Un mestiere antico e la scuola in Sicilia per l'integrazione: l'idea (vincente) di don Marco
A Ciavolo succede con la pastorizia, un lavoro antico fatto di sacrifici e dedizione oggi punto di partenza per costruire comunità e promuovere il territorio
Don Marco Laudicina
Ci sono luoghi in cui il senso di comunità si misura nella capacità di ritrovarsi attorno a un mestiere, a una tradizione, a un pezzo di storia condivisa. A Ciavolo, nelle campagne di Marsala, succede con la pastorizia, un lavoro antico fatto di sacrifici e dedizione che oggi diventa anche il punto di partenza per costruire nuove relazioni, promuovere l'integrazione e dare valore a un territorio che ha ancora molto da raccontare.
A Ciavolo ha trovato una comunità che, pur vivendo in un contesto rurale, ha dimostrato di saper mobilitare energie e costruire iniziative di grande partecipazione. Quella che immaginava come una piccola contrada si è rivelata una realtà capace di coinvolgere migliaia di persone, attirare sostegni e mettere in rete associazioni, istituzioni, imprese e volontari. Un percorso che dimostra quanto il lavoro di una parrocchia possa diventare anche un'occasione per valorizzare il territorio e rafforzare i legami sociali, senza perdere di vista il ruolo centrale delle persone.
La seconda edizione della Festa del Pastore, organizzata in due giornate dalla parrocchia Maria Santissima della Cava, dall'associazione Circolo MCL Maria Santissima della Cava, presieduta da Giacomo Barraco, e dal Gruppo dei Pastori, con il patrocinio del Comune di Marsala, del Libero Consorzio Comunale di Trapani, del Movimento Cristiano Lavoratori e di Unioncamere, ha raggiunto nelle scorse settimane circa 25 mila presenze. Numeri importanti, che hanno coinvolto l'intero territorio, arrivando persino a creare difficoltà nella gestione dei parcheggi. Eppure, dietro il successo della manifestazione, non c'è soltanto la volontà di promuovere un prodotto o attirare visitatori, ma c'è stato soprattutto il desiderio di restituire dignità e visibilità a chi, ogni giorno, lavora lontano dai riflettori, contribuendo all'economia locale e alla custodia di un paesaggio rurale che rischia di essere dato per scontato.
«La pastorizia è fatta di sacrifici, ma anche di valori come la solidarietà, la condivisione e il legame con la terra», racconta don Marco Laudicina. Il pastore comincia la giornata nelle prime ore del mattino e spesso la conclude soltanto la sera tardi, in un lavoro che richiede una presenza costante e una dedizione difficile da raccontare a chi non lo conosce direttamente.
I primi incontri sono iniziati nel giugno dello scorso anno e, a settembre, la prima Festa del Pastore ha debuttato con una sola giornata. Il risultato ha superato le aspettative, dimostrando quanto fosse forte il desiderio di ritrovarsi attorno a una tradizione condivisa. La crescita dell'iniziativa ha portato anche alla nascita del Circolo MCL Maria Santissima della Cava, associazione autonoma che permette di dare continuità alle attività e di organizzare nuovi progetti per il territorio.
Alla seconda edizione, assieme alla presentazione delle produzioni locali, si è svolto un talk dedicato al percorso che porta dalla pecora al formaggio: un viaggio attraverso il lavoro degli allevatori, dei casari e di tutti gli operatori della filiera, per raccontare competenze, tradizioni e prospettive future di un settore che rappresenta una parte importante dell'identità economica e culturale del territorio. La manifestazione ha potuto contare sul sostegno delle istituzioni, di numerosi sponsor e soprattutto sulla rete di relazioni costruita dagli stessi pastori, che attraverso i propri contatti con supermercati, negozi di alimentari e altre realtà commerciali hanno contribuito al coinvolgimento di oltre 200 sponsor.
Circa 200 volontari hanno partecipato all'organizzazione, assieme al comitato, dimostrando come una comunità possa trasformare un'intuizione in un progetto condiviso. Ma a Ciavolo il senso di comunità si manifesta anche in un altro aspetto fondamentale: l'integrazione tra la popolazione locale e quella tunisina, ormai parte integrante della vita delle campagne marsalesi.
