Scrive fin da bimba, è tra le più promettenti d'Italia: Alessia, giovane poetessa siciliana
Una vocazione nata in solitudine, senza maestri né spinte esterne, coltivata con ostinazione e diventata, nel tempo, una necessità. Vi raccontiamo la sua storia
La poetessa siciliana Alessia Cusenza
Il Premio intende onorare la memoria di Paul Valéry, poeta, scrittore e filosofo di fama internazionale, tenendo viva l’attenzione verso la sua opera di mediatore fra cultura umanistica e scientifica, ricordarne i legami affettivi con la Liguria e in particolare con Genova - città natale di sua madre – alla quale nella notte tra il 4 e il 5 ottobre 1892, decise di consacrare la sua vita a ciò che indicò come “la via dello spirito”.
Un risultato tutt'altro che scontato per una prima raccolta, “Ljuba”, nata da una scrittura che l'autrice coltiva fin da bambina. Alessia scrive da quando aveva appena sette, otto anni. Una vocazione nata in solitudine, senza maestri né spinte esterne, coltivata con ostinazione e diventata, nel tempo, una necessità di restituzione del proprio sguardo sul mondo. Nata in Puglia e cresciuta a Trapani, terra d'origine della sua famiglia, ha frequentato il liceo classico ed è laureanda in Giurisprudenza.
Parallelamente ha lavorato nell'industria cinematografica come assistente location manager, nel reparto regia e anche come comparsa in diverse produzioni, tra cui Il Gattopardo, girato interamente in Sicilia. Oggi vive tra Trapani e Roma, dove punta a reinserirsi nel mondo del cinema, mentre porta avanti anche progetti di scrittura documentaristica, tra cui un lavoro dedicato proprio al mondo delle comparse. L'inclinazione artistica attraversa tutta la sua vita: oltre alla scrittura dipinge acquerelli, legge praticamente ogni genere letterario – fatta eccezione per i gialli – e coltiva una ricerca poetica personale, raffinata e profondamente riconoscibile.
Nel 2025 ha pubblicato la sua prima raccolta poetica con Lamantica Edizioni, casa editrice bresciana specializzata in microeditoria in carta azzurra. Non tutte le poesie scritte nel corso degli anni sono confluite nel volume: l'autrice ha presentato una selezione alla casa editrice, che ha risposto manifestando interesse. Da lì è nato un intenso lavoro editoriale durato circa un anno, culminato con la pubblicazione nell'aprile del 2025. “Ljuba”, parola slava che significa "amore", è un titolo che richiama un verso presente all'interno della raccolta.
Non si tratta, però, di un libro esclusivamente dedicato all'amore: dentro convivono la lingua, la poesia e il tema della mancata coincidenza. «Mi piaceva suggerire l'idea, per chi la cogliesse, che tutto il libro parlasse di una mancata coincidenza», racconta l’autrice. Quello di Ljuba è un esordio che ha già attirato l'attenzione della critica. Il volume è, infatti, tra i tre finalisti del Premio Genova Valéry, riconoscimento che nasce da una ricognizione dell'editoria poetica dell'ultimo anno dedicata ai poeti under 40.
Una giuria composta da alcune delle voci più autorevoli della poesia italiana seleziona nove semifinalisti e quindi tre finalisti. Tra i giurati figurano, tra gli altri, Massimo Morasso, Giancarlo Pontiggia e Andrea Valcalda. Il premio si inserisce all'interno del Festival Internazionale di Poesia Parole Spalancate. Il 12 e il 13 giugno ai tre finalisti è stato chiesto di presentare le proprie opere. In finale, assieme ad Alessia Cusenza, ci sono un autore catanese di nascita ma bolognese d'adozione, e un poeta emiliano. Il vincitore, che sarà designato a breve, nel mese di ottobre sarà ospitato nella casa dove visse per un periodo il poeta Paul Valéry.
«Abbiamo vissuto momenti cenacolari – racconta -. Poeti di grandissimo livello hanno tenuto delle lectio magistralis soltanto per noi. Abbiamo assistito a due giorni di musica medievale, vivendo importanti momenti di confronto. È stato un grande arricchimento ed è stato bello che persone di questo calibro riconoscessero il valore di noi, così piccoli».
Un percorso ancora più significativo perché, come le è stato fatto notare dagli stessi addetti ai lavori, è piuttosto raro che un'opera prima riesca a raggiungere la finale del premio: solitamente vengono selezionate almeno seconde raccolte. La sua formazione poetica nasce da letture intense e continue. Tra gli autori che ama maggiormente ci sono prioritariamente donne: Sylvia Plath, Amalia Rosselli, tutta la sua poetica, e Alejandra Pizarnik. Nella fase originaria della sua ricerca è stata molto importante anche Wisława Szymborska, alla quale diversi lettori hanno accostato la sua scrittura.
«È stato tutto un processo solitario – dice -. Non c'è mai stato nessuno, né durante gli studi né in famiglia, che mi abbia spinta a scrivere. È stata una testardaggine mia, ma senza pretese. Non avevo mai pensato di dover pubblicare un libro. Mi sono chiesta a cosa potesse servire un mio libro di poesia, in più, nel mondo. Poi ho riletto quei testi, ho capito che erano belli, e ho deciso di pubblicarli».
Se oggi il lavoro la porta spesso lontano dalla Sicilia, il legame con la sua terra resta il centro emotivo della sua scrittura. Trapani attraversa costantemente i suoi versi, prima ancora della sua persona. «Fare poesia qui è difficile – osserva - . Trapani è alla fine. Qui le cose devono arrivare, non circolano. Manca un fermento culturale e poetico differente, mancano residenze artistiche dedicate alla poesia. Ho faticato a fare quello che volevo fare e gli scambi più importanti li ho avuti tutti fuori dalla mia città. A Roma circola tutto, passa tutto».
Eppure la sua terra rimane un richiamo continuo. «Io nella mia terra sto bene. È un richiamo emotivo. Guardando i miei posti solitari mi sento viva. Torno a casa nella maggior parte dei miei pensieri. Persino la Statale 119, un luogo in cui apparentemente non c'è nulla, per me è un posto del cuore». Il libro è arrivato nelle librerie di Roma e Milano, oltre a essere disponibile online. In Sicilia, e a Trapani, invece, la diffusione della poesia continua a essere più complessa. «Mi hanno detto che la poesia qui non si vende tantissimo. Però tante persone mi hanno chiesto perché il libro non fosse disponibile nelle librerie della città».
Trapani, tuttavia, non smette mai di chiamarla. «Dopo un po' che sono fuori sento il bisogno di tornare. È un richiamo di leggerezza più che di concretezza. Trapani non è noiosa: sono io che mi annoio. Sono un po' zingara nell'animo e credo che la scrittura aiuti tantissimo questa mia tendenza». Continua a scrivere, senza interrompere quel dialogo intimo che considera indispensabile. «Vorrei riuscire a scrivere, sempre, per tutta la vita. Ma devo stare molto attenta a quello che ho dentro, senza inceppare qualcosa. Ho bisogno di una grande cura intima».
Una scrittura ricercata, colta e personale, che nasce da una voce appartata e che, proprio per questo, oggi sta trovando ascolto ben oltre i confini della Sicilia.
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