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Unipa è l'ateneo più attrattivo d'Italia, Midiri: "Gli studenti scelgono di restare qui"

Unipa scala le classifiche: è la prima università pubblica in Italia per capacità attrattiva. Nell'articolo le interviste al rettore e al prof Fabio Lo Verde

Nicoletta Sanfratello
Studentessa di Lettere classiche
  • 26 giugno 2026

Massimo Midiri, il Rettore dell’Università degli Studi di Palermo

L’Università degli Studi di Palermo scala le classifiche: è il primo ateneo pubblico in Italia per capacità attrattiva. A dirlo è il Dossier Università 2025, pubblicato dall’Osservatorio Economia che ha osservato i dati sulle immatricolazioni dei diversi atenei pubblici d’Italia sulla base dei dati forniti dal MUR (Ministero dell’Università e della Ricerca).

«Credo che questo sia un po’ l’epilogo assolutamente favorevole, di un processo che è iniziato già da quattro anni, in cui abbiamo registrato un costante incremento sia sulle lauree triennali che sulle lauree magistrali – racconta a Balarm Massimo Midiri, il Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Palermo -.

Tutto questo è sicuramente legato al miglioramento dei servizi, a un’offerta formativa più ampia, ad una centralizzazione del ruolo dello studente nei processi di questo ateneo. Questo sembra essere un messaggio che sta passando tra i ragazzi, anche partendo dal periodo Covid, in cui si è imparato che non per forza si deve andare a Milano per un titolo spendibile, siamo riusciti a far capire che anche a Palermo si può creare un rapporto con il mondo del lavoro che sia duraturo, stabile e non necessariamente sottopagato.

È l’insieme di tutti questi fattori che hanno creato una tendenza sempre crescente dei nostri giovani a scegliere di rimanere a studiare qui. Si tratta, tra l’altro, di una tendenza che si discosta tanto dagli altri Atenei del Sud, che invece continuano a vedere abbassarsi le immatricolazioni a favore di uno spostamento degli studenti verso il nord».

La scelta dell’Università pubblica e in presenza è un dato ancora più importante, se si guarda alla crescita del fenomeno delle università telematiche, in cui vengono meno i punti di incontro e relazione tra docenti e studenti: «Le università telematiche continuano ad avere un grande incremento delle iscrizioni. Sono molto soddisfatto che UniPa riesca non solo a resistere, ma a crescere come ateneo, anche perché si tratta di una valutazione fatta da un ente terzo.

C’è però un dato visibile: quando giornalmente andiamo nelle scuole o quando facciamo l’orientamento, oggi l’attenzione che viene riservata all’Università di Palermo è veramente altissima, diversa anche da quella che registravamo in passato. C’è un interesse forte da parte dei ragazzi, ad esempio all’ultima Welcome Week che abbiamo organizzato, sono state registrate 25.000 presenze.

Questo per noi è un segnale che la nostra Università è entrata a pieno titolo nel novero delle scelte dei ragazzi siciliani e palermitani».

Questa però, non è solo una vittoria dell’Università: è piuttosto un processo capillare di comunicazione tra i luoghi di formazione, le istituzioni e le aziende presenti sull’Isola, che hanno crato le condizioni per far crescere l’ateneo: «Per noi è importante permettere agli studenti di poter scegliere di restare qui, in questo ho trovato ascolto anche nel governo regionale che ha messo in atto misure molto importanti, una tra tutte il Prestito d’Onore, ma ci sono anche delle misure che sono impostate sulle aziende, che hanno una detrazione fiscale se fanno assunzioni.

Sono tutte delle dinamiche a cui l’Università fa da catalizzatore, diventando a tutti gli effetti un motore di sviluppo sociale, che dalla scuola al lavoro sta al centro, e in qualche modo convince i ragazzi a investire sulle proprie doti e sulle proprie capacità professionali. Questo è un risultato che si raggiunge insieme, il governo reginale è molto attento in questo senso».

