Piccoli gesti e un messaggio globale: a Marettimo la panchina che "parla" siciliano
Una panchina arcobaleno per parlare di pace, accoglienza e inclusione. "PittiAmo il mondo" è il progetto per recuperare uno spazio che appartiene alla comunità
La nuova panchina a Marettimo
A volte per lanciare un messaggio importante non servono grandi gesti. Può bastare prendersi cura di una vecchia panchina, recuperarla, darle nuova vita con i colori dell’arcobaleno e trasformarla in un luogo capace di parlare a tutti. È quello che è successo a Marettimo, dove un gruppo di volontari ha scelto di partire da una panchina sgangherata, con un listello di legno mancante, per costruire qualcosa di molto più grande: un messaggio di pace, inclusione, libertà, rispetto delle diversità e cura del bene pubblico.
La panchina arcobaleno nasce dal desiderio di esprimere una realtà che, secondo i promotori, appartiene profondamente all’identità dell’isola: un luogo capace di accogliere, dove le differenze possono convivere e dove la pace passa anche dalla libertà di essere se stessi. I residui di vernice provenienti dalle pitturazioni delle barche, sono stati raccolti e donati da chi ha voluto contribuire all’iniziativa; qualcosa è stato acquistato, ma anche in questo caso attraverso donazioni spontanee. La panchina arcobaleno, che parla di inclusione, libertà, rispetto delle diversità e pace, richiama anche l’attenzione su un tema forse ancora più quotidiano: la cura del bene pubblico.
Lo scorso anno il Comitato aveva già promosso un intervento di manutenzione sulle panchine della zona, dando vita anche a una panchina rossa contro la violenza sulle donne, che oggi, ha bisogno a sua volta di essere rinnovata. Il colore si è un po’ sbiadito, ma proprio questo diventa un ulteriore richiamo al significato dell’iniziativa. «A breve la riprenderemo. Si è un po’ sbiadita, ma l’attenzione non deve “sbiadirsi” mai», sottolinea Vaccaro.
Due panchine, dunque, due colori e due messaggi che si incontrano nello stesso spazio pubblico. Da una parte il rosso, simbolo della lotta alla violenza contro le donne; dall’altra l’arcobaleno, scelto per parlare di inclusione, libertà e rispetto delle differenze. In mezzo c’è una stessa idea: mantenere viva l’attenzione. «I gesti simbolici servono a far riflettere, ad accendere delle attenzioni e forse anche a smuovere un pochino le nostre coscienze - spiega Vaccaro -. Attraverso questo gesto vogliamo parlare di pace, inclusione, diversità di genere, ma anche, appunto, di cura del bene pubblico».
Perché una panchina non è soltanto qualcosa su cui sedersi: è un elemento del paesaggio, uno spazio condiviso, qualcosa che appartiene alla comunità, e recuperarla significa anche affermare che prendersi cura di un luogo pubblico è un gesto di responsabilità collettiva. Sulla nuova panchina il messaggio è affidato a poche parole, immediate e comprensibili a tutti, perché la pace nasce dove ognuno è libero di essere se stesso.
A Marettimo, pace è una parola che sembra stare bene accanto al mare, al vento, ai sentieri che salgono verso la montagna e alle case raccolte davanti all’azzurro delle Egadi. L’isola vive sospesa tra terra e Mediterraneo e lì il mare non è soltanto un orizzonte da guardare, ma una presenza quotidiana, una parte dell’identità di chi ci vive e di chi torna, stagione dopo stagione, a cercare quel silenzio particolare che appartiene alle isole. Marettimo ha il ritmo delle cose semplici.
Le barche che rientrano in porto, le voci nelle strade, il vento che cambia direzione, il profilo della montagna che accompagna lo sguardo e quel mare che sembra allargare lo spazio intorno. Davanti a quella panchina c’è il mare delle Egadi, il Mediterraneo nel suo punto più aperto e antico.
Un mare che da millenni mette in comunicazione persone, culture e storie diverse. E allora quei colori dell’arcobaleno sembrano quasi dialogare con i colori dell’isola: il blu dell’acqua, il verde della vegetazione, il grigio delle rocce, il bianco delle case, il rosso dei tramonti. Una piccola tavolozza naturale alla quale i volontari hanno aggiunto un altro arcobaleno come invito a sedersi insieme, a rallentare, guardare il mare e ricordare che la convivenza, come la bellezza, si costruisce mettendo insieme colori diversi.
Una panchina che "parla siciliano"
Grazie a dei colori rimasti dalla pittura delle barche, in via Telegrafo è nato, così, un luogo che invita a fermarsi, a guardare il mare e, soprattutto, a riflettere, per dire a tutti che sulla più lontana delle Isole Egadi, ognuno deve sentirsi libero di essere se stesso, accolto e rispettato. “Ama chi vuoi. Siediti dove vuoi”, e ancora, in siciliano: "Ama cu’ voi. Assettate unni voi". Un invito semplice, seguito da una frase altrettanto essenziale: “E goditi il tuo momento di Pace”.La panchina arcobaleno nasce dal desiderio di esprimere una realtà che, secondo i promotori, appartiene profondamente all’identità dell’isola: un luogo capace di accogliere, dove le differenze possono convivere e dove la pace passa anche dalla libertà di essere se stessi. I residui di vernice provenienti dalle pitturazioni delle barche, sono stati raccolti e donati da chi ha voluto contribuire all’iniziativa; qualcosa è stato acquistato, ma anche in questo caso attraverso donazioni spontanee. La panchina arcobaleno, che parla di inclusione, libertà, rispetto delle diversità e pace, richiama anche l’attenzione su un tema forse ancora più quotidiano: la cura del bene pubblico.
