immobiliari e disponibilità di abitazioni. Palermo non è estranea a questo processo. La crescita delle attività turistiche e delle locazioni brevi si inserisce in una città che deve comunque garantire abitazioni accessibili a chi vive e lavora sul territorio. Il confronto con Irene Tinagli porterà la questione dentro una dimensione europea: non si tratta più soltanto di una politica locale, ma di una trasformazione che interessa molte grandi città e che obbliga le amministrazioni a trovare un equilibrio tra sviluppo turistico e diritto dei residenti a rimanere nei propri quartieri.Ambiente, lavoro e diritto a restare
Un altro asse importante è quello della giustizia climatica e sociale. Anche in questo caso la scelta delle parole è significativa: parlare contemporaneamente di ambiente e giustizia sociale significa riconoscere che gli effetti della crisi climatica hanno conseguenze anche economiche e territoriali. Per una regione come la Sicilia, alle prese con siccità, ondate di calore e fragilità infrastrutturali, la questione ambientale è anche una questione di sviluppo. E proprio il lavoro è uno dei grandi temi che attraversano la manifestazione. Salari, costo della vita, energia e opportunità per i giovani rimandano a una questione particolarmente delicata per Palermo e per la Sicilia: il diritto a restare.Per molti giovani siciliani partire continua a rappresentare una scelta legata alla ricerca di opportunità che il territorio non riesce sempre a offrire. La domanda politica diventa allora non soltanto come creare occupazione, ma quale modello di sviluppo possa permettere a una nuova generazione di costruire qui il proprio futuro.
Palermo, il vero sfondo politico della Festa
Ed è proprio qui che il discorso torna a Palermo. Piccione parla del coinvolgimento dei circoli, degli amministratori, dei consiglieri e dei cittadini, e soprattutto quando parla della necessità di “costruire l'alternativa”, la Festa appare già proiettata verso la prossima fase politica della città. Non viene indicata una ricetta già pronta. Piuttosto, la Festa sembra voler essere uno dei luoghi nei quali iniziare a capire quali idee, quali priorità e quale progetto il Pd vuole mettere in campo per Palermo. È un passaggio che dà un significato ulteriore agli incontri: casa, lavoro, ambiente, sicurezza e partecipazione non sono soltanto temi da discutere, ma possibili pezzi di una futura proposta politica per la città.Palermo dentro l’Europa e il Mediterraneo
L'altro grande sguardo della Festa è quello europeo. Palermo viene indicata come possibile “porta d'Europa”, una città che potrebbe tornare a giocare un ruolo centrale nel Mediterraneo. «Se Palermo sarà in grado di intercettare la nuova strategia delle isole, il nuovo Patto del Mediterraneo e inserirsi all’interno di questi percorsi come protagonista, ritornerà a essere centrale nel Mediterraneo e a tessere quelle relazioni quotidiane di pace che poi garantiscono, nei tempi più lunghi», afferma Piccione.Non è soltanto una questione geografica. Significa ragionare sulla capacità di Palermo di intercettare risorse, strategie europee e nuove politiche per le isole, ma anche sulla possibilità di diventare un punto di riferimento nelle relazioni mediterranee. In questo senso, la dimensione locale e quella internazionale si incontrano: la casa, il lavoro, l'ambiente e lo sviluppo della città dipendono sempre più da processi che vanno oltre i suoi confini.
Una Festa che guarda alla prossima partita politica
Alla fine, il filo che unisce i diversi temi è proprio la partecipazione. Gli 80 anni del voto alle donne raccontano l'ingresso di milioni di italiane nella democrazia. Il tema dell'astensione racconta invece la distanza che oggi separa una parte dei cittadini dalla politica. Tra questi due momenti si colloca la Festa dell'Unità. Il Pd palermitano sembra voler utilizzare questi tre giorni per ascoltare, discutere e mettere a punto una direzione politica, coinvolgendo anche chi non frequenta abitualmente il partito. L'obiettivo dichiarato è trasformare il confronto in idee e le idee in una proposta capace di parlare alla città.«Il titolo della Festa, “Partecipare e cambiare”, è un appello all’impegno di tutti», conclude Piccione. «Solo partecipando, quanto più numerosi, concreti, unitari e propositivi saremo, potremo andare avanti». E così Villa Filippina diventa anche una sorta di punto di partenza verso la prossima fase politica: non soltanto capire cosa non funziona, ma provare a definire che cosa proporre al posto di ciò che si contesta.
Casa, lavoro, ambiente, diritti, sicurezza, parità, Europa e partecipazione diventano quindi tasselli di un'unica domanda: quale futuro immaginare per Palermo e quale ruolo può avere il Pd nella costruzione di quel futuro? Tutto sembra racchiudere proprio questa scommessa: provare a riavvicinare la politica alle persone e, attraverso quel rapporto, costruire le idee con cui affrontare la prossima partita politica della città.
|
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
Sui canali social
|























