Un viaggio (in Sicilia) per incontrare Mimì: Giannini torna sui luoghi del celebre film
Nel doc la Sicilia di Lo Piero non è una terra di stereotipi, ma un universo di colori, accoglienza e bellezza. Un omaggio alla regista Lina Wertmüller. L'intervista
Da sinistra il regista Alfredo Lo Piero con Giancarlo Giannini
Esistono film che raccontano solo una storia. E poi c’è un'altra categoria di film che custodiscono una memoria, un’eredità, un atto d’amore. "Un viaggio per incontrare Mimì", il lavoro di Alfredo Lo Piero, selezionato e presentato alla 72° Edizione del Taormina Film Festival oggi distribuito sulle piattaforme internazionali, appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.
L’opera del regista Alfredo Lo Piero, proiettata il 12 giugno alle ore 17.00 nella Casa del Cinema di Catania, non è soltanto un documentario, né semplicemente un omaggio alla grande Lina Wertmüller, che di questo celebre film fu la regista. È un percorso emotivo che attraversa la Sicilia e il cinema, la memoria e il presente, accompagnato da una guida d’eccezione: Giancarlo Giannini, il Mimì di "Mimì metallurgico ferito nell’onore", oggi uomo maturo che torna sui luoghi e sulle emozioni di un’esperienza destinata a cambiare la sua vita. Il film, prodotto da CINECT STUDIOS. PRODUZIONI CINEMATOGRAFICHE, vanta, oltre alla presenza di Giancarlo Giannini, premiato il 6 marzo 2023 a Hollywood nella celebre Walk of Fame di Los Angeles, anche la straordinaria partecipazione di Tuccio Musumeci, Claudio Musumeci, Alessandro Caruso ed Enrico Terrana.
Guardando il film si ha la sensazione di assistere a qualcosa che va oltre il racconto cinematografico. I paesaggi siciliani scorrono come pagine di un romanzo, le parole di Giannini diventano confessioni intime, mentre la figura di Lina Wertmüller emerge con forza e delicatezza, come una presenza ancora viva. A colpire è soprattutto una frase che attraversa il film come un filo invisibile: «L’Italia senza la Sicilia non lascia immagine alcuna». Un’affermazione "rubata" a Goethe che racchiude l’essenza stessa dell’opera. Perché la Sicilia raccontata da Lo Piero non è una terra di stereotipi, ma un universo di colori, accoglienza, umanità e bellezza, capace di completare il racconto dell’intero Paese.
Quando gli chiediamo quale aspetto della figura artistica e umana di Lina Wertmüller abbia sentito più urgente raccontare alle nuove generazioni, il regista risponde con emozione: «L’urgenza è stata quella di lasciare che anche dopo la sua dipartita Lina potesse incuriosire le nuove generazioni, perché lei era una donna estremamente fantastica e affascinante. Io la definivo una chimera e un punto di riferimento, un faro per chi amava e volesse fare del cinema perché era lei: ne sapeva di sceneggiatura, ne sapeva di musica, di composizione, di scenografia, di arredo e immagina che si arredava spesso i set dei film con oggetti propri perché era molto scaramantica.
Insomma, volevo proprio che i giovani, nonostante non ci fosse più, non la dimenticassero e quindi - aggiunge il regista - il motivo per cui ho voluto fare questo omaggio nasce proprio dal fatto che, avendole insegnato nella mia scuola di cinema per quattro anni, avevo fatto una promessa e ho fatto il possibile per mantenerla». Nel film la Sicilia non rappresenta mai uno sfondo. È un personaggio vivo, pulsante, che accompagna il viaggio di Giannini e ne alimenta i ricordi.
Lo Piero racconta come questa scelta sia nata direttamente dall’esperienza vissuta dall’attore prima delle riprese del film Mimì metallurgico, con la regia di Lina Wertmüller. «Quando Lina decise di dare il ruolo di Mimì a Giancarlo, lui si trovò un attimino spaesato perché, da buon ligure, aveva il timore di non essere in grado di interpretare un siciliano.
Lina però lo spronò dicendo che, essendo un attore uscito dal Centro Sperimentale, doveva essere capace di farlo. Allora Giancarlo, tre mesi prima dell’inizio delle riprese, munito di macchina fotografica e di una cinepresa 8 millimetri, a bordo di un’auto d’epoca si fece un giro all’interno della Sicilia visitandola in lungo e in largo. Riprendeva vecchietti, giovani, situazioni, aneddoti, in modo da impregnarsi di sicilianità. Questo è il motivo per cui il film esprime al massimo questo valore di "sicilianitudine" che ci appartiene». Il cuore pulsante del documentario resta proprio Giancarlo Giannini.