Sono numerosi i cittadini tunisini impegnati come braccianti agricoli, collaboratori e dipendenti delle aziende, ma ci sono anche persone che nel tempo hanno avviato attività imprenditoriali e costruito il proprio percorso professionale. La loro presenza è essenziale per l'agricoltura e per la stessa pastorizia. Nelle campagne si lavora fianco a fianco, si condividono responsabilità e si costruiscono relazioni che vanno oltre le differenze culturali. La produzione agricola del territorio, dall'uva alle fragole, racconta anche il contributo di questa comunità, che negli anni ha trovato a Ciavolo e nelle contrade vicine uno spazio in cui vivere e realizzarsi.
Un dato che racconta una realtà ormai consolidata, nella quale le nuove generazioni crescono insieme e condividono gli stessi spazi educativi. Proprio la scuola, tuttavia, ha rischiato di chiudere a causa del numero ridotto di iscritti. Alla fine dell'estate, don Marco Laudicina, assieme alla dirigente scolastica e all'assessore comunale al ramo, ha incontrato le famiglie per sensibilizzarle sull'importanza di mantenere aperto il plesso. Un lavoro di confronto che ha portato alcuni genitori a ritirare la decisione di trasferire altrove i propri figli.
Per il parroco, la scuola non è soltanto un servizio, ma un presidio che custodisce l'identità stessa delle contrade. La sua presenza permette alle famiglie di restare sul territorio e contribuisce a mantenere vivo un tessuto sociale che rischierebbe altrimenti di impoverirsi. Anche il timore che una scuola più piccola possa garantire una qualità inferiore, non trova riscontro nell'esperienza quotidiana: i bambini possono essere seguiti in gruppi ridotti, con un'attenzione più diretta alle loro esigenze.
La difesa della scuola e la Festa del Pastore appartengono, in fondo, allo stesso percorso: entrambe nascono dalla volontà di non lasciare che un territorio perda le proprie risorse e i propri punti di riferimento. Che si tratti di un mestiere tramandato nel tempo o di un'aula scolastica, ciò che conta è la capacità di riconoscere il valore di ciò che tiene insieme una comunità.
A raccontare questa energia collettiva è anche un'altra esperienza, cioè quella del Presepe vivente organizzato lo scorso anno nello spiazzale della chiesa, proprio dopo la prima edizione della Festa del Pastore. Realizzato in collaborazione con Enzo Amato e Nicola Anastasi, protagonisti dei “Trikke e Due Cabaret”, ha richiamato circa 8 mila visitatori. Un'iniziativa che ha coinvolto tantissime persone e che ora si prepara a una nuova edizione, con l'obiettivo di riunire oltre 300 volontari. Anche in questo caso, il risultato più importante non si esaurisce nel numero dei visitatori, ma é il percorso di preparazione a fare la differenza: persone che mettono a disposizione il proprio tempo, competenze che si incontrano, relazioni che si rafforzano. La stessa energia che ha reso possibile la crescita della Festa del Pastore e che potrebbe trovare nuove espressioni nella valorizzazione di altre produzioni del territorio, come le fragole, per le quali si è immaginata anche una possibile sagra.
A Ciavolo, la pastorizia diventa così il simbolo di una comunità che non si limita a celebrare il proprio passato, ma cerca nuove strade per costruire il futuro. Un futuro in cui i pastori trovano riconoscimento, la scuola continua a essere un presidio di identità e la presenza di cittadini provenienti da altri Paesi non rappresenta una distanza, ma una possibilità di incontro.
E in fondo, il significato più profondo della Festa del Pastore è proprio questo: riscoprire che dietro ogni prodotto ci sono storie; dietro ogni tradizione ci sono persone e dietro ogni comunità c'è la capacità di stare insieme, lavorare fianco a fianco e riconoscersi parte dello stesso luogo.
