Consiglio senza maggioranza a Palermo, salta la relazione di Lagalla: crepe nel centrodestra
A Palazzo Comitini alcuni consiglieri di maggioranza disertano l'Aula. Un incidente di percorso, formalmente. Ma politicamente il segnale potrebbe essere un altro
Palazzo Comitini (foto Archivio)
Il sindaco arriva in aula con la relazione sull’attuazione del programma, ma trova i banchi della sua maggioranza troppo vuoti per poter parlare. A Palazzo Comitini, questa mattina, il Consiglio comunale di Palermo non riesce nemmeno ad aprirsi: al primo appello sono presenti 19 consiglieri di maggioranza, mentre per il numero legale ne servono 21. Anche al secondo tentativo la situazione non cambia e il presidente Giulio Tantillo è costretto a chiudere la seduta e rinviare i lavori. Roberto Lagalla, con i fogli della relazione in mano, lascia l’aula senza poter illustrare il lavoro della sua amministrazione.
Un incidente di percorso, formalmente. Ma politicamente il segnale è tutt’altro che secondario. Soprattutto perché arriva pochi giorni dopo che lo stesso Lagalla ha manifestato pubblicamente la propria disponibilità a ricandidarsi. «In una logica di continuità» ha detto il sindaco, sostenendo che in questa consiliatura «si è fatto tanto» e che molto resta ancora da completare. La conferma, però, dovrà essere «opportunamente ricercata, motivata e soprattutto giustificata». Oggi la risposta sembrerebbe essere arrivata dai banchi del Consiglio. E non è quella che il sindaco avrebbe voluto ricevere.
La partita non riguarda soltanto la tenuta quotidiana della maggioranza. Sul tavolo ci sono le nomine nelle società partecipate e quelle della Città metropolitana, dossier sui quali i partiti discutono da mesi senza avere ancora trovato una sintesi. E intanto si avvicina il 2027.
Ma il dato forse più interessante è un altro: mentre l’aula non riesce a garantire il numero legale, fuori dal Palazzo la partita sul futuro di Palermo è già cominciata da settimane.
La deputata di Fratelli d’Italia ha parlato di laboratori, idee e partecipazione, evitando per ora di parlare apertamente di candidature. Ma il suo progetto ha già contribuito ad agitare il centrodestra palermitano.
E poi c’è Vincenzo Figuccia. Il deputato regionale della Lega ha scelto una strada diversa: non un nuovo contenitore di partito, ma una rete costruita nei quartieri. In poco più di un mese sono nati 125 Comitati per i diritti dei cittadini, con oltre mille persone coinvolte. L'obiettivo dichiarato è arrivare a 500 comitati e 6 mila partecipanti entro la fine dell'anno. Figuccia ha scelto parole che oggi assumono un peso particolare: «Non è il momento dei nomi», aveva detto presentando i comitati, spiegando che prima viene «la Palermo che vogliamo». Ma alla domanda su una sua eventuale candidatura a sindaco aveva lasciato la porta aperta: se fossero la coalizione e i comitati a chiederglielo, «Non mi tirerei indietro».
È una formula che consente al leghista di non dichiarare una sfida a Lagalla e, nello stesso tempo, di costruire una rete politica autonoma. Un'operazione che punta sui quartieri, sulle segnalazioni dei cittadini, sul decentramento e sulle competenze. Una campagna elettorale, insomma, che prova a partire dal basso.
Attorno al progetto deluchiano si muovono inoltre figure come Andrea Mineo, ex assessore della giunta Lagalla, e Totò Lentini, che ha aderito a Sud chiama Nord dopo il distacco dal Movimento per l’Autonomia e che proprio oggi ha ufficializzato il suo ingresso al Governo di Liberazione. Una rete che punta a costruire un'alternativa al sindaco uscente e che ha già iniziato a strutturarsi sul territorio. Lo stesso De Luca è stato netto: il suo progetto per Palermo non nasce per sostenere un eventuale bis di Lagalla, ma per andare «oltre Lagalla».
Ed è qui che il quadro si fa interessante. Perché oggi non c'è ancora un candidato alternativo unitario, ma ci sono già più cantieri aperti: quello di Varchi dentro Fratelli d’Italia, quello civico-territoriale di Figuccia, quello di De Luca e Sud chiama Nord e, dall'altra parte, il centrosinistra che prepara il proprio percorso.
