Una via (scrigno) del cuore artigiano di Trapani: qui c'era l'arte "dell'oro del mare"
Una maestria che si tramanda da padre in figlio e che rischia di andare perduta. Anticamente fiorente, qui realizzavano gioielli e crocifissi per le corti e alle chiese
Uno scorcio di Trapani
Camminare oggi lungo via dei Corallai, nel cuore del centro storico di Trapani, significa percorrere una strada come tante altre. Eppure, basta guardarsi intorno per percepire l’eredità di un passato unico: qui, un tempo, decine di botteghe lavoravano il corallo, trasformando il mare in arte e lasciando un segno profondo sull’identità della città.
Ogni pietra, ogni portone racconta di un mestiere che, per secoli, ha modellato la vita e la cultura di Trapani. Da secoli considerata una delle capitali della lavorazione del corallo nel Mediterraneo, Trapani conserva questa eredità anche nella toponomastica del centro storico. Via dei Corallai è la strada simbolo di un periodo in cui il lavoro dei maestri artigiani animava le strade della città.
La storia del corallo a Trapani affonda le radici nel Medioevo; le prime testimonianze documentate risalgono al periodo della dominazione araba, quando il commercio del corallo iniziava a svilupparsi lungo le coste del Mediterraneo. Ma è tra il XVI e il XVIII secolo, sotto il dominio spagnolo, che la città vive la sua stagione più fiorente: la pesca del corallo nel Mediterraneo sostiene un’intensa attività artigiana, trasformando Trapani in uno dei principali centri del Mediterraneo di lavorazione del materiale prezioso.
Questo successo attirò nelle botteghe dei maestri corallai un numero sempre crescente di giovani apprendisti, desiderosi di imparare l’arte. Con il moltiplicarsi di botteghe e di novizi, nacque la necessità di regolare la formazione e il lavoro in una disciplina resa ufficiale nel 1633 nei capitoli della maestranza degli Scultori e dei Corallai di Trapani, che stabilivano norme, standard e percorsi di apprendistato. Si sviluppa così una vera e propria industria artistica.
Le botteghe si concentravano lungo l’attuale via dei Corallai e nelle strade vicine, creando un quartiere specializzato, dove il corallo grezzo veniva inciso, scolpito e combinato con materiali nobili. Da qui uscivano gioielli, crocifissi, reliquiari e composizioni destinate alle corti europee, ai monasteri e alle chiese del Mediterraneo.
Il corallo non era solo materia prima: diventava linguaggio artistico e simbolico. Il suo colore rosso, associato al sangue di Cristo e al concetto di vita, ne favoriva l’uso nelle opere sacre, mentre, nella tradizione popolare, assumeva valore protettivo. Trapani costruisce così, nel tempo, un’identità profondamente legata a questo “oro del mare”, che ancora oggi definisce uno dei tratti più riconoscibili della città. È nell’arte sacra che Trapani genera alcune delle sue creazioni più spettacolari.
Tra il XVII e il XVIII secolo, i maestri corallai realizzano crocifissi, reliquiari, tabernacoli, statue e presepi monumentali, in cui il corallo si intreccia con altri materiali pregiati. Queste opere non erano vere e proprie testimonianze di abilità e prestigio artigianale. Destinate a chiese, conventi e committenze aristocratiche, viaggiavano ben oltre i confini siciliani, contribuendo a consolidare la fama di Trapani come centro d’eccellenza.
Oggi, una parte significativa di questo patrimonio è custodita al Museo Regionale “Agostino Pepoli", che conserva una delle collezioni di corallo lavorato più importanti al mondo. Le sale del museo permettono di seguire l’evoluzione stilistica della produzione trapanese e di apprezzarne l’altissimo livello tecnico, restituendo al visitatore la misura di una tradizione che ha segnato profondamente la storia artistica della città.
Con il declino della pesca del corallo e i cambiamenti economici e sociali dell’Ottocento, la grande stagione delle botteghe subisce una progressiva riduzione. Molti laboratori chiudono, altri si riconvertono, e un sapere trasmesso per secoli di padre in figlio rischia di andare perduto. Eppure, a Trapani, l’arte del corallo non si è mai completamente interrotta. Ancora oggi esistono botteghe e maestri artigiani che lavorano il corallo secondo tecniche tradizionali, mantenendo vivo un patrimonio di gesti e conoscenze antiche. Percorrendo le vie di Trapani, è ancora possibile seguire le tracce della grande tradizione corallara, unendo la storia alle leggende della città.
Dal cuore artigiano di Via dei Corallai si può raggiungere la costa, dove il mare racconta ancora le storie dei pescatori e dei loro ritorni dai porti lontani. Tra questi luoghi spicca la piccola chiesetta di San Liberale, costruita dai corallai come ex voto e simbolo di protezione. Secondo la tradizione, Liberale era un pescatore di corallo catturato dai pirati per la sua fede cristiana e divenuto martire. Nello stesso giorno della sua morte, un’altra imbarcazione dei corallai fece un raccolto abbondante di corallo, interpretato come segno miracoloso della sua protezione. Questo evento spinse i pescatori a edificare la chiesetta proprio sul luogo del ritorno dal mare, rendendo San Liberale simbolo di coraggio e custode del loro lavoro.
