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Cambiano strada ma le proteste restano: piste ciclabili a rischio flop a Palermo

Dopo corso Calatafimi, via De Gasperi e viale dell'Orsa Minore, ora tocca anche a viale Michelangelo: proteste contro le ciclabili e intanto si rischia di perdere i fondi

Claudia Rizzo
Giornalista e TV producer
  • 25 giugno 2026

Un tratto della pista ciclabile da realizzare in viale Michelangelo

«Non mi sarei mai immaginato di entrare nelle istituzioni e ritrovarmi a contestare una pista ciclabile. Ma questa non è una pista ciclabile: è una pista mortale». Massimo Giaconia lo ripete più volte: non è contrario alla mobilità sostenibile e non avrebbe mai pensato di trovarsi dalla parte di chi chiede di fermare un’infrastruttura destinata alle biciclette. Eppure questa mattina il consigliere comunale era in viale Michelangelo, insieme a residenti e commercianti, per partecipare al sit-in contro il nuovo tracciato in corso di realizzazione.

Oltre cento persone tra abitanti, operatori economici e rappresentanti politici si sono ritrovate per chiedere lo stop ai lavori: a preoccupare sono la riduzione degli spazi per la circolazione, le possibili conseguenze sui parcheggi, la sicurezza dei ciclisti e le difficoltà di manovra per autobus e mezzi pesanti.

Ma soprattutto c’è l’amarezza di avere scoperto il progetto soltanto con l’arrivo delle transenne. «Circa quindici giorni fa l’impresa si è presentata in viale Michelangelo e ha delimitato le aree di intervento - racconta Giaconia a Balarm - Residenti e commercianti non ne sapevano nulla e neppure la Circoscrizione era stata informata su ciò che stava per essere realizzato».

Da quel momento è cominciata la protesta. Prima le richieste di chiarimento, poi il sopralluogo con l’assessore alla Mobilità Maurizio Carta e con i tecnici, infine il sit-in. Il cantiere, però, è andato avanti.

A essere contestata non è soltanto la presenza della pista, ma il modo in cui il percorso è stato disegnato. Secondo la ricostruzione di Giaconia, sul lato in direzione Borgo Nuovo il primo tratto dovrebbe passare sul marciapiede e proseguire poi sulla carreggiata. Nella direzione opposta, invece, la corsia partirebbe nei pressi del capolinea del tram, si interromperebbe per circa cinquecento metri e ricomincerebbe più avanti.

«La pista nasce e muore in viale Michelangelo - dice il consigliere - Non si collega alle piste esistenti e non garantisce neppure una continuità lungo la stessa strada. C’è un punto in cui il ciclista dovrebbe addirittura ritrovarsi nel traffico per poi raggiungere nuovamente la corsia».

Secondo Giaconia, non sarebbe inoltre prevista una separazione fisica dai veicoli. Più che una pista protetta, dunque, si tratterebbe di una corsia ciclabile segnalata sull’asfalto. Accanto dovrebbero trovare posto anche gli stalli per le automobili, con il rischio che l’apertura degli sportelli, le manovre e le soste irregolari rendano il tracciato ancora più esposto.

È proprio la convivenza tra biciclette, parcheggi, autobus e camion ad alimentare le preoccupazioni di chi vive e lavora nella zona. Viale Michelangelo, come racconta Giaconia, non è formalmente un’area industriale, ma lungo l’asse e nelle strade vicine si trovano concessionarie, autodemolitori, depositi, attività produttive e cave. Da qui transitano anche numerosi mezzi pesanti e i veicoli diretti verso Bellolampo. «Il traffico è già intenso adesso, in estate - osserva - Cosa accadrà a settembre, quando riapriranno le scuole?».

La riduzione degli spazi a disposizione delle auto e dei mezzi pesanti, secondo i partecipanti alla protesta, potrebbe creare code continue e rendere più difficili le svolte da una corsia all’altra. Un effetto che, per Giaconia, rischierebbe persino di contraddire l’obiettivo ambientale dell’opera: «Se il traffico resta bloccato e aumentano le code, aumentano anche lo smog e le emissioni».

Il caso di viale Michelangelo, è bene ricordarlo, non è nato da una scelta contenuta nel progetto originario. La strada è entrata nel piano soltanto con la rimodulazione approvata alla fine di maggio, quando il Comune ha modificato una parte dei percorsi per sostituire alcuni tratti diventati difficili da realizzare dopo le contestazioni dei territori.

L’intervento finanziato con il Pnrr avrebbe dovuto portare alla realizzazione di 28 chilometri di ciclovie, divisi in due lotti, con un investimento complessivo vicino agli otto milioni di euro. Il disegno iniziale puntava a collegare la Costa Sud, la Stazione Centrale, il lungofiume Oreto, gli ospedali e i poli universitari, costruendo una rete continua tra alcuni dei principali punti di interesse della città.
I lavori, però, sono stati consegnati soltanto nel dicembre del 2025, a sei mesi dalla scadenza del 30 giugno.