«Proprio per la coerenza con i nostri valori – continua Caronia – non possiamo riconoscerci nella maggioranza ‘arlecchino’ guidata dal sindaco Lagalla. Una coalizione ibrida in cui non si comprende più chi sia civico, chi provenga da sinistra e chi invece rappresenti un centrodestra ormai senz’anima. Noi non ci sediamo al banchetto della spartizione delle poltrone nelle società partecipate, un gioco di potere che sta occupando la coalizione da mesi mentre la città è paralizzata e i servizi essenziali – dai rifiuti ai trasporti, fino all'illuminazione pubblica – restano completamente fermi. La mancanza di programmazione è sotto gli occhi di tutti. Lo ribadiamo con forza: abbiamo le mani libere da condizionamenti. Palermo è in una fase di grande sofferenza e per uscire da questa crisi ha bisogno di un radicale cambio di passo, da attuare con una testa e con gambe totalmente diverse», conclude la parlamentare.
Lagalla vuole giocare la carta della continuità. Varchi costruisce il suo cantiere. Figuccia mette in campo una rete di comitati che, in poche settimane, ha già raggiunto oltre mille cittadini. De Luca porta nuovi consiglieri dentro il Palazzo e lavora alla costruzione di una coalizione alternativa.
Così, mentre il sindaco non ha potuto nemmeno leggere la relazione con cui avrebbe dovuto raccontare alla città lo stato di attuazione del suo programma, la vera relazione politica l'ha scritta l'aula con i suoi banchi vuoti.
Un incidente di percorso, formalmente. Ma politicamente il segnale è tutt’altro che secondario. Soprattutto perché arriva pochi giorni dopo che lo stesso Lagalla ha manifestato pubblicamente la propria disponibilità a ricandidarsi. «In una logica di continuità» ha detto il sindaco, sostenendo che in questa consiliatura «si è fatto tanto» e che molto resta ancora da completare. La conferma, però, dovrà essere «opportunamente ricercata, motivata e soprattutto giustificata». Oggi la risposta sembrerebbe essere arrivata dai banchi del Consiglio. E non è quella che il sindaco avrebbe voluto ricevere.
I banchi vuoti e le crepe del centrodestra
Tra gli assenti figurano Tiziana D’Alessandro, Antonio Rini e Francesco Scarpinato di Fratelli d’Italia, Sabrina Figuccia della Lega, Giovanna Rappa della Dc, Antonino Abbate e Ottavio Zacco di Lavoriamo per Palermo, quest’ultimo assente per motivi personali. Una fotografia che racconta un centrodestra alle prese con equilibri sempre più complicati.La partita non riguarda soltanto la tenuta quotidiana della maggioranza. Sul tavolo ci sono le nomine nelle società partecipate e quelle della Città metropolitana, dossier sui quali i partiti discutono da mesi senza avere ancora trovato una sintesi. E intanto si avvicina il 2027.
L'opposizione chiede le dimissioni
L’opposizione non perde tempo e legge quanto accaduto come una bocciatura politica. Pd, M5S, Avs, Oso-Controcorrente, Progetto Civico Italia e Gruppo Misto parlano di una maggioranza che «non ha più» i numeri e chiedono a Lagalla di prenderne atto e dimettersi.Ma il dato forse più interessante è un altro: mentre l’aula non riesce a garantire il numero legale, fuori dal Palazzo la partita sul futuro di Palermo è già cominciata da settimane.
Da Varchi a Figuccia, il fronte interno che insidia Lagalla
A destra, Carolina Varchi ha aperto il suo «Palermo Capitale», un cantiere politico e civico che guarda alle prossime amministrative e che, pur senza una candidatura ufficialmente annunciata, rappresenta una delle alternative più concrete allo schema della riconferma di Lagalla.La deputata di Fratelli d’Italia ha parlato di laboratori, idee e partecipazione, evitando per ora di parlare apertamente di candidature. Ma il suo progetto ha già contribuito ad agitare il centrodestra palermitano.
E poi c’è Vincenzo Figuccia. Il deputato regionale della Lega ha scelto una strada diversa: non un nuovo contenitore di partito, ma una rete costruita nei quartieri. In poco più di un mese sono nati 125 Comitati per i diritti dei cittadini, con oltre mille persone coinvolte. L'obiettivo dichiarato è arrivare a 500 comitati e 6 mila partecipanti entro la fine dell'anno. Figuccia ha scelto parole che oggi assumono un peso particolare: «Non è il momento dei nomi», aveva detto presentando i comitati, spiegando che prima viene «la Palermo che vogliamo». Ma alla domanda su una sua eventuale candidatura a sindaco aveva lasciato la porta aperta: se fossero la coalizione e i comitati a chiederglielo, «Non mi tirerei indietro».
