A Palermo "lui era la cronaca nera", scrisse pure libri di mafia: addio ad Angelo Vecchio
Si è spento a 77 anni nella "sua" Licata. Giornalista prima a L'Ora e poi Giornale di Sicilia. Dalla cronaca traeva spunto per i suoi romanzi e saggi sulla mafia
Angelo Vecchio (foto da Facebook)
Il giornalismo siciliano è a lutto per la morte di Angelo Vecchio, giornalista di cronaca nera. Anzi c'è chi ricordandolo sottolinea che lui "era la cronaca nera" in Sicilia. Non solo un cronista, è stato anche un saggista e scrittore con alle spalle numerose pubblicazioni, tra libri e testi teatrali. Si è spento all'età di 77 anni a Licata, sua città natale.
Nato nel 1949 nella cittadina in provincia di Agrigento, Vecchio si forma tra Catania e Palermo, dove negli anni Settanta si laurea in Scienze politiche. Proprio in quegli anni inizia a collaborare con L'Ora di Palermo e il Giornale di Sicilia. Nel 1982 si trasferisce a Catania per lavorare al Giornale del Sud, quotidiano fondato da Giuseppe Fava.
Nel 1984 torna a Palermo e lavora al telegiornale di Canale 21, per il quale realizza un'intervista esclusiva con Mariannina Giuliano, sorella del bandito di Montelepre. Nel 1985 è di nuovo a Catania, dove lavora come inviato per Telecolor, emittente televisiva che trasmette in tutta la Sicilia. Nel 1990 lascia Telecolor e passa al Giornale di Sicilia, che apre una redazione a Catania.
Tre anni dopo è di nuovo a Palermo, sempre per il Giornale di Sicilia. Da Palermo ha collaborato per diversi anni con Il Giorno. Si occupa di cronaca nera e giudiziaria.
«Se ne va un pezzo della mia vita professionale e umana- dice il fotoreporter Franco Lannino - A 77 anni ci ha lasciati Angelo Vecchio. Angelo non era semplicemente un cronista di nera: Angelo era la cronaca nera. Quanti ricordi, quanti chilometri macinati, quanti fatti di cronaca abbiamo raccontato. Ogni volta che succedeva qualcosa, la prima cosa che faceva era cercarmi.
Allora si partiva subito- racconta Lannino -, insieme, per tutta la provincia: nelle campagne riarse a fotografare la mafia, sui luoghi degli incidenti stradali, dovunque ci fosse la notizia. Io con la mia macchina fotografica, lui con la sua penna e il suo fiuto inconfondibile. Abbiamo lavorato tantissimo in coppia, consumando la strada e gli anni a inseguire la cronaca nera della nostra Sicilia. Eravamo una squadra vera. Se ne va un grande professionista, ma soprattutto un grande amico».
Proprio da storie e personaggi di cronaca vera trae spunto per i suoi libri. È infatti autore di diversi romanzi, racconti e saggi sulla mafia. Tra questi ultimi, il più famoso è quello sul bandito Salvatore Giuliano.
Per il teatro ha scritto diversi testi, tra i quali Salvatore Giuliano, un dramma sulla cantante folk Rosa Balistreri, "La morte in carcere del bandito Gaspare Pisciotta", il dramma su una ragazza stuprata e anche un monologo su una donna, moglie e madre di mafiosi, che accusa gli assassini dei propri familiari. Il personaggio è stato portato sulla scena da Daniela Pupella.
Nel corso della vita, vince anche diversi premi, tra cui: la targa d'argento "Il giornalismo in Tv", il Premio giornalistico Giuseppe Fava, il Premio Rosa Balistreri, il Premio nazionale di giornalismo Mario Francese.
Padre dell'avvocato Ivano Vecchio, di cui era più che orgoglioso. «Scoppiavi d’orgoglio quando mi raccontasti la prima volta che ti sentisti chiedere: "Ma lei è il papà dell’avvocato?". Lui che, per anni, si era sentito chiedere: "Ma tu sei il figlio del giornalista?"», ricorda Totò Rizzo, ex giornalista del Giornale di Sicilia.
«Ciao, Angelino - scrive Rizzo -. Chissà se là c’è il mare e così puoi di nuovo farti quattro bracciate con tua moglie, al tramonto. Certo non potrai più telefonarmi per raccontarmi di quel tempo ritrovato dopo che il mestiere ce ne aveva rubato tanto, per tanti anni. Un abbraccio a Ivano».
