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Da via De Gasperi a Corso Calatafimi: piste ciclabili "che non ce la fanno" a Palermo

Dalla fine del 2025 ad ora si sono poste le basi per realizzare ciclovie in giro per la città, ma alcuni progetti hanno fatto marcia indietro: la lettera di una cittadina

Balarm
La redazione
  • 4 maggio 2026

Piste ciclabili che vanno e vengono, cantieri in giro per la città e strade da riasfaltare: muoversi a Palermo quotidianamente è diventata una sfida per i cittadini, soprattutto se si tratta di zone particolarmente trafficate ( e non solo negli orari di punta). Come vi avevamo già raccontato, dalla fine del 2025 ad ora si sono poste le basi per realizzare ciclovie in giro per la città, ma alcuni progetti hanno fatto marcia indietro perché hanno incontrato dissenso e proteste.

Nel dettaglio, resta al palo la pista ciclabile di corso Calatafimi, prevista anch'essa nel progetto del secondo lotto e rimasta sostanzialmente in stand-by (almeno in questa fase) dopo le criticità sollevate da commercianti, residenti, IV circoscrizione e persino da parte della Terza Commissione del Consiglio comunale. Per rivedere il progetto della pista ciclabile è partita anche una petizione, avviata dai commercianti, firmata da più di 3mila persone.

Mentre quella in viale Regione Siciliana (una parte in direzione Trapani) è stata smantellata in seguito alle proteste esplose. Il 7 gennaio è stato completata l'opera di cui vi avevamo parlato a pochi passi dal parcheggio degli Emiri, ma quel tratto lì è stato tolto per rendere il traffico di essere più scorrevole. Recentemente anche quella di via Alcide De Gasperi è stata "sotto osservazione": il progetto prevede la realizzazione di due piste ciclabili su entrambi i lati della carreggiata, determinando un significativo restringimento della stessa e aggravando una situazione viaria già al limite.

C'è chi lamenta la realizzazione delle piste ciclabili e chi, invece, pensa che non sia solo quello il vero problema di Palermo: ma cosa ne pensano i cittadini di tutto questo? Ecco la segnalazione inviata a Balarm di Francesca Sorce, una cittadina.

«Vi scrivo con preoccupazione ma anche un bel po' di rabbia per le polemiche che periodicamente - ultimamente un pò troppo frequentemente direi - si creano in relazione ai cantieri di nuovi progetti su piste ciclabili. L'ultima ha riguardato la Scuola Media Statale Pecoraro, scuola tra l'altro da me frequentata in passato.

È innegabile che la gestione dei cantieri crei sempre molto disagio, è innegabile che a Palermo non brilliamo per ottimizzazione di spazi e tempi e aprire i lavori su entrambi i lati della carreggiata contemporaneamente è stato evidentemente l'ennesimo sbaglio.

È surreale assistere all'ennesimo "dietrofront" dell'amministrazione comunale, proprio come in corso Calatafimi e in viale Regione Siciliana (O Mondello!): smontare i cantieri senza neanche motivare le scelte di progettazione non è ascolto dei cittadini, è - ancora una volta - mancanza di visione e smantellare tutto non risolve il problema, rimanda solo l'inevitabile agonia di una città bloccata nel secolo scorso.

Stranamente il progetto che prevede la pista ciclabile in Via De Gasperi non è pensato male, al contrario di molti altri in città, e realizzare due corsie ciclabili ai lati della strada è una scelta che garantisce più sicurezza e fluidità rispetto a una sola pista bidirezionale, oltretutto lo spazio occupato è il medesimo e le carreggiate lo consentono. Il vero problema che dovrebbe vederci tutti uniti non è il restringimento di una corsia, ma ciò che in quella corsia scorre ogni giorno.

Eppure, ci ritroviamo in un paradosso amaro: tolleriamo senza fiatare che ogni giorno decine di tir e mezzi pesanti diretti al porto attraversino un quartiere densamente abitato, tra scuole e ospedali, rendendo le strade pericolose e l’aria irrespirabile.

Accettiamo passivamente che le nostre bambine e i nostri bambini, gli anziani e noi stessi non abbiano spazi verdi a disposizione, parchi dove camminare o aree dove il cemento lasci spazio alla vita, ma ci mobilitiamo contro una pista ciclabile, l’unica infrastruttura che prova a sottrarre spazio al caos per darlo a una mobilità più umana.

La battaglia dei residenti e commercianti di Via De Gasperi - così come quelli di Corso Calatafimi e di Viale Regione Siciliana - non dovrebbe essere quella di riavere una corsia per le auto, ma quella di pretendere che le auto e i tir diminuiscano in favore di una fruizione più sana degli spazi e che ogni metro di asfalto tolto al traffico diventi salute.

Chi usa la bicicletta a Palermo non è un intralcio: è qualcuno che sta lasciando l'auto a casa, riducendo la fila di macchine davanti a voi e lo smog nei polmoni dei nostri figli. Queste persone vanno incentivate e protette, non respinte, e le scuole dovrebbero farsi promotrici di sostenibilità.

Chiedere che i lavori vengano fatti con criterio è un nostro diritto. Ma rinunciare alla mobilità sostenibile per paura del traffico o del calo delle vendite, significa condannare i quartieri a restare camere a gas a cielo aperto. Non dovremmo lasciare che la rabbia per cantieri gestiti male ci faccia perdere di vista il diritto più grande: quello di vivere in una città sana, al passo con il resto del mondo. E tutto ciò non dovrei dirlo io, che sono una semplice cittadina e mamma di due bambine, ma chi ci governa. Loro avrebbero il compito di condurci ad un cambiamento necessario.

Dobbiamo pretendere progetti fatti bene, certo. Dobbiamo esigere che il Comune non commetta errori di valutazione nei flussi viari. Ma non commettiamo l'errore di difendere uno status quo fatto di gas di scarico e congestione. Una mobilità diversa fa parte di progetti di città moderne a cui dovremmo aspirare tutti e tutte, amministrazione, dirigenti scolastici, insegnanti, medici - conclude -. È l’unica via d’uscita per riprenderci il diritto alla salute. Senza se e senza ma».
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