"PittiAmo" il mondo
L’iniziativa nasce all’interno di “PittiAmo il Mondo”, un’idea sviluppata da un gruppo di persone e sostenuta dal Comitato per i Diritti dell’Isola di Marettimo, presieduto da Gian Franco Gioffrè e di cui è segretario Vito Vaccaro. Un progetto corale, al quale hanno partecipato anche marettimari d’origine oggi residenti in California, e tanti bambini e bambine. «La panchina era sgangherata e aveva anche un listello di legno mancante. Abbiamo pensato che meritasse di essere recuperata e di avere una nuova dignità», racconta Vito Vaccaro.Lo scorso anno il Comitato aveva già promosso un intervento di manutenzione sulle panchine della zona, dando vita anche a una panchina rossa contro la violenza sulle donne, che oggi, ha bisogno a sua volta di essere rinnovata. Il colore si è un po’ sbiadito, ma proprio questo diventa un ulteriore richiamo al significato dell’iniziativa. «A breve la riprenderemo. Si è un po’ sbiadita, ma l’attenzione non deve “sbiadirsi” mai», sottolinea Vaccaro.
Due panchine, dunque, due colori e due messaggi che si incontrano nello stesso spazio pubblico. Da una parte il rosso, simbolo della lotta alla violenza contro le donne; dall’altra l’arcobaleno, scelto per parlare di inclusione, libertà e rispetto delle differenze. In mezzo c’è una stessa idea: mantenere viva l’attenzione. «I gesti simbolici servono a far riflettere, ad accendere delle attenzioni e forse anche a smuovere un pochino le nostre coscienze - spiega Vaccaro -. Attraverso questo gesto vogliamo parlare di pace, inclusione, diversità di genere, ma anche, appunto, di cura del bene pubblico».
Perché una panchina non è soltanto qualcosa su cui sedersi: è un elemento del paesaggio, uno spazio condiviso, qualcosa che appartiene alla comunità, e recuperarla significa anche affermare che prendersi cura di un luogo pubblico è un gesto di responsabilità collettiva. Sulla nuova panchina il messaggio è affidato a poche parole, immediate e comprensibili a tutti, perché la pace nasce dove ognuno è libero di essere se stesso.
Marettimo accoglie tutti
Marettimo è un’isola che accoglie tutti, e lì ognuno è libero di vivere in pace. Un messaggio che dalla piccola isola delle Egadi guarda anche oltre il contesto locale. I colori dell’arcobaleno diventano il simbolo di una comunità che vuole raccontarsi come luogo di accoglienza e convivenza, ma anche come una comunità capace di rimboccarsi le maniche per prendersi cura dei propri spazi. E non è passata inosservata. È stata molto fotografata e condivisa sui social, suscitando curiosità e apprezzamento. Affacciata sul mare delle Egadi, nel cuore del Mediterraneo, la zona delle panchine avrebbe bisogno di ulteriori interventi di manutenzione.Cosa resta da fare
In particolare, i promotori auspicano che il Comune di Favignana - Isole Egadi possa sistemare tutta la ringhiera che costeggia il belvedere sul mare, restituendo decoro e piena valorizzazione a uno degli scorci dell’isola. «Ci occuperemo della manutenzione futura», conferma Vaccaro, proprio perché il messaggio non può limitarsi al giorno dell’inaugurazione o alla fotografia da pubblicare sui social, ma deve continuare nel tempo.A Marettimo, pace è una parola che sembra stare bene accanto al mare, al vento, ai sentieri che salgono verso la montagna e alle case raccolte davanti all’azzurro delle Egadi. L’isola vive sospesa tra terra e Mediterraneo e lì il mare non è soltanto un orizzonte da guardare, ma una presenza quotidiana, una parte dell’identità di chi ci vive e di chi torna, stagione dopo stagione, a cercare quel silenzio particolare che appartiene alle isole. Marettimo ha il ritmo delle cose semplici.
Le barche che rientrano in porto, le voci nelle strade, il vento che cambia direzione, il profilo della montagna che accompagna lo sguardo e quel mare che sembra allargare lo spazio intorno. Davanti a quella panchina c’è il mare delle Egadi, il Mediterraneo nel suo punto più aperto e antico.
Un mare che da millenni mette in comunicazione persone, culture e storie diverse. E allora quei colori dell’arcobaleno sembrano quasi dialogare con i colori dell’isola: il blu dell’acqua, il verde della vegetazione, il grigio delle rocce, il bianco delle case, il rosso dei tramonti. Una piccola tavolozza naturale alla quale i volontari hanno aggiunto un altro arcobaleno come invito a sedersi insieme, a rallentare, guardare il mare e ricordare che la convivenza, come la bellezza, si costruisce mettendo insieme colori diversi.
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