Non l’attore, ma l’uomo. Non il personaggio, ma la memoria. «Il contributo è stato massimo, anche perché era il diretto interessato. Lui non interpretava un ruolo se non quello di se stesso e raccontava la sua storia. Il film è una lezione attoriale di altissimo livello, dove si confessa come uomo e come professionista, lasciando ai giovani segreti e parti intime che appartengono all’autore. Lavorare con lui è stato una grande esperienza e soprattutto una grande lezione di vita. Con lui è come se fosse stata presente Lina, ma anche tutti i registi e tutti i colleghi che hanno lavorato con lui. È stata una crescita professionale altissima per tutta la troupe e per me come produttore e sceneggiatore».
Ma “Un viaggio per incontrare Mimì” è anche una dichiarazione d’amore verso il cinema indipendente. Un cinema che continua a vivere grazie alla passione e al sacrificio di chi crede ancora nella forza delle storie. «La pellicola lo dimostra da sé perché oggi siamo in distribuzione a livello internazionale e su tutte le piattaforme italiane ed estere, in America e in Gran Bretagna.
Adesso stiamo lavorando per creare un ponte con l’Oriente e con le Americhe, dove andremo a incontrare i siciliani emigrati. Il cinema indipendente è vivo. Oggi si fa cinema per impresa e per business, ma l’indipendente fa cinema perché crede nel proprio progetto. Investe di suo, spesso senza guadagnare nulla. Però è proprio il cinema indipendente che tiene in vita il cinema nazionale. È la linfa del cinema».
Ed è forse proprio questa autenticità ad arrivare con forza anche agli spettatori stranieri. «Attraverso le musiche e le immagini ho lasciato parlare la terra. Tantissima gente che non è siciliana ha apprezzato il film perché è un viaggio nei sapori, nella cultura, negli odori e nelle immagini di una terra diversa da quella raccontata dagli stereotipi. Io vado a Corleone e faccio vedere una Corleone che nessuno si aspetta. Una Corleone fatta di bellezze straordinarie. La gente mi chiede: ma davvero questi posti sono a Corleone? Ecco, significa che siamo riusciti ad abbattere gli stereotipi». Il documentario, però, pone anche una domanda al pubblico.
«C’è la possibilità di seguire la figura di un uomo che inizia il suo successo con una pellicola di Lina Wertmüller e che oggi, a 84 anni, ritorna al punto di partenza con una saggezza totalmente diversa. Il film lascia alle nuove generazioni la possibilità di custodire il segreto della bellezza che il cinema può dare. La domanda è: perché non me ne sono accorto prima? Molti ragazzi, dopo aver visto il film, sono andati a recuperare Mimì metallurgico. E soprattutto si chiedono perché un cinema poetico come quello indipendente debba fare così tanta fatica a emergere».
Chissà cosa direbbe Lina Wertmüller potesse assistere oggi alla proiezione del film. Per qualche istante il regista si ferma. Poi risponde con la voce segnata dall’emozione. «A Lina avevo fatto una promessa: il giorno in cui ci fossi riuscito, le avrei dedicato un omaggio. Conoscendola, penso che il commento sarebbe stato un semplice "grazie".
Dietro quella forza e quella irruenza femminile si nascondeva una sensibilità enorme. Quel grazie mi sarebbe bastato. Anche perché lei amava ripetere che fare arte, creare, non è altro che l’espressione massima dell’amore. Aver fatto arte attraverso una sua idea e aver continuato a cavalcare il suo ideale di cinema credo sia il modo più bello per ringraziarla». Lina Wertmüller diceva: «Amare è essere impegnati. È lavorare. È avere interessi. Amare è creare».
Queste parole commuovono e insegnano, sono la massima espressione della sua creatività e generosità. E dunque, questo il sentimento che resta allo spettatore, inebriato dalla luce e dai racconti della Sicilia, quando scorrono i titoli di coda. La gratitudine. Per Lina Wertmüller. Per Giancarlo Giannini. Per Alfredo Lo Piero.
