Si dice "Austu riustu, capu d'inverno": perché in Sicilia il 15 agosto cambia tutto (o quasi)
Anche se passato il 15 agosto c'è ancora caldo e si suda, per i siciliani è un fatto di tradizione: finisce anche l'estate. Perchè si sa: "Austu riustu, capu d'invernu”
Ferragosto segna la fine dell'estate in Sicilia
Tema: Depressione - Un male invisibile.
Traccia
La depressione è una condizione spesso confusa con la semplice tristezza o con la mancanza di volontà. Rifletti sulle cause e sulle conseguenze.
Svolgimento
Per me la depressione è quell’attimo preciso in cui, scattata la mezzanotte ed entrato in punta di piedi il 15 di agosto, messo in disparte a sorseggiare annoiato un cocktail, il reparto di geriatria decide di scendere in pista a suon di latinoamericani e il dj improvvisamente stacca la musica e fa partire "L’estate sta finendo" dei Righeira.
Meno male che hanno inventato i barman. «Prego?» «Un paranoia, grazie!» «Liscio o con ghiaccio?» «Tre cubetti di Xanax». Dopo i Righeira entrano i Ricchi e Poveri con "Sarà perché ti amo". Quasi quasi preferivo il reparto di geriatria e i latinoamericani; che poi è la musica neomelodica del Sud America.
Sudore, zanzare, matrimoni con 40° all’ombra: tre cose che nemmeno Dante Alighieri si sarebbe mai sognato di mettere all’interno dello stesso girone infernale. No, ma l’estate è bella. A volte mi perdo nelle domande: e se Loretta Goggi cantava Maledetta Primavera perché dopo sarebbe entrata l’ancor più stramaledetta estate? E se i giorni più freddi dell’anno sono chiamati Giorni della Merla, il 15 di agosto può essere definito il Giorno della Mevda?
Forse l’estate sembra solamente bella e, in realtà, non lo è. Magari è come la canzone "Un’estate al mare" della nostra palermitanissima Giuni Russo, che sembra allegra e invece parla di una prostituta costretta a lavorare negli inverni delle fredde città del Nord, sognando una vacanza estiva per poter essere - giusto lo spazio di una vacanza - quello che non è.
Forse è proprio così: l’estate in Sicilia è buttanissima, e il 15 d’agosto è il giorno più buttanissimo di tutti. Non perché in realtà finisca realmente qualcosa, ma perché rappresenta la sublimazione di quel paradosso che è la sicilitudine, fatta di armonie, di contrasti, regole assurde e sfumature (infinite).
Tra queste la rigida strana credenza cui il 15 di agosto cali effettivamente il sipario sull’estate, una specie di lutto annunciato. Eppure il mare continua (forse più bello), il caldo continua, continuano i balli latinoamericani del reparto geriatrico, continuano le manciate.
Soprattutto di agnello. Agneddu aggrassato, agneddu arrustutu, agneddu con le patate, agneddu e sucu e finìu u vattiu, e il famoso Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo: tutte, che ci crediate o no, declinazioni di agnello alla siciliana.
D’altronde parte tutto da un altro palermitanissimo: Papa Sergio I, che nel 687 si inventa per la prima volta il concetto di Agnus Dei, ovvero Agnello di Dio. Poi da lì tutto una magna magna e arrustutine varie. E ci rassegniamo e ci consoliamo, perché “siamo così,” per citare un’altra canzone, “dolcemente complicati”. O come diceva il buon Enzo Biagi: «L’Italia è difficile da capire. La Sicilia quasi impossibile».
Quindi, volenti o nolenti, il 15 d’agosto salutiamo “a stasciuni”, come la chiamavano gli antichi, e ci avviamo “a quannu arrifrisca u tempu”, alla prima pioggia, a quella che ci fa sospirare d’amore (finalmente) e respirare (nuovamente). In fondo i vecchi proverbi non si sbagliano mai: “Austu riustu, capu d'invernu”.
E poi niente, "la musica è finita, gli amici se ne vanno, inutile serata” e resti solo. E ora che faccio solo? Mi risponde il barman: «Ti finisci ‘stu cocktail e unni t’ha fatto a’stati ti fai u’nvernu». Già, per fortuna che li hanno inventati i, barman.
Traccia
La depressione è una condizione spesso confusa con la semplice tristezza o con la mancanza di volontà. Rifletti sulle cause e sulle conseguenze.
Svolgimento
Per me la depressione è quell’attimo preciso in cui, scattata la mezzanotte ed entrato in punta di piedi il 15 di agosto, messo in disparte a sorseggiare annoiato un cocktail, il reparto di geriatria decide di scendere in pista a suon di latinoamericani e il dj improvvisamente stacca la musica e fa partire "L’estate sta finendo" dei Righeira.
Meno male che hanno inventato i barman. «Prego?» «Un paranoia, grazie!» «Liscio o con ghiaccio?» «Tre cubetti di Xanax». Dopo i Righeira entrano i Ricchi e Poveri con "Sarà perché ti amo". Quasi quasi preferivo il reparto di geriatria e i latinoamericani; che poi è la musica neomelodica del Sud America.
Sudore, zanzare, matrimoni con 40° all’ombra: tre cose che nemmeno Dante Alighieri si sarebbe mai sognato di mettere all’interno dello stesso girone infernale. No, ma l’estate è bella. A volte mi perdo nelle domande: e se Loretta Goggi cantava Maledetta Primavera perché dopo sarebbe entrata l’ancor più stramaledetta estate? E se i giorni più freddi dell’anno sono chiamati Giorni della Merla, il 15 di agosto può essere definito il Giorno della Mevda?
Forse l’estate sembra solamente bella e, in realtà, non lo è. Magari è come la canzone "Un’estate al mare" della nostra palermitanissima Giuni Russo, che sembra allegra e invece parla di una prostituta costretta a lavorare negli inverni delle fredde città del Nord, sognando una vacanza estiva per poter essere - giusto lo spazio di una vacanza - quello che non è.
Forse è proprio così: l’estate in Sicilia è buttanissima, e il 15 d’agosto è il giorno più buttanissimo di tutti. Non perché in realtà finisca realmente qualcosa, ma perché rappresenta la sublimazione di quel paradosso che è la sicilitudine, fatta di armonie, di contrasti, regole assurde e sfumature (infinite).
Tra queste la rigida strana credenza cui il 15 di agosto cali effettivamente il sipario sull’estate, una specie di lutto annunciato. Eppure il mare continua (forse più bello), il caldo continua, continuano i balli latinoamericani del reparto geriatrico, continuano le manciate.
Soprattutto di agnello. Agneddu aggrassato, agneddu arrustutu, agneddu con le patate, agneddu e sucu e finìu u vattiu, e il famoso Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo: tutte, che ci crediate o no, declinazioni di agnello alla siciliana.
D’altronde parte tutto da un altro palermitanissimo: Papa Sergio I, che nel 687 si inventa per la prima volta il concetto di Agnus Dei, ovvero Agnello di Dio. Poi da lì tutto una magna magna e arrustutine varie. E ci rassegniamo e ci consoliamo, perché “siamo così,” per citare un’altra canzone, “dolcemente complicati”. O come diceva il buon Enzo Biagi: «L’Italia è difficile da capire. La Sicilia quasi impossibile».
Quindi, volenti o nolenti, il 15 d’agosto salutiamo “a stasciuni”, come la chiamavano gli antichi, e ci avviamo “a quannu arrifrisca u tempu”, alla prima pioggia, a quella che ci fa sospirare d’amore (finalmente) e respirare (nuovamente). In fondo i vecchi proverbi non si sbagliano mai: “Austu riustu, capu d'invernu”.
E poi niente, "la musica è finita, gli amici se ne vanno, inutile serata” e resti solo. E ora che faccio solo? Mi risponde il barman: «Ti finisci ‘stu cocktail e unni t’ha fatto a’stati ti fai u’nvernu». Già, per fortuna che li hanno inventati i, barman.
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