La Festa del Pastore
È da questa idea che nella zona nasce la Festa del Pastore, voluta con convinzione da don Marco Laudicina, parroco della chiesa Maria Santissima della Cava dall'ottobre 2023 e segretario particolare del vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Angelo Giurdanella. Un'iniziativa che, nel giro di appena due edizioni, è cresciuta ben oltre le aspettative iniziali, trasformandosi in un appuntamento capace di coinvolgere migliaia di persone e di mettere al centro gli allevatori delle contrade di Ciavolo, Ciavolotto, Digerbato e Scacciaiazzo.Don Marco arriva a Ciavolo
Don Marco Laudicina è arrivato a Ciavolo dopo cinque anni trascorsi a Gibellina, la sua prima esperienza pastorale dopo l'ordinazione sacerdotale. In seguito, il vescovo gli ha proposto di avvicinarsi a casa e di affiancarlo più da vicino nel suo ministero.A Ciavolo ha trovato una comunità che, pur vivendo in un contesto rurale, ha dimostrato di saper mobilitare energie e costruire iniziative di grande partecipazione. Quella che immaginava come una piccola contrada si è rivelata una realtà capace di coinvolgere migliaia di persone, attirare sostegni e mettere in rete associazioni, istituzioni, imprese e volontari. Un percorso che dimostra quanto il lavoro di una parrocchia possa diventare anche un'occasione per valorizzare il territorio e rafforzare i legami sociali, senza perdere di vista il ruolo centrale delle persone.
La seconda edizione della Festa del Pastore, organizzata in due giornate dalla parrocchia Maria Santissima della Cava, dall'associazione Circolo MCL Maria Santissima della Cava, presieduta da Giacomo Barraco, e dal Gruppo dei Pastori, con il patrocinio del Comune di Marsala, del Libero Consorzio Comunale di Trapani, del Movimento Cristiano Lavoratori e di Unioncamere, ha raggiunto nelle scorse settimane circa 25 mila presenze. Numeri importanti, che hanno coinvolto l'intero territorio, arrivando persino a creare difficoltà nella gestione dei parcheggi. Eppure, dietro il successo della manifestazione, non c'è soltanto la volontà di promuovere un prodotto o attirare visitatori, ma c'è stato soprattutto il desiderio di restituire dignità e visibilità a chi, ogni giorno, lavora lontano dai riflettori, contribuendo all'economia locale e alla custodia di un paesaggio rurale che rischia di essere dato per scontato.
«La pastorizia è fatta di sacrifici, ma anche di valori come la solidarietà, la condivisione e il legame con la terra», racconta don Marco Laudicina. Il pastore comincia la giornata nelle prime ore del mattino e spesso la conclude soltanto la sera tardi, in un lavoro che richiede una presenza costante e una dedizione difficile da raccontare a chi non lo conosce direttamente.
L'idea e i primi incontri
Da qui la scelta di creare un'occasione in cui gli allevatori potessero presentarsi alla comunità, far conoscere i propri prodotti e raccontare il valore del loro lavoro, superando i pregiudizi che ancora accompagnano questa professione. L'idea, in realtà, era già presente da anni nella mente della comunità e del comitato parrocchiale. A mancare, inizialmente, era l'unità tra gli stessi pastori. Nelle quattro contrade operano una quindicina di allevatori, alcuni dei quali producono anche formaggi e seguono direttamente diverse fasi della filiera. Quando si sono create le condizioni per lavorare insieme, il progetto ha finalmente preso forma.I primi incontri sono iniziati nel giugno dello scorso anno e, a settembre, la prima Festa del Pastore ha debuttato con una sola giornata. Il risultato ha superato le aspettative, dimostrando quanto fosse forte il desiderio di ritrovarsi attorno a una tradizione condivisa. La crescita dell'iniziativa ha portato anche alla nascita del Circolo MCL Maria Santissima della Cava, associazione autonoma che permette di dare continuità alle attività e di organizzare nuovi progetti per il territorio.
Alla seconda edizione, assieme alla presentazione delle produzioni locali, si è svolto un talk dedicato al percorso che porta dalla pecora al formaggio: un viaggio attraverso il lavoro degli allevatori, dei casari e di tutti gli operatori della filiera, per raccontare competenze, tradizioni e prospettive future di un settore che rappresenta una parte importante dell'identità economica e culturale del territorio. La manifestazione ha potuto contare sul sostegno delle istituzioni, di numerosi sponsor e soprattutto sulla rete di relazioni costruita dagli stessi pastori, che attraverso i propri contatti con supermercati, negozi di alimentari e altre realtà commerciali hanno contribuito al coinvolgimento di oltre 200 sponsor.
Circa 200 volontari hanno partecipato all'organizzazione, assieme al comitato, dimostrando come una comunità possa trasformare un'intuizione in un progetto condiviso. Ma a Ciavolo il senso di comunità si manifesta anche in un altro aspetto fondamentale: l'integrazione tra la popolazione locale e quella tunisina, ormai parte integrante della vita delle campagne marsalesi.