I funerali si svolgono mercoledì 12 agosto, alle ore 17.45, nel Santuario di Sant’Angelo a Licata. Alla famiglia di Angelo Vecchio le più sentite condoglianze dalla redazione di Balarm.
Nato nel 1949 nella cittadina in provincia di Agrigento, Vecchio si forma tra Catania e Palermo, dove negli anni Settanta si laurea in Scienze politiche. Proprio in quegli anni inizia a collaborare con L'Ora di Palermo e il Giornale di Sicilia. Nel 1982 si trasferisce a Catania per lavorare al Giornale del Sud, quotidiano fondato da Giuseppe Fava.
Nel 1984 torna a Palermo e lavora al telegiornale di Canale 21, per il quale realizza un'intervista esclusiva con Mariannina Giuliano, sorella del bandito di Montelepre. Nel 1985 è di nuovo a Catania, dove lavora come inviato per Telecolor, emittente televisiva che trasmette in tutta la Sicilia. Nel 1990 lascia Telecolor e passa al Giornale di Sicilia, che apre una redazione a Catania.
Tre anni dopo è di nuovo a Palermo, sempre per il Giornale di Sicilia. Da Palermo ha collaborato per diversi anni con Il Giorno. Si occupa di cronaca nera e giudiziaria.
«Se ne va un pezzo della mia vita professionale e umana- dice il fotoreporter Franco Lannino - A 77 anni ci ha lasciati Angelo Vecchio. Angelo non era semplicemente un cronista di nera: Angelo era la cronaca nera. Quanti ricordi, quanti chilometri macinati, quanti fatti di cronaca abbiamo raccontato. Ogni volta che succedeva qualcosa, la prima cosa che faceva era cercarmi.
Allora si partiva subito- racconta Lannino -, insieme, per tutta la provincia: nelle campagne riarse a fotografare la mafia, sui luoghi degli incidenti stradali, dovunque ci fosse la notizia. Io con la mia macchina fotografica, lui con la sua penna e il suo fiuto inconfondibile. Abbiamo lavorato tantissimo in coppia, consumando la strada e gli anni a inseguire la cronaca nera della nostra Sicilia. Eravamo una squadra vera. Se ne va un grande professionista, ma soprattutto un grande amico».
Proprio da storie e personaggi di cronaca vera trae spunto per i suoi libri. È infatti autore di diversi romanzi, racconti e saggi sulla mafia. Tra questi ultimi, il più famoso è quello sul bandito Salvatore Giuliano.
Per il teatro ha scritto diversi testi, tra i quali Salvatore Giuliano, un dramma sulla cantante folk Rosa Balistreri, "La morte in carcere del bandito Gaspare Pisciotta", il dramma su una ragazza stuprata e anche un monologo su una donna, moglie e madre di mafiosi, che accusa gli assassini dei propri familiari. Il personaggio è stato portato sulla scena da Daniela Pupella.
Nel corso della vita, vince anche diversi premi, tra cui: la targa d'argento "Il giornalismo in Tv", il Premio giornalistico Giuseppe Fava, il Premio Rosa Balistreri, il Premio nazionale di giornalismo Mario Francese.
Padre dell'avvocato Ivano Vecchio, di cui era più che orgoglioso. «Scoppiavi d’orgoglio quando mi raccontasti la prima volta che ti sentisti chiedere: "Ma lei è il papà dell’avvocato?". Lui che, per anni, si era sentito chiedere: "Ma tu sei il figlio del giornalista?"», ricorda Totò Rizzo, ex giornalista del Giornale di Sicilia.
«Ciao, Angelino - scrive Rizzo -. Chissà se là c’è il mare e così puoi di nuovo farti quattro bracciate con tua moglie, al tramonto. Certo non potrai più telefonarmi per raccontarmi di quel tempo ritrovato dopo che il mestiere ce ne aveva rubato tanto, per tanti anni. Un abbraccio a Ivano».
I funerali si svolgono mercoledì 12 agosto, alle ore 17.45, nel Santuario di Sant’Angelo a Licata. Alla famiglia di Angelo Vecchio le più sentite condoglianze dalla redazione di Balarm.
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