Tra moda e foto si incontrano Sicilia e Sardegna: succede in un quartiere di Trapani
"Nonostante Cappuccinelli", il progetto che ha portato il fotoreporter Francesco Bellina e lo stilista Antonio Marras nel cuore di uno dei quartieri popolari
Un momento del progetto "Nonostante Cappuccinelli"
Ed è proprio da qui che nasce "Nonostante Cappuccinelli", il progetto fotografico che nei giorni scorsi ha portato il fotoreporter trapanese Francesco Bellina e lo stilista Antonio Marras nel cuore di uno dei quartieri popolari di Trapani. Un lavoro che non prova a raccontare Cappuccinelli dall'esterno, ma a restituirgli la possibilità di raccontarsi da sé. L'iniziativa, inserita nel programma "Ciak... uno scatto per la città" promosso dall'assessorato ai Servizi sociali del Comune di Trapani, coinvolge infatti molti residenti trasformandoli nei protagonisti di una autonarrazione.
Più che fotografare il quartiere, Bellina e Marras hanno cercato di creare le condizioni affinché fosse il quartiere stesso a prendere parola. Così, tra facciate in trasformazione, cantieri aperti, scorci che si affacciano sul mare e geometrie urbane che sembrano uscite da una scenografia metafisica, hanno preso forma immagini in cui l'alta moda incontra la vita quotidiana senza gerarchie e senza distanze. La storia di "Nonostante Cappuccinelli" inizia però diversi anni fa. Bellina e Marras si conoscono durante la pandemia attraverso Instagram.
Un incontro casuale che si trasforma rapidamente in un dialogo artistico fatto di sensibilità comuni: l'attenzione verso i luoghi marginali, la fascinazione per le identità popolari e la convinzione che l'arte possa essere uno strumento capace di generare nuove narrazioni. Da quel primo contatto nasce "Nonostante Ballarò", realizzato nel cuore dello storico mercato palermitano. Un progetto che rompe gli schemi della fotografia di moda tradizionale e porta gli abiti di Marras tra le strade del quartiere, facendoli indossare a commercianti, lavoratori, abitanti e passanti. «Mi piaceva l'idea di far avvicinare l'alta moda al popolo, senza divisioni e senza marginalizzare nessuno - racconta Bellina -. Dal parcheggiatore ai commercianti del quartiere, chiunque avesse voglia di aderire al progetto è diventato protagonista».
Dopo Palermo arriva Ustica. Adesso Trapani. E presto sarà la volta di Alghero, città natale di Marras. Tappe diverse di un unico percorso che continua a interrogarsi sul rapporto tra persone e territorio. Per Francesco Bellina, però, questa esperienza possiede un valore particolare. Cappuccinelli è il quartiere della sua infanzia, dove è cresciuto con la nonna, «è un luogo che fa parte della mia storia».
Il ritorno a Cappuccinelli assume così il valore di un ritorno alle proprie radici. Per Marras, l’incontro tra il suo lavoro e lo sguardo di Bellina ha un valore profondamente personale. «Siamo qui a Trapani e questo è un progetto che entra in una dimensione più intima, perché Francesco ci porta nel quartiere che ha dato origine alla sua storia. È come entrare nella casa di qualcuno: un gesto di grande fiducia e responsabilità».
Un’idea di “casa” che diventa anche chiave di lettura del progetto. «La casa è il luogo del rifugio, così come l’abito. Entrambi raccontano chi siamo e come ci relazioniamo con il mondo». Nel lavoro a Cappuccinelli, anche la scelta dei luoghi assume un significato preciso. Tra i primi set fotografici c’è stato un centro di accoglienza del quartiere, scelto non a caso. «Abbiamo iniziato proprio da lì, da uno spazio di accoglienza, dove le persone arrivano in un momento di bisogno, non solo materiale ma anche umano e spirituale», spiega Marras.
«Era importante partire da un luogo che raccontasse immediatamente questa dimensione». Un aspetto che, secondo lo stilista, mette in dialogo anche le radici comuni del Mediterraneo. Sicilia e Sardegna, due isole che condividono non solo la posizione geografica ma anche una condizione culturale. «Siamo terre di frontiera, nel cuore del Mediterraneo, il primo punto di approdo per chi arriva da altre parti del mondo. E questo cambia inevitabilmente il modo in cui si raccontano i luoghi e le persone».
Nel progetto entra così anche una riflessione più ampia sullo sguardo e sulla distanza. «Come direbbe Pirandello, bisogna cambiare prospettiva per capire le cose. Guardarle da un’altra distanza per vederle davvero». Per Marras, inoltre, il senso del progetto sta anche nel cortocircuito tra moda e vita quotidiana.