Nel frattempo il progetto ha incontrato proteste, blocchi dei cantieri e richieste di modifica, fino alla decisione di spostare una parte degli interventi in strade considerate meno complesse e più rapide da cantierare.

È in questo passaggio che compare viale Michelangelo: quello che avrebbe dovuto essere uno dei nuovi percorsi individuati per accelerare i lavori è diventato nel giro di pochi giorni un altro terreno di scontro.

È una scena che, con strade e protagonisti diversi, a Palermo si ripete ormai da settimane. Arrivano le transenne, residenti e commercianti protestano, i consiglieri si fanno portavoce delle contestazioni e il Comune corregge, riduce o trasferisce il percorso.

È successo in corso Calatafimi, dove la pista è stata eliminata dopo le proteste contro la perdita dei parcheggi. È accaduto in viale Regione Siciliana, dove un cantiere è stato aperto e poi rimosso. In via Generale Di Maria la contestazione ha portato persino al blocco dei lavori e all’intervento della polizia, mentre il Comune ha successivamente modificato anche il percorso previsto in viale De Gasperi.

L’ultimo caso è quello della Terza Circoscrizione. Dopo le paure espresse da residenti e commercianti, l’amministrazione ha deciso di fermare gli interventi previsti in alcune strade tra Villagrazia, Bonagia e Falsomiele e di individuare nuovamente altri percorsi. La decisione è stata presentata da alcuni rappresentanti della maggioranza come un risultato politico ottenuto grazie all’ascolto del territorio, con tanto di foto a corredo.

Ma è proprio questo meccanismo a mostrare la fragilità dell’intero piano: ogni tratto cancellato deve essere sostituito con un altro e ogni nuova strada individuata rischia di generare una nuova protesta.

Viale Michelangelo è l’ultimo anello di questa catena: un tracciato scelto per superare le difficoltà incontrate altrove che, prima ancora di essere completato, viene contestato anche nel nuovo quartiere attraversato. «L’amministrazione avrebbe dovuto portare avanti il progetto originario, concordato con la Consulta della Bicicletta e coerente con gli strumenti di pianificazione della mobilità - sostiene Giaconia - Invece ha iniziato in ritardo e poi ha continuato a rimodulare e stravolgere il piano».

Le perplessità, del resto, non arrivano soltanto da chi teme di perdere parcheggi o spazi per le automobili. Anche la Consulta comunale della Bicicletta, che da anni chiede più spazio e sicurezza per chi pedala, ha bocciato la gestione del progetto: di fronte ai ritardi, alle continue modifiche e al rischio di perdere i fondi, ha scritto direttamente al ministero delle Infrastrutture e all’Ispettorato generale per il Pnrr, chiedendo la nomina di un commissario ad acta per verificare lo stato del progetto e vigilare sulle inadempienze del Comune.

Una richiesta pesante, motivata da quello che la Consulta definisce un «ingiustificabile accumulo di ritardi» e dalle continue variazioni che starebbero facendo venire meno gli obiettivi originari del piano. Secondo l’organismo, a forza di spostare, cancellare e ridisegnare i percorsi, si starebbe perdendo proprio la logica di rete per i quali erano stati assegnati i finanziamenti.

«Se viale Michelangelo fosse il segmento di una rete che permette di raggiungere altri punti della città, avrebbe una funzione - osserva Giaconia - Ma se nasce e finisce lì, restringendo nel frattempo la carreggiata, rischia di essere soltanto un’opera inutile e pericolosa e uno spreco di denaro pubblico».

Al sit-in ha partecipato anche il deputato regionale della Lega Vincenzo Figuccia, che ha chiesto l’apertura di un tavolo con cittadini e commercianti. «Non sono contrario per principio alle piste ciclabili - ha dichiarato - ma ogni progetto deve essere compatibile con il contesto urbano in cui viene realizzato».

Il consigliere comunale Antonino Randazzo ha invece attaccato la scelta di ricavare parte del percorso sul marciapiede, accusando l’amministrazione di sottrarre spazi ai pedoni senza realizzare infrastrutture davvero sicure. Randazzo ha chiesto al sindaco Roberto Lagalla di fermare il progetto e di valutare la revoca dell’incarico all’assessore Carta.

La protesta, intanto, è destinata a continuare. Oggi e domani, 25 e 26 giugno, residenti e commercianti torneranno a manifestare in viale Michelangelo per chiedere lo stop a un cantiere che, nonostante le contestazioni, continua ad andare avanti.

Mentre il quartiere si prepara ad altre due mattinate di protesta in strada, dall’amministrazione non è ancora arrivata alcuna risposta. Balarm ha interpellato l’assessore alla Mobilità Maurizio Carta per chiarimenti, senza ottenere riscontro. Così, a pochi giorni dalla scadenza del Pnrr, in viale Michelangelo procedono parallelamente il cantiere e la mobilitazione dei residenti.
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