Attraversando le vie di Trapani, tra botteghe, musei e piccoli luoghi sacri, si percepisce quindi ancora l’eco di un passato che ha segnato la città. Il corallo non è solo un materiale prezioso: è memoria, identità, e ogni frammento lavorato racconta una storia di mare e di tradizione che continua a vivere nel cuore della città.
Ogni pietra, ogni portone racconta di un mestiere che, per secoli, ha modellato la vita e la cultura di Trapani. Da secoli considerata una delle capitali della lavorazione del corallo nel Mediterraneo, Trapani conserva questa eredità anche nella toponomastica del centro storico. Via dei Corallai è la strada simbolo di un periodo in cui il lavoro dei maestri artigiani animava le strade della città.
La storia del corallo a Trapani affonda le radici nel Medioevo; le prime testimonianze documentate risalgono al periodo della dominazione araba, quando il commercio del corallo iniziava a svilupparsi lungo le coste del Mediterraneo. Ma è tra il XVI e il XVIII secolo, sotto il dominio spagnolo, che la città vive la sua stagione più fiorente: la pesca del corallo nel Mediterraneo sostiene un’intensa attività artigiana, trasformando Trapani in uno dei principali centri del Mediterraneo di lavorazione del materiale prezioso.
Questo successo attirò nelle botteghe dei maestri corallai un numero sempre crescente di giovani apprendisti, desiderosi di imparare l’arte. Con il moltiplicarsi di botteghe e di novizi, nacque la necessità di regolare la formazione e il lavoro in una disciplina resa ufficiale nel 1633 nei capitoli della maestranza degli Scultori e dei Corallai di Trapani, che stabilivano norme, standard e percorsi di apprendistato. Si sviluppa così una vera e propria industria artistica.
Le botteghe si concentravano lungo l’attuale via dei Corallai e nelle strade vicine, creando un quartiere specializzato, dove il corallo grezzo veniva inciso, scolpito e combinato con materiali nobili. Da qui uscivano gioielli, crocifissi, reliquiari e composizioni destinate alle corti europee, ai monasteri e alle chiese del Mediterraneo.
Il corallo non era solo materia prima: diventava linguaggio artistico e simbolico. Il suo colore rosso, associato al sangue di Cristo e al concetto di vita, ne favoriva l’uso nelle opere sacre, mentre, nella tradizione popolare, assumeva valore protettivo. Trapani costruisce così, nel tempo, un’identità profondamente legata a questo “oro del mare”, che ancora oggi definisce uno dei tratti più riconoscibili della città. È nell’arte sacra che Trapani genera alcune delle sue creazioni più spettacolari.
Tra il XVII e il XVIII secolo, i maestri corallai realizzano crocifissi, reliquiari, tabernacoli, statue e presepi monumentali, in cui il corallo si intreccia con altri materiali pregiati. Queste opere non erano vere e proprie testimonianze di abilità e prestigio artigianale. Destinate a chiese, conventi e committenze aristocratiche, viaggiavano ben oltre i confini siciliani, contribuendo a consolidare la fama di Trapani come centro d’eccellenza.
Oggi, una parte significativa di questo patrimonio è custodita al Museo Regionale “Agostino Pepoli", che conserva una delle collezioni di corallo lavorato più importanti al mondo. Le sale del museo permettono di seguire l’evoluzione stilistica della produzione trapanese e di apprezzarne l’altissimo livello tecnico, restituendo al visitatore la misura di una tradizione che ha segnato profondamente la storia artistica della città.
Con il declino della pesca del corallo e i cambiamenti economici e sociali dell’Ottocento, la grande stagione delle botteghe subisce una progressiva riduzione. Molti laboratori chiudono, altri si riconvertono, e un sapere trasmesso per secoli di padre in figlio rischia di andare perduto. Eppure, a Trapani, l’arte del corallo non si è mai completamente interrotta. Ancora oggi esistono botteghe e maestri artigiani che lavorano il corallo secondo tecniche tradizionali, mantenendo vivo un patrimonio di gesti e conoscenze antiche. Percorrendo le vie di Trapani, è ancora possibile seguire le tracce della grande tradizione corallara, unendo la storia alle leggende della città.
Dal cuore artigiano di Via dei Corallai si può raggiungere la costa, dove il mare racconta ancora le storie dei pescatori e dei loro ritorni dai porti lontani. Tra questi luoghi spicca la piccola chiesetta di San Liberale, costruita dai corallai come ex voto e simbolo di protezione. Secondo la tradizione, Liberale era un pescatore di corallo catturato dai pirati per la sua fede cristiana e divenuto martire. Nello stesso giorno della sua morte, un’altra imbarcazione dei corallai fece un raccolto abbondante di corallo, interpretato come segno miracoloso della sua protezione. Questo evento spinse i pescatori a edificare la chiesetta proprio sul luogo del ritorno dal mare, rendendo San Liberale simbolo di coraggio e custode del loro lavoro.
Attraversando le vie di Trapani, tra botteghe, musei e piccoli luoghi sacri, si percepisce quindi ancora l’eco di un passato che ha segnato la città. Il corallo non è solo un materiale prezioso: è memoria, identità, e ogni frammento lavorato racconta una storia di mare e di tradizione che continua a vivere nel cuore della città.
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