La Sicilia prima in Italia per danni alle coste: Palermo tra le più esposte a eventi estremi
A fotografare questa situazione è il nuovo report "Spiagge. Gli impatti degli eventi meteo estremi e la gestione delle aree costiere italiane". Ecco i dati principali
Un'onda si abbatte sul lungomare Vittorini a Siracusa (foto di Augusto Scariolo)
A fotografare questa situazione è il nuovo report "Spiagge. Gli impatti degli eventi meteo estremi e la gestione delle aree costiere italiane", realizzato da Legambiente insieme all'Osservatorio Città Clima, che evidenzia un quadro sempre più preoccupante lungo i litorali del Paese. Secondo il rapporto, tra il 2010 e il 2026 sono stati censiti 1.073 eventi meteorologici estremi che hanno interessato 308 comuni costieri italiani, pari al 48% dei 643 comuni affacciati sul mare.
Si tratta di un dato in costante crescita rispetto agli anni precedenti e che conferma come le aree costiere siano ormai tra le più vulnerabili agli effetti della crisi climatica. Gli episodi più frequenti sono gli allagamenti provocati da piogge intense, le trombe d'aria, le frane costiere e le mareggiate, fenomeni che negli ultimi anni hanno registrato un'accelerazione significativa.
Particolarmente evidente nel Sud Italia come in Sicilia è l'incremento delle mareggiate, aumentate del 550% negli ultimi cinque anni, mentre le raffiche di vento hanno fatto segnare un incremento dell'80%. Andando più sullo specifico, la Sicilia possiede un triste record relativo agli eventi meteorologici estremi, guidando la classifica nazionale con 232 fenomeni registrati negli ultimi sedici anni, seguita dalla Puglia con 136 episodi, dalla Calabria con 104, dalla Liguria con 99 e dal Lazio con 69.
Tra le città più interessate d’Italia dagli eventi estremi c’è proprio Palermo, che ha registrato 38 eventi nel corso degli ultimi anni, confermandosi tra le realtà urbane maggiormente esposte ai rischi legati ai cambiamenti climatici. La situazione de resto della Sicilia non è molto diversa. L'isola, per la sua posizione geografica al centro del Mediterraneo e per l'estensione delle sue coste, è infatti una delle regioni italiane più vulnerabili agli effetti della crisi climatica.
Tutti gli eventi metereologici elencati sopra contribuiscono d’altronde ad accelerare i processi di erosione costiera, mettendo a rischio spiagge, infrastrutture, attività turistiche, persone e habitat naturali. In molte località costiere il progressivo arretramento della linea di costa rappresenta inoltre la vera criticità strutturale che richiede interventi di pianificazione e strategie di adattamento di lungo periodo.
Una provincia che può fungere da esempio per tutte le altre è quella di Messina, sinonimo secondo i geologi dell’arretramento delle spiagge. Secondo i dati riportati nel report e basati sulle elaborazioni di ISPRA, negli ultimi cinquant'anni l'Italia ha perso oltre 40 milioni di metri quadrati di spiagge. E per quanto ciò avrebbe dovuto alimentare nuove politiche atte a tutelare il territorio, in realtà il nostro Paese continua a scontare un'importante carenza sul fronte della prevenzione.
Ad oggi manca infatti un Piano nazionale specifico per l'adattamento delle coste agli effetti della crisi climatica. Una lacuna che appare ancora più evidente se confrontata con altri Paesi europei. La Spagna, ad esempio, dispone già dal 2017 di una strategia nazionale dedicata all'adattamento delle aree costiere ai cambiamenti climatici, mentre in Inghilterra sono operativi da anni gli Shoreline Management Plans, strumenti che pianificano la gestione del rischio di erosione e inondazione con una prospettiva di lungo periodo. Ciò ovviamente non fa altro che attirare la rabbia degli ambientalisti.
Secondo Legambiente non è infatti più sufficiente intervenire solo dopo le emergenze. L'associazione chiede al Governo di accelerare l'attuazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, prevedendo risorse adeguate e una strategia specifica per la tutela delle coste italiane.
Il documento evidenzia infine come una gestione sostenibile delle coste debba riguardare anche il sistema delle concessioni balneari. Secondo Legambiente, le future procedure di affidamento dovrebbero privilegiare progetti orientati alla tutela ambientale, alla riqualificazione degli ecosistemi e alla resilienza climatica, evitando di perpetuare modelli di sviluppo che hanno contribuito al consumo del suolo costiero e all'aumento della vulnerabilità dei litorali.
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