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Un furto sacrilego, poi il miracolo: a Ragusa Ibla c'è la chiesa del "Santissimo Trovato"

Come nasce e perché si chiama così un luogo sacro caro agli abitanti di questa suggestiva zona della Sicilia, edificato tra il 1801 e il 1807. Ecco la sua storia

Federica Puglisi
Giornalista
  • 14 giugno 2026

La chiesa del Santissimo Trovato a Ragusa Ibla

Un misterioso furto, un inspiegabile ritrovamento, un giallo che si tinge di magia e di storia. Ragusa Ibla una delle città più belle della Sicilia orientale conserva una chiesa che al di là del suo valore architettonico ha una storia particolarmente curiosa che viene tuttora tramandata e da cui trae origine anche il suo nome.

Si tratta della chiesa del Santissimo Trovato. La nascita della chiesa risale ai primi anni dell’Ottocento, tra il 1801 e il 1807. Ma non si tratta di una costruzione pianificata come molte altre nel barocco siciliano e di questa città: tutto parte da un furto sacrilego che colpì l’opinione popolare. Una notte del mese di marzo del 1801 dalla chiesa di Sant’Antonio venne trafugata una pisside contenente le ostie consacrate che vengono utilizzate per la celebrazione della messa.

Autore del furto sarebbe stato un uomo che si chiamava Cassarà. Il gesto scosse profondamente la comunità locale, non solo per il furto in sé, ma per il suo valore simbolico e religioso. Si gridò allo scandalo, alla paura, al sacrilegio di un gesto inaspettato. Ma poco tempo dopo accadde qualcosa, un miracolo lo considerarono in tanti. La pisside venne ritrovata in un campo fuori dalla città. Questo evento fu considerato quasi miracoloso, tanto da spingere la popolazione a finanziare spontaneamente la costruzione di un edificio sacro in memoria del “ritrovamento”, proprio in questo luogo.

Dunque in breve tempo venne costruita la chiesa che prese il nome proprio di “Santissimo Trovato”, o in dialetto "U Santissimu truvatu", un edificio sacro nato per volontà popolare. Fu la comunità stessa a raccogliere fondi e a promuovere il progetto, affidato all’architetto Giovanni Battista Mazzolo. Una devozione collettiva che simboleggia il forte legame di fede dell’intera popolazione.

La chiesa si trova in una posizione suggestiva, a ridosso delle antiche mura bizantine della città e vicino al Giardino Ibleo. L’edificio sacro, dunque, a livello monumentale è molto semplice e sobrio, quasi a simboleggiare la semplicità del gesto popolare. Presenta una facciata lineare con portale incorniciato da paraste, e poi ancora un frontone triangolare, un campanile. Mentre l’interno si presenta ad una sola navata ed è privo di decorazioni, quasi a contrapporre la ricchezza barocca di Ibla e l’opulenza tipica di questo stile architettonico.

Inoltre al suo interno durante il periodo natalizio si può ammirare un grande presepe artistico con oltre 90 figure in terracotta e scenografie dettagliate. Ma che fine fece il ladro? In molti si chiesero quale fosse stato il destino dell’uomo che si era macchiato di quel sacrilegio. Secondo la tradizione, Cassarà fu arrestato e morì in carcere poco dopo, sopraffatto dalla disperazione per un gesto che comunque probabilmente non avrebbe voluto compiere.

La vicenda entrò persino nella cultura popolare, tramandata attraverso racconti e canzoni locali. Un episodio di cronaca dunque divenne un grande esempio di fede condivisa e di devozione di una comunità, che decise di costruire memoria, devozione e identità giunte fino a noi, tanto che questo luogo è meta di visite, come quelle del circuito delle “Vie dei tesori” e di itinerari alla scoperta della sua storia e del suo mistero.
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