Tolti 20 milioni a Palermo: da Villa Turrisi all'Oreto, i progetti che restano al palo
Da Roma una rimodulazione dei fondi Pnrr, tagliando somme anche al capoluogo siciliano. Ecco i progetti che rischiano di non realizzarsi. Cosa dice il Comune
L'area in cui dovrebbe sorgere il "nuovo" Parco Villa Turrisi
A darne notizia è il deputato regionale, Adriano Varrica, che fa riferimento al decreto del 24 luglio 2026 del Ministero dell'Interno, di concerto con il Ministero dell'Economia e delle Finanze, che ridefinisce il quadro degli interventi di rigenerazione urbana finanziati nell'ambito del PNRR e delle risorse nazionali e stoppa definitivamente progetti per 113 milioni di euro in tutta Italia, di cui ben 44 nell’Isola, appunto
Balarm ha chiesto chiarimenti al Comune di Palermo e fonti di Palazzo delle Aquile rispondono che «Il Comune sta discutendo una riprotezione di questi soldi su fondi regionali». Quindi, non tutto potrebbe essere perduto.
Ma vediamo, nel dettaglio, i progetti “presi di mira”. Per Palermo, è a rischio il recupero del vecchio approdo Vergine Maria, per il quale si parlava di circa 2,8 milioni. E, ancora, la riqualificazione della Foce del Fiume Oreto, della quale vi avevamo, recentemente, parlato. Al centro ci sono piste ciclabili, aree verdi e il fiume pulito dopo oltre 40 anni di attesa.
La Regione Siciliana ha chiuso, infatti, positivamente il lungo iter autorizzativo rilasciando il parere di compatibilità ambientale, sbloccando così un'opera strategica per il capoluogo siciliano. Un'articolata opera di rigenerazione urbana che prevede il risanamento dell'area da Sant'Erasmo fino agli ex Bagni Virzì.
Ma assisteremo a tutto questo?
Infine, sempre per Palermo, c’è il Parco Villa Turrisi, per il quale si parla di 5,2 milioni, che, da oltre 19 anni dall’approvazione della delibera del Consiglio della V Circoscrizione che prevedeva la realizzazione di un giardino pubblico nell’area compresa tra viale Leonardo Da Vinci e le vie Ruggeri, De Grossis, Di Blasi e Politi, poco sembra essere cambiato. E parliamo di un parco urbano di grande estensione (il secondo in città) solo leggermente inferiore al Parco della Favorita.
«La Sicilia – dice il deputato del M5S all'Ars Adriano Varrica – si conferma il bersaglio preferito del governo Meloni. Quasi il 40 per cento dei progetti stoppati in tutto il Paese riguarda la nostra isola, con il paradosso che le amministrazioni penalizzate sono quasi tutte di centrodestra. Questo dimostra plasticamente che non c'è stata la capacità di avere un'interlocuzione proficua neanche all'interno dello stesso schieramento».
A fare le spese di questa ennesima bocciatura saranno Palermo, che dovrà rinunciare a progetti per 20 milioni di euro, Agrigento (10 milioni), Monreale (5 milioni di euro, attualmente in corso di revoca), Ribera (3,5 milioni), Rosolini (2,1 milioni), Pachino (2 milioni), Pozzallo (1 milione) e San Giovanni La Punta (350 mila euro).
«Questi fondi previsti dal governo Conte II - precisa Varrica - sono stati revocati per mera decisione politica del centrodestra che nel 2024 ha modificato in Parlamento una norma, definanziando i progetti delle amministrazioni che non avevano aggiudicato l’appalto e di fatto applicando una tagliola agli enti locali, nonostante gli emendamenti del Movimento 5 Stelle. Quello che è certo è che, ancora una volta, a pagare sarà la collettività, con una pesante battuta d'arresto per la rigenerazione urbana».
Sulla notizia è intervenuta anche Concetta Amella, capogruppo M5s a Palermo e componente della terza commissione: «Il definanziamento di 20 milioni di euro destinati a Palermo per interventi di rigenerazione urbana è gravissimo e conferma, ancora una volta, quanto sia inconsistente la capacità di questa Amministrazione di difendere e portare a compimento le risorse già assegnate alla città. Come Movimento 5 Stelle chiederemo che l’Amministrazione attiva riferisca in Consiglio comunale, progetto per progetto, sulle ragioni per le quali questi progetti non siano arrivati nei tempi previsti all'aggiudicazione e, soprattutto, su quali iniziative intenda mettere in campo per reperire ulteriori risorse e consentire a Palermo di non rinunciare definitivamente a questi interventi».
«Un disastro - sostiene la Cgil Sicilia in una nota a firma del segretario generale Alfio Mannino e del componente di segreteria Francesco Lucchesi - dietro al quale ci sono precise responsabilità politiche e amministrative. Il Governo nazionale - continua la Cgil- ha compiuto una scelta politica netta che va contro gli interessi della Sicilia e del Mezzogiorno: anziché sostenere i servizi di progettazione e rendicontazione dei Comuni, Roma ha preferito usare i ritardi burocratici come alibi per tagliare le risorse e fare cassa».
Mannino e Lucchesi aggiungono: «La Regione Siciliana è rimasta totalmente assente, incapace di mettere in campo un supporto amministrativo straordinario e una cabina di regia per blindare i progetti e difendere il territorio. I Comuni, strutturalmente svuotati di personale tecnico e incapaci di programmare, hanno subito il definanziamento confermando le proprie difficoltà».
«Questa scelta colpisce duramente i cittadini e i lavoratori – concludono Mannino e Lucchesi – poiché cancella centinaia di posti di lavoro
regolari nell'edilizia e condanna le nostre periferie al degrado. Non accetteremo che lo scippo del Governo e l'inerzia delle istituzioni
ocali vengano scaricati sulla pelle della Sicilia».
Il sindacato chiede l'immediata convocazione di un tavolo di crisi con Regione e Anci per rifinanziare subito le opere attraverso i Fondi Sviluppo e Coesione (FSC) e avviare le assunzioni dei tecnici nei Comuni.
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