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Mattarella "riapre" Castello Utveggio: non solo visite, qual è il futuro del gigante rosa

L'inaugurazione, venerdì 24 luglio, alla presenza del presidente della Repubblica. Renato Schifani: "Non sarà solo più solo un luogo da ammirare ma da vivere"

Claudia Rizzo
Giornalista e TV producer
  • 25 luglio 2026

Ci sono luoghi che appartengono a una città anche quando la città non può attraversarli. Castello Utveggio è stato per molto tempo uno di questi: una sagoma rosa sospesa sul fianco di Monte Pellegrino, visibile da quasi ogni punto di Palermo eppure distante, chiusa, raggiungibile soltanto con lo sguardo.

Dal basso si distinguevano le merlature, i torrioni e il lungo prospetto rivolto verso la Conca d’Oro. Dentro, però, per quasi dieci anni non entrava più nessuno. Le porte sono tornate ad aprirsi il 5 dicembre 2025. Da allora quasi 25 mila persone hanno attraversato i saloni e guardato Palermo dalle sue terrazze.

La cerimonia di inaugurazione alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella segna adesso un altro passaggio: il complesso non sarà soltanto un monumento da visitare, ma anche un centro congressi destinato a ospitare incontri istituzionali, scientifici, culturali e imprenditoriali.

Non si tratta, dunque, di una seconda riapertura: quella che comincia oggi è piuttosto la fase in cui il recupero architettonico deve tradursi in una funzione stabile. «Oggi celebriamo una scelta: quella di investire su un luogo simbolo perché continui a vivere e a generare valore per Palermo e per la Sicilia», ha detto il presidente della Regione Renato Schifani, ricordando che i primi interventi di efficientamento energetico erano stati avviati dal precedente governo regionale e successivamente inseriti in un progetto più ampio di riqualificazione.

Ma la storia del gigante rosa nasce molto prima, da quella che la soprintendente Selima Giuliano ha definito «l’ambizione di un visionario». Nasce quando lassù non c’era quasi nulla. Non esisteva una strada capace di portare uomini, mezzi e materiali fino al Primo Pizzo. Non arrivava l’acqua. C’erano soltanto la roccia di Monte Pellegrino e Palermo distesa in basso, abbastanza lontana da sembrare già un panorama.

È su quel costone che, alla fine degli anni Venti, il costruttore Michele Utveggio decise di realizzare un albergo. Non un edificio qualunque, ma una struttura pensata per il turismo d’élite e internazionale, capace di contendere a Villa Igiea gli ospiti che arrivavano in città.

Il progetto dell’architetto Giovan Battista Santangelo era nato, in realtà, come quello di un grande ristorante panoramico, collegato a Palermo attraverso una funicolare. Fu il Comune a suggerire di trasformarlo in qualcosa di ancora più imponente: un hotel di lusso affacciato sulla città.

Nel 1927 Utveggio acquistò sette ettari di terreno sul monte. Prima di costruire il castello, però, dovette aprire la via per raggiungerlo. La sua impresa tracciò la strada sul fianco della montagna, realizzò un ponte in cemento armato e progettò un sistema capace di spingere l’acqua dalle pendici fino a una grande cisterna sopraelevata.

Il cantiere durò cinque anni. La struttura venne ancorata alla roccia con il cemento armato, una tecnica allora ancora poco utilizzata. Fu così che sul costone presero forma, poco alla volta, le merlature, le bifore, i torrioni e le grandi vetrate rivolte verso la città. Anche il rosa pallido delle facciate non fu casuale: l’intonaco “Li Vigni” venne scelto perché l’edificio non apparisse come un corpo estraneo alla montagna, ma dialogasse, almeno nel colore, con la pietra di Monte Pellegrino.

Dentro, le finestre ad arco trasformavano Palermo in una successione di quadri. Lo scalone monumentale saliva tra ringhiere in ferro battuto, i saloni occupavano il piano terra e le camere si disponevano ai livelli superiori. C’erano una sala delle feste, il ristorante, il bar, i soffitti decorati, i pavimenti in marmo e parquet e un lungo loggiato dal quale la Conca d’Oro sembrava cominciare subito dopo le vetrate.

Michele Utveggio, però, non vide il suo albergo entrare in funzione. Morì nel 1933 per un’appendicite non curata. Fu il nipote e socio Antonino Collura a completare le ultime rifiniture e a inaugurare, l’anno successivo, il Grande Albergo Castello Utveggio.