Per una Sicilia che continua a sorprendere chi la osserva senza pregiudizi. E per un cinema che, nonostante tutto, continua a credere nella poesia, nella memoria e nella bellezza della nostra Sicilia. Lascio a voi la riflessione finale, riportando le parole pronunziate sapientemente da Giancarlo Giannini e ideate dal regista e autore Alfredo Lo Piero nel film “Un viaggio per incontrare Mimì”: “Perché alla fine del nostro viaggio, le sole cose di valore che avremo con noi saranno i ricordi dei sogni che abbiamo realizzato e di quel che abbiamo fatto per rendere questo mondo un posto migliore”.
L’opera del regista Alfredo Lo Piero, proiettata il 12 giugno alle ore 17.00 nella Casa del Cinema di Catania, non è soltanto un documentario, né semplicemente un omaggio alla grande Lina Wertmüller, che di questo celebre film fu la regista. È un percorso emotivo che attraversa la Sicilia e il cinema, la memoria e il presente, accompagnato da una guida d’eccezione: Giancarlo Giannini, il Mimì di "Mimì metallurgico ferito nell’onore", oggi uomo maturo che torna sui luoghi e sulle emozioni di un’esperienza destinata a cambiare la sua vita. Il film, prodotto da CINECT STUDIOS. PRODUZIONI CINEMATOGRAFICHE, vanta, oltre alla presenza di Giancarlo Giannini, premiato il 6 marzo 2023 a Hollywood nella celebre Walk of Fame di Los Angeles, anche la straordinaria partecipazione di Tuccio Musumeci, Claudio Musumeci, Alessandro Caruso ed Enrico Terrana.
Guardando il film si ha la sensazione di assistere a qualcosa che va oltre il racconto cinematografico. I paesaggi siciliani scorrono come pagine di un romanzo, le parole di Giannini diventano confessioni intime, mentre la figura di Lina Wertmüller emerge con forza e delicatezza, come una presenza ancora viva. A colpire è soprattutto una frase che attraversa il film come un filo invisibile: «L’Italia senza la Sicilia non lascia immagine alcuna». Un’affermazione "rubata" a Goethe che racchiude l’essenza stessa dell’opera. Perché la Sicilia raccontata da Lo Piero non è una terra di stereotipi, ma un universo di colori, accoglienza, umanità e bellezza, capace di completare il racconto dell’intero Paese.
Quando gli chiediamo quale aspetto della figura artistica e umana di Lina Wertmüller abbia sentito più urgente raccontare alle nuove generazioni, il regista risponde con emozione: «L’urgenza è stata quella di lasciare che anche dopo la sua dipartita Lina potesse incuriosire le nuove generazioni, perché lei era una donna estremamente fantastica e affascinante. Io la definivo una chimera e un punto di riferimento, un faro per chi amava e volesse fare del cinema perché era lei: ne sapeva di sceneggiatura, ne sapeva di musica, di composizione, di scenografia, di arredo e immagina che si arredava spesso i set dei film con oggetti propri perché era molto scaramantica.
Insomma, volevo proprio che i giovani, nonostante non ci fosse più, non la dimenticassero e quindi - aggiunge il regista - il motivo per cui ho voluto fare questo omaggio nasce proprio dal fatto che, avendole insegnato nella mia scuola di cinema per quattro anni, avevo fatto una promessa e ho fatto il possibile per mantenerla». Nel film la Sicilia non rappresenta mai uno sfondo. È un personaggio vivo, pulsante, che accompagna il viaggio di Giannini e ne alimenta i ricordi.
Lo Piero racconta come questa scelta sia nata direttamente dall’esperienza vissuta dall’attore prima delle riprese del film Mimì metallurgico, con la regia di Lina Wertmüller. «Quando Lina decise di dare il ruolo di Mimì a Giancarlo, lui si trovò un attimino spaesato perché, da buon ligure, aveva il timore di non essere in grado di interpretare un siciliano.
Lina però lo spronò dicendo che, essendo un attore uscito dal Centro Sperimentale, doveva essere capace di farlo. Allora Giancarlo, tre mesi prima dell’inizio delle riprese, munito di macchina fotografica e di una cinepresa 8 millimetri, a bordo di un’auto d’epoca si fece un giro all’interno della Sicilia visitandola in lungo e in largo. Riprendeva vecchietti, giovani, situazioni, aneddoti, in modo da impregnarsi di sicilianità. Questo è il motivo per cui il film esprime al massimo questo valore di "sicilianitudine" che ci appartiene». Il cuore pulsante del documentario resta proprio Giancarlo Giannini.