È una formula che consente al leghista di non dichiarare una sfida a Lagalla e, nello stesso tempo, di costruire una rete politica autonoma. Un'operazione che punta sui quartieri, sulle segnalazioni dei cittadini, sul decentramento e sulle competenze. Una campagna elettorale, insomma, che prova a partire dal basso.
E De Luca entra in Consiglio
A complicare ulteriormente il quadro c’è Cateno De Luca, che a Palermo ha già messo un piede dentro Palazzo delle Aquile. Sud chiama Nord è entrata ufficialmente in Consiglio comunale con Natale Puma e Totuccio Di Maggio, entrambi provenienti da Forza Palermo.Attorno al progetto deluchiano si muovono inoltre figure come Andrea Mineo, ex assessore della giunta Lagalla, e Totò Lentini, che ha aderito a Sud chiama Nord dopo il distacco dal Movimento per l’Autonomia e che proprio oggi ha ufficializzato il suo ingresso al Governo di Liberazione. Una rete che punta a costruire un'alternativa al sindaco uscente e che ha già iniziato a strutturarsi sul territorio. Lo stesso De Luca è stato netto: il suo progetto per Palermo non nasce per sostenere un eventuale bis di Lagalla, ma per andare «oltre Lagalla».
Ed è qui che il quadro si fa interessante. Perché oggi non c'è ancora un candidato alternativo unitario, ma ci sono già più cantieri aperti: quello di Varchi dentro Fratelli d’Italia, quello civico-territoriale di Figuccia, quello di De Luca e Sud chiama Nord e, dall'altra parte, il centrosinistra che prepara il proprio percorso.
Il centrodestra diviso
C'è una parte di centrodestra che ha preso le distanze Lagalla apertamente: «A chi si chiede dove sia posizionata la nostra forza politica, rispondiamo senza alcuna esitazione: Noi Moderati è saldamente nel centrodestra. Sosteniamo e staremo sempre con il centrodestra quando governa bene, quando rifiuta logiche di inciucio, ma soprattutto quando è capace di dare risposte concrete ai troppi problemi irrisolti della nostra città», dice Marianna Caronia, deputato regionale di Noi Moderati«Proprio per la coerenza con i nostri valori – continua Caronia – non possiamo riconoscerci nella maggioranza ‘arlecchino’ guidata dal sindaco Lagalla. Una coalizione ibrida in cui non si comprende più chi sia civico, chi provenga da sinistra e chi invece rappresenti un centrodestra ormai senz’anima. Noi non ci sediamo al banchetto della spartizione delle poltrone nelle società partecipate, un gioco di potere che sta occupando la coalizione da mesi mentre la città è paralizzata e i servizi essenziali – dai rifiuti ai trasporti, fino all'illuminazione pubblica – restano completamente fermi. La mancanza di programmazione è sotto gli occhi di tutti. Lo ribadiamo con forza: abbiamo le mani libere da condizionamenti. Palermo è in una fase di grande sofferenza e per uscire da questa crisi ha bisogno di un radicale cambio di passo, da attuare con una testa e con gambe totalmente diverse», conclude la parlamentare.
La partita è appena cominciata
Il flop della relazione sul programma di oggi significa forse il segno di una maggioranza finita? Le difficoltà del centrodestra ricordano come, sulle delibere più importanti, la coalizione sia finora riuscita a ricompattarsi. Ma il mancato numero legale di oggi arriva in un momento particolarmente delicato e rende plastica una domanda che accompagnerà Palermo fino al voto: chi sarà davvero in grado di tenere insieme il centrodestra?Lagalla vuole giocare la carta della continuità. Varchi costruisce il suo cantiere. Figuccia mette in campo una rete di comitati che, in poche settimane, ha già raggiunto oltre mille cittadini. De Luca porta nuovi consiglieri dentro il Palazzo e lavora alla costruzione di una coalizione alternativa.
Così, mentre il sindaco non ha potuto nemmeno leggere la relazione con cui avrebbe dovuto raccontare alla città lo stato di attuazione del suo programma, la vera relazione politica l'ha scritta l'aula con i suoi banchi vuoti.
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