Quella prima vita durò poco. La guerra arrivò prima che l’albergo riuscisse davvero ad affermarsi: l’edificio fu occupato dalle truppe nazifasciste e poi, nel luglio del 1943, dagli americani. Le stanze pensate per accogliere viaggiatori, ricevimenti e feste cambiarono funzione, gli arredi vennero dispersi, gli ambienti saccheggiati e il progetto originario travolto dal conflitto. Quando la guerra finì, il castello era ancora sulla montagna: il sogno che lo aveva fatto nascere, invece, non esisteva più.

Negli anni Cinquanta il complesso passò alla Regione Siciliana. Dopo un lungo restauro, dal 1988 al 2016 ospitò il Cerisdi, ritrovando per quasi trent’anni una funzione legata alla formazione e agli incontri istituzionali. Poi le porte si chiusero ancora e Castello Utveggio tornò a essere una presenza dominante nel paesaggio, ma assente dalla vita quotidiana della città.

Nel 2017 il complesso è stato dichiarato bene di interesse culturale particolarmente importante non soltanto per la sua architettura, ma per quella che Selima Giuliano ha definito la sua «eccezionale valenza estetico-identitaria»: un segno attraverso il quale Palermo riconosce sé stessa, un punto fermo nello sguardo dei palermitani e un osservatorio privilegiato sull’intera città.

Dal dicembre scorso quella distanza si è nuovamente accorciata. In poco più di sette mesi sono stati 24.388 i visitatori. Le prenotazioni sono esaurite fino alla fine di agosto e, secondo le previsioni della Regione, entro quella data le presenze supereranno quota 27 mila. Numeri che, per Schifani, dimostrano quanto fosse forte il desiderio di riappropriarsi di un luogo rimasto per anni irraggiungibile. «Il Castello non è più soltanto un simbolo da ammirare, ma un luogo da vivere e da visitare», ha sottolineato.

Alla funzione pubblica già avviata con le visite si affianca adesso quella congressuale. La gestione del bene è stata affidata direttamente alla Presidenza della Regione e gli ambienti restaurati ospiteranno un centro congressi internazionale. La struttura dispone di una sala plenaria da 164 posti, una seconda sala da 64 e altri due spazi, da 28 e 23 posti, destinati a riunioni, tavole rotonde e incontri istituzionali.

Le attività congressuali, culturali, scientifiche, turistiche e formative saranno gestite da un operatore economico esterno individuato attraverso una procedura di concessione. L’obiettivo dichiarato è trasformare l’Utveggio in un punto d’incontro tra istituzioni, imprese, università, ricerca e cultura.

«La Sicilia possiede un patrimonio storico, artistico e paesaggistico senza eguali e la nostra responsabilità è far sì che questa ricchezza produca cultura, economia, occupazione e nuove opportunità», ha detto Schifani. Nella visione del governo regionale, la posizione dell’Isola al centro del Mediterraneo non deve rimanere soltanto un dato geografico o storico, ma diventare uno strumento per attrarre relazioni, investimenti, scambi culturali e turismo congressuale.

«Un moderno centro congressi internazionale significa attrarre conoscenza, innovazione e turismo di qualità», ha aggiunto il presidente della Regione, legando il progetto anche al rafforzamento del ruolo di Palermo e alla creazione di nuove prospettive professionali per i giovani siciliani.

Secondo quanto annunciato, l’avvio dell’attività congressuale non interromperà le visite. Il complesso continuerà ad accogliere cittadini e turisti dal giovedì alla domenica, con percorsi in italiano e in inglese. Il lunedì resterà riservato, durante il periodo scolastico, alle scuole e alle associazioni. L’accesso continuerà ad avvenire esclusivamente attraverso le navette elettriche, mentre da settembre sarà pubblicato il nuovo calendario.

La sfida sarà, quindi, tenere insieme queste due vocazioni senza indebolire il rapporto appena ritrovato con Palermo. Il risultato non si misurerà soltanto nel numero dei congressi ospitati o degli invitati arrivati dall’estero, ma nella capacità di fare dell’edificio una presenza viva e non più soltanto visibile.

Castello Utveggio era nato per portare il mondo sopra Palermo. Oggi prova a farlo di nuovo, questa volta senza lasciare la città fuori.

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