L’Università come luogo di formazione può e deve essere una possibilità per poter restare in una terra che anno dopo anno vede andar via 40.000 giovani, un presidio fisso che possa dimostrare che in Sicilia si può costruire un futuro stabile: «Oggi dobbiamo dire ai ragazzi di non abbandonare per sempre questa terra – continua il Rettore Midiri - l’investimento sul capitale umano è un investimento che deve ridare alla terra siciliana i cervelli e le capacità, le professionalità che vengono formate all’Università. Sono del parere che si debba andare fuori per imparare know-how, conoscenza, un altro modo di organizzare, ma quella conoscenza è importante riportarla a casa. Questo credo che sia un altro meccanismo che sta iniziando oggi a passare».

Un altro dei punti di forza che ha permesso all’Università di Palermo di crescere è stata la cura spesa dall’ateneo nei confronti dei poli territoriali, che crescendo hanno permesso a diversi giovani di poter frequentare l’Università nella propria provincia, abbattendo i costi di affitto e spostamenti: «L’apertura di nuovi corsi è stata fondamentale. Abbiamo fatto una politica territoriale molto spinta, ho investito moltissimo sui poli di Agrigento, Caltanissetta e Trapani, con incrementi che superano anche l’80% delle iscrizioni.

Siamo stati anche molto attenti ai messaggi che veicoliamo; abbiamo “abolito” il termine polo decentrato, a favore invece del polo territoriale: quando si utilizza il termine decentrato vuol dire che c’è un centro e una periferia, a noi interessa invece che il polo territoriale possa esprimere delle iniziative, delle caratteristiche e delle capacità proprie di quel territorio. Quindi il ragazzo se sta nel proprio paese d’origine, che sia il trapanese, l’agrigentino o il nisseno, in realtà fa un corso unico nel suo genere, che valorizza le specificità del contesto».

In aumento sono anche gli accordi internazionali che vengono stipulati, che hanno trasformato l’Ateneo palermitano in un centro di attrattività internazionale. «Sono aumentati anche gli studenti internazionali, c’è stato un lavoro di potenziamento degli uffici e dei visti, a scegliere UniPa sono studenti dal Pakistan, dall’India, ma anche dal Portogallo e dalla Spagna. Palermo sta diventando a tutti gli effetti una porta d’ingresso all’Europa dentro il Mediterraneo, stiamo veramente sfruttando al massimo la nostra posizione geografica per crescere in tutte le direzioni».

La crescita di un ateneo indica che qualcosa sta cambiando tra i giovani: sono sempre di più i ragazzi che scelgono di iscriversi all’Università dopo aver finito la scuola, e sono sempre di più i giovani che vogliono farlo nella propria terra.

«Il primo dato di cui dobbiamo tener conto è l’aumento del trend degli studenti che scelgono di iscriversi in università dopo aver completato le superiori, il secondo è che si è ridotta la mobilità verso le università del nord: questi studenti preferiscono restare a Palermo, piuttosto che trasferirsi in un’altra città – dichiara il sociologo Fabio Lo Verde -.

Si sceglie UniPa non solo perché il contesto potrebbe risultare più tranquillo della grande metropoli, ma anche per la qualità della relazione con i docenti, con l'ambiente universitario che rende più soddisfacente l'esperienza universitaria.

Ad oggi, circa il 45% degli studenti iscritti a UniPa vengono da un istituto tecnico o professionale. Fino a 6 o 7 anni fa, questi studenti mollavano gli studi subito dopo il diploma, oggi invece accedono in misura significativamente maggiore. Questo migliora il capitale umano locale, che può implementare iniziative professionali di alto profilo, vista la formazione che ricevono in università.

Questo fa si non solo che gli studenti possano scegliere con più tranquillità di restare nella propria terra, ma che la vedano anche come un polo attrattivo a livello internazionale, con l’incremento degli studenti internazionali che stimo registrando ultimamente, riducendo il pregiudizio nei confronti di Palermo e delle possibilità che può offrire».

Un ateneo che cresce e diventa a tutti gli effetti un presidio fisso di rapporti, relazioni, un mezzo di cui i giovani possano avvalersi per poter scegliere di restare e iniziare a costruire il proprio futuro nella terra in cui sono nati.
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