POLITICA

Campo largo, La Vardera ci riprova: M5s ci sta, il Pd si sfila e pensa a un suo candidato

Alla due giorni di Controcorrente ad Agrigento le prove tecniche di una possibile alleanza nel centrosinistra per le Regionali. Resta la tensione fra La Vardera e Pd

Annalisa Ciprì
Giornalista
  • Pubblicato il
    7 settembre 2026

La Vardera e Onorato agli Stati Generali di Controcorrente ad Agrigento

Per due giorni Agrigento è diventata il laboratorio politico della Sicilia che verrà. All'Hotel Kaos, il 5 e 6 settembre, gli Stati Generali di Controcorrente hanno riunito amministratori, esponenti del centrosinistra e rappresentanti del centrodestra, trasformando la città dei Templi in una sorta di prima prova generale di un possibile "campo largo" in vista delle Regionali del 2027.

Il modello Agrigento