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Ha 14 anni ed è un (giovanissimo) Franco Battiato: chi è Francesco Giulio Cerilli

Immaginate d’essere chiamati a interpretare per un film la versione giovane di uno dei cantautori con cui musicalmente siete cresciuti. L'intervista all'attore palermitano

Tancredi Bua
Giornalista
  • 25 gennaio 2026

Francesco Giulio Cerilli

Immaginate d’avere una passione per il cinema che vi viene contagiata da vostra madre, e un’altra, che va in parallelo e nasce dalle scoperte a cui vi ha portato sempre la sua figura, per la musica, tale che vi porta a iscrivervi in conservatorio e coltivare il talento per il pianoforte e il sassofono. Fin qui, tutto regolare. Ora immaginate anche, un giorno, d’essere chiamati a interpretare per un film la versione giovane di uno dei cantautori con cui musicalmente siete cresciuti. È quello che è successo esattamente qualche settimana fa al palermitano Francesco Giulio Cerilli, quattordici anni, al cinema il 2, 3 e 4 febbraio con “Franco Battiato – Il lungo viaggio”, nel ruolo del Battiato adolescente.

Il trailer uscito la scorsa settimana lo ha anche mostrato in quei panni, mentre osserva la distesa del mar Jonio e pensa ai “mondi lontanissimi” di cui tante volte il cantautore di Milo avrebbe scritto nel corso della sua decennale carriera. Ma l’avventura di Francesco Giulio Cerilli al cinema inizia molto prima.

«Avevo sei anni circa, forse ero anche più piccolo, fu mia madre a farmi vedere i primi film. Ne guardavo, e ne guardo tutt’ora, tantissimi. Lei mi ha fatto scoprire il mondo del cinema, abbiamo passato giorni in sala o davanti la televisione. M’è venuta presto l’idea di diventare attore, anzi visto che vedevo tantissimi film d’azione, con Tom Cruise, all’inizio volevo diventare uno stuntman, per la felicità di mio padre (ride, ndr.)».

La prima occasione per Francesco Giulio arriva nel 2020, facendo per caso un provino per "Primadonna" di Marta Savina: «Mia zia inviò a mio padre il link in cui si parlava del casting, e disse a lui di candidarmi – dice Francesco – ma lui neanche voleva farlo, non gli diede molto peso. Poi qualcosa è cambiato e ha pensato di candidarmi, neanche io ci credevo molto, però perché non farlo? Quando dopo vari callback (le chiamate successive al primo provino, con cui poco a poco viene fatta una scrematura degli attori che al regista o ai suoi collaboratori piacciono di più, ndr.) sono arrivato a conoscere la regista, le sono piaciuto molto, ci siamo conosciuti e mi sono imbarcato in questa avventura.

È stata un’esperienza divertente e impegnativa allo stesso tempo, interpretavo il fratello della protagonista. Avevo dieci anni. Non ero consapevole come lo posso essere adesso, la trovavo solamente un gioco, anche se ho girato per venticinque giorni». Venticinque giorni di ciak ripetuti, attese fra una scena e l’altra, interruzioni, pause pranzo e adrenalina, ma nonostante questo, alla fine del set di “Primadonna” Francesco Giulio s’è detto di volere continuare su quella strada: «Quando ho visto il film all’anteprima, vedendo come tutto il lavoro che era stato fatto era stato trasformato in quelle scene, sono rimasto stregato. È stato bellissimo». E decisivo per andare avanti.

Nel 2022, un’altra occasione per Francesco Giulio, nel ruolo di un giovane Lorenzo Urciullo, in arte Colapesce, in “La primavera della mia vita” di Zavvo Nicolosi, il film che vede per la prima volta sul grande schermo Colapesce e il sodale musicale Antonio Dimartino, uscito subito dopo Sanremo 2023. «Si vedeva questa scena, un flashback – dice Francesco – in cui Lorenzo, da piccolo, parlava col padre. Mi è piaciuto molto stare su quel set e fare dialogare cinema e musica. Con la musica ci sono nato e cresciuto, adesso ho la fortuna di essere in conservatorio. Per il film su Franco Battiato ho potuto suonare veramente l’organo in chiesa (“I primi accordi su di un organo da chiesa in sagrestia”, cantava proprio Battiato nella sua “Mesopotamia”, ndr.). Il regista mi ha detto che è una cosa che è successa veramente, questo mi ha colpito molto».

Prima di arrivare a “Il lungo viaggio”, però, Francesco Giulio viene chiamato da Luca Barbareschi – con i cui figli, Maddalena e Francesco, è ancora molto amico – per recitare in “Paradiso in vendita”, il suo ultimo film, la storia della vendita di un’isola siciliana alla Francia: «Lì interpretavo Secondo, ero un isolano, ed ero insieme a Donatella Finocchiaro e Domenico Centamore. È Secondo che avvia la rivolta contro i francesi, un’esperienza in cui mi sono divertito molto». Non solo, ma di lì a poco gli viene proposta una piccola parte – come «unico bambino della serie», dice il giovanissimo attore – nella versione Netflix de “Il gattopardo”. «Mi si vede in scena, a un certo punto, mentre annuncio l’arrivo del principe a Donnafugata. È stata una piccola figurazione, ma al fianco di Kim Rossi Stuart e Deva Cassel. Con Deva e altri attori ci siamo divertiti tantissimo, capitava durante le pause di andarcene un po’ a suonare il pianoforte tutti insieme».

Più di recente, Francesco Giulio è stato in “Per te” – il film di Alessandro Aronadio, con Edoardo Leo – in una scena breve in cui interpreta un ragazzino siciliano, e poi è stato chiamato da Michele Placido per la sua nuova miniserie, “Il giudice e i suoi assassini”, girata negli scorsi mesi nell’agrigentino. «Per “Il lungo viaggio” – dice Francesco Giulio – avevo fatto un provino ma poi non ho saputo più niente». Succede spesso, anzi, è quasi una legge del mondo del cinema, soprattutto quando si è agli inizi. «Mentre giravo la miniserie di Michele Placido, la notizia di essere stato preso nel ruolo di Battiato da giovane m’è arrivata mentre ero in pausa. Me l’ha detto mia madre, che stava piangendo al telefono. È stata, per lei, una bellissima emozione. Sono andato anche a comprarmi dei dischi per capire meglio il personaggio, mentre con Dario Aita ci siamo sentiti tante volte per aggiustare il dialetto, visto che Battiato aveva l’inflessione catanese, cercando di avere una continuità tra il Battiato ragazzino e quello adulto, interpretato da Dario».

Il cinema è un mondo che affascina particolarmente Francesco Giulio Cerilli, anche se conciliare il mondo sul set e quello sui banchi scolastici «è un bell’impegno. Sui set viaggio sempre con i libri, ho l’obbligo di studiare anche quando sono a girare, ma mi piace molto, è una cosa che faccio con amore. È più difficile concentrarsi ma cerco di fare il mio massimo. I professori del mio liceo (linguistico con indirizzo internazionale, ndr.) sono molto contenti del fatto che hanno un alunno che recita. Per adesso non ho altri progetti in corso, mi sto focalizzando molto sullo studio. Quando finirò la scuola vorrei andare a Roma a studiare recitazione, e poi forse mi piacerebbe andare all’estero, è un sogno che avevo anche quand’ero più piccolo. Di sicuro mi piacerebbe fare l’attore, ma devo dire che mi appassiona anche la regia, e in generale sono interessato a tutti i lavori che ci sono dietro un film, ogni passaggio è importante».
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