Sono numerosi i cittadini tunisini impegnati come braccianti agricoli, collaboratori e dipendenti delle aziende, ma ci sono anche persone che nel tempo hanno avviato attività imprenditoriali e costruito il proprio percorso professionale. La loro presenza è essenziale per l'agricoltura e per la stessa pastorizia. Nelle campagne si lavora fianco a fianco, si condividono responsabilità e si costruiscono relazioni che vanno oltre le differenze culturali. La produzione agricola del territorio, dall'uva alle fragole, racconta anche il contributo di questa comunità, che negli anni ha trovato a Ciavolo e nelle contrade vicine uno spazio in cui vivere e realizzarsi.
Il lavoro e la scuola strumenti di integrazione
È proprio il lavoro, in questo contesto, a diventare uno dei principali strumenti di integrazione: un luogo concreto di incontro in cui le persone imparano a conoscersi attraverso la collaborazione quotidiana. La Festa del Pastore, mettendo insieme allevatori, famiglie, volontari e visitatori, diventa così anche un'occasione per riconoscersi parte dello stesso territorio. Un segnale significativo arriva dalla scuola elementare di Digerbato, dove circa la metà dei bambini della prima classe è di origine tunisina.Un dato che racconta una realtà ormai consolidata, nella quale le nuove generazioni crescono insieme e condividono gli stessi spazi educativi. Proprio la scuola, tuttavia, ha rischiato di chiudere a causa del numero ridotto di iscritti. Alla fine dell'estate, don Marco Laudicina, assieme alla dirigente scolastica e all'assessore comunale al ramo, ha incontrato le famiglie per sensibilizzarle sull'importanza di mantenere aperto il plesso. Un lavoro di confronto che ha portato alcuni genitori a ritirare la decisione di trasferire altrove i propri figli.
Per il parroco, la scuola non è soltanto un servizio, ma un presidio che custodisce l'identità stessa delle contrade. La sua presenza permette alle famiglie di restare sul territorio e contribuisce a mantenere vivo un tessuto sociale che rischierebbe altrimenti di impoverirsi. Anche il timore che una scuola più piccola possa garantire una qualità inferiore, non trova riscontro nell'esperienza quotidiana: i bambini possono essere seguiti in gruppi ridotti, con un'attenzione più diretta alle loro esigenze.
La difesa della scuola e la Festa del Pastore appartengono, in fondo, allo stesso percorso: entrambe nascono dalla volontà di non lasciare che un territorio perda le proprie risorse e i propri punti di riferimento. Che si tratti di un mestiere tramandato nel tempo o di un'aula scolastica, ciò che conta è la capacità di riconoscere il valore di ciò che tiene insieme una comunità.
A raccontare questa energia collettiva è anche un'altra esperienza, cioè quella del Presepe vivente organizzato lo scorso anno nello spiazzale della chiesa, proprio dopo la prima edizione della Festa del Pastore. Realizzato in collaborazione con Enzo Amato e Nicola Anastasi, protagonisti dei “Trikke e Due Cabaret”, ha richiamato circa 8 mila visitatori. Un'iniziativa che ha coinvolto tantissime persone e che ora si prepara a una nuova edizione, con l'obiettivo di riunire oltre 300 volontari. Anche in questo caso, il risultato più importante non si esaurisce nel numero dei visitatori, ma é il percorso di preparazione a fare la differenza: persone che mettono a disposizione il proprio tempo, competenze che si incontrano, relazioni che si rafforzano. La stessa energia che ha reso possibile la crescita della Festa del Pastore e che potrebbe trovare nuove espressioni nella valorizzazione di altre produzioni del territorio, come le fragole, per le quali si è immaginata anche una possibile sagra.
A Ciavolo, la pastorizia diventa così il simbolo di una comunità che non si limita a celebrare il proprio passato, ma cerca nuove strade per costruire il futuro. Un futuro in cui i pastori trovano riconoscimento, la scuola continua a essere un presidio di identità e la presenza di cittadini provenienti da altri Paesi non rappresenta una distanza, ma una possibilità di incontro.
E in fondo, il significato più profondo della Festa del Pastore è proprio questo: riscoprire che dietro ogni prodotto ci sono storie; dietro ogni tradizione ci sono persone e dietro ogni comunità c'è la capacità di stare insieme, lavorare fianco a fianco e riconoscersi parte dello stesso luogo.
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