«La moda non è separata dal mondo, è uno specchio del tempo che viviamo. Chi fa questo mestiere non dovrebbe solo disegnare abiti, ma raccontare la realtà che lo circonda». Per questo, nel progetto, gli abiti non sono pensati per la passerella ma per essere messi alla prova nei contesti reali del quartiere. «Mi interessa la reazione delle persone quando entrano in scena. Capisci subito se qualcuno si sente a suo agio oppure no. È lì che l’abito prende senso».
Tra i momenti più significativi del lavoro, anche l’incontro con i più giovani. «Ci sono stati due ragazzini che sembravano nati sul set - racconta Marras-. Sono quelle sorprese che spiazzano e che danno energia al progetto». L’obiettivo finale non è costruire immagini patinate, ma mettere in corto circuito elementi apparentemente inconciliabili. «Sono immagini di forti contrasti, di apparente incoerenza. Ma è proprio lì che nasce qualcosa: abito, persona e luogo diventano parte della stessa storia».
Ma "Nonostante Cappuccinelli" non guarda soltanto al presente. Tra gli scatti trova spazio anche il ricordo del Serraino Vulpitta, il centro di permanenza temporanea dove nel 1999 sei migranti tunisini persero la vita durante un incendio. «Abbiamo voluto ricordare quel momento affinché non accada più», spiega Bellina. Accanto a questa memoria emerge anche quella di padre Stellino, storico parroco del quartiere e figura di riferimento per intere generazioni di residenti, che il fotografo ha voluto omaggiare attraverso il progetto.
Perché la bellezza, sembra suggerire "Nonostante Cappuccinelli", non può esistere senza memoria. Dietro le fotografie c'è anche il lavoro di una rete che da anni opera nel quartiere: il comitato di quartiere, la scuola, la parrocchia, le associazioni e i tanti cittadini che hanno sostenuto l'iniziativa fin dal primo giorno. L'arrivo di "Nonostante Cappuccinelli" è stato fortemente voluto dal Comitato di quartiere, nella persona di Roberto Valenti, che ha visto nel progetto un’opportunità per rafforzare il percorso di rigenerazione e crescita della comunità. Il quartiere, secondo il Comitato, non è soltanto lo sfondo dell’iniziativa ma il suo vero protagonista. Una realtà viva che si racconta attraverso chi la abita e la attraversa ogni giorno.
La rigenerazione urbana non può fermarsi agli interventi sugli spazi fisici, ma deve coinvolgere anche le persone e il loro modo di percepire il quartiere. Un processo che passa necessariamente da una trasformazione dello sguardo collettivo. In questo percorso, l’arte assume un ruolo centrale non come ornamento, ma come strumento capace di attivare consapevolezza e relazione. Può contribuire a risvegliare coscienze, a riaccendere attenzione verso luoghi e persone, anche dove sembra essersi persa.
Gli artisti diventano così mediatori di sguardi, in grado di restituire visibilità a ciò che spesso resta invisibile, rafforzando il senso di appartenenza e di responsabilità verso il proprio territorio. Cappuccinelli, d'altra parte, custodisce caratteristiche uniche. Affacciato sul mare, è stato progettato attorno a un'idea di condivisione che ancora oggi ne definisce l'identità: le corti e i giardini comuni pensati come spazi di incontro tra gli abitanti.
Un percorso che negli anni è stato sostenuto anche da figure e istituzioni che hanno contribuito a rafforzarne il tessuto sociale. Dalla parrocchia, punto di riferimento culturale oltre che spirituale, alla scuola, che accompagna la crescita delle nuove generazioni educandole a una cittadinanza consapevole. In questo contesto, "Nonostante Cappuccinelli" punta non soltanto a cambiare lo sguardo di chi osserva il quartiere dall'esterno, ma soprattutto a rafforzare la percezione che gli abitanti hanno della propria identità. E la presenza di Antonio Marras contribuisce ad amplificare questo messaggio oltre i confini cittadini, trasformando Cappuccinelli in un racconto che supera la dimensione locale e raggiunge un pubblico più ampio.
«La bellezza è ovunque - dice Bellina-. Non solo nei salotti o nelle facce perfette. Esiste nei rapporti umani, negli sguardi dei bambini, nelle persone che costruiscono qualcosa insieme». La mostra finale sarà il naturale proseguimento di questo percorso. Non una semplice esposizione fotografica, ma un progetto costruito insieme agli abitanti e restituito agli spazi che lo hanno generato.
Le immagini torneranno così nel quartiere da cui sono nate, tra le persone che hanno scelto di mettersi in gioco davanti all'obiettivo e di raccontarsi attraverso un linguaggio diverso. Perché "Nonostante Cappuccinelli" non prova a offrire uno sguardo esterno sulla periferia, ma a rendere visibile ciò che già esiste: una comunità che continua a costruire la propria identità, custodendo la memoria del passato e immaginando nuove possibilità per il futuro.
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