Non l’attore, ma l’uomo. Non il personaggio, ma la memoria. «Il contributo è stato massimo, anche perché era il diretto interessato. Lui non interpretava un ruolo se non quello di se stesso e raccontava la sua storia. Il film è una lezione attoriale di altissimo livello, dove si confessa come uomo e come professionista, lasciando ai giovani segreti e parti intime che appartengono all’autore. Lavorare con lui è stato una grande esperienza e soprattutto una grande lezione di vita. Con lui è come se fosse stata presente Lina, ma anche tutti i registi e tutti i colleghi che hanno lavorato con lui. È stata una crescita professionale altissima per tutta la troupe e per me come produttore e sceneggiatore».
Ma “Un viaggio per incontrare Mimì” è anche una dichiarazione d’amore verso il cinema indipendente. Un cinema che continua a vivere grazie alla passione e al sacrificio di chi crede ancora nella forza delle storie. «La pellicola lo dimostra da sé perché oggi siamo in distribuzione a livello internazionale e su tutte le piattaforme italiane ed estere, in America e in Gran Bretagna.
Adesso stiamo lavorando per creare un ponte con l’Oriente e con le Americhe, dove andremo a incontrare i siciliani emigrati. Il cinema indipendente è vivo. Oggi si fa cinema per impresa e per business, ma l’indipendente fa cinema perché crede nel proprio progetto. Investe di suo, spesso senza guadagnare nulla. Però è proprio il cinema indipendente che tiene in vita il cinema nazionale. È la linfa del cinema».
Ed è forse proprio questa autenticità ad arrivare con forza anche agli spettatori stranieri. «Attraverso le musiche e le immagini ho lasciato parlare la terra. Tantissima gente che non è siciliana ha apprezzato il film perché è un viaggio nei sapori, nella cultura, negli odori e nelle immagini di una terra diversa da quella raccontata dagli stereotipi. Io vado a Corleone e faccio vedere una Corleone che nessuno si aspetta. Una Corleone fatta di bellezze straordinarie. La gente mi chiede: ma davvero questi posti sono a Corleone? Ecco, significa che siamo riusciti ad abbattere gli stereotipi». Il documentario, però, pone anche una domanda al pubblico.
«C’è la possibilità di seguire la figura di un uomo che inizia il suo successo con una pellicola di Lina Wertmüller e che oggi, a 84 anni, ritorna al punto di partenza con una saggezza totalmente diversa. Il film lascia alle nuove generazioni la possibilità di custodire il segreto della bellezza che il cinema può dare. La domanda è: perché non me ne sono accorto prima? Molti ragazzi, dopo aver visto il film, sono andati a recuperare Mimì metallurgico. E soprattutto si chiedono perché un cinema poetico come quello indipendente debba fare così tanta fatica a emergere».
Chissà cosa direbbe Lina Wertmüller potesse assistere oggi alla proiezione del film. Per qualche istante il regista si ferma. Poi risponde con la voce segnata dall’emozione. «A Lina avevo fatto una promessa: il giorno in cui ci fossi riuscito, le avrei dedicato un omaggio. Conoscendola, penso che il commento sarebbe stato un semplice "grazie".
Dietro quella forza e quella irruenza femminile si nascondeva una sensibilità enorme. Quel grazie mi sarebbe bastato. Anche perché lei amava ripetere che fare arte, creare, non è altro che l’espressione massima dell’amore. Aver fatto arte attraverso una sua idea e aver continuato a cavalcare il suo ideale di cinema credo sia il modo più bello per ringraziarla». Lina Wertmüller diceva: «Amare è essere impegnati. È lavorare. È avere interessi. Amare è creare».
Queste parole commuovono e insegnano, sono la massima espressione della sua creatività e generosità. E dunque, questo il sentimento che resta allo spettatore, inebriato dalla luce e dai racconti della Sicilia, quando scorrono i titoli di coda. La gratitudine. Per Lina Wertmüller. Per Giancarlo Giannini. Per Alfredo Lo Piero.
Per una Sicilia che continua a sorprendere chi la osserva senza pregiudizi. E per un cinema che, nonostante tutto, continua a credere nella poesia, nella memoria e nella bellezza della nostra Sicilia. Lascio a voi la riflessione finale, riportando le parole pronunziate sapientemente da Giancarlo Giannini e ideate dal regista e autore Alfredo Lo Piero nel film “Un viaggio per incontrare Mimì”: “Perché alla fine del nostro viaggio, le sole cose di valore che avremo con noi saranno i ricordi dei sogni che abbiamo realizzato e di quel che abbiamo fatto per rendere questo mondo un posto migliore”.
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