Il Marsala che Garibaldi non bevve
Attraverso il racconto di due personaggi, rivive lo sbarco dei mille e di Garibaldi, la cui epopea era fissata, stabilita, già all’arrivo a Marsala. Vito Ciaccio e Saporito, dipendenti del baglio Ingham, vivono in maniera diversa l’attesa e il compiersi del gesto eroico dell’impresa. Tutti e due figli del popolo, ma Vito, che ha letto molto, è più disincantato di fronte alla figura di Garibaldi e del progetto unitario. Ha un solo obbiettivo: quello di far sì che il barile di pregiato Marsala 1815, destinato, come omaggio all’eroe, non giunga mai a destinazione. Vuole berselo lui. Rivendica il diritto su quel vino, di fronte all’equivoco che accompagna l’Unità d’Italia. L’altro personaggio, Saporito, che ha avuto la consegna categorica, dal cavaliere Ingham, di portare il pregiato vino al generale, è pieno di entusiasmo, si sente il custode di quel vino, parte dei mille lui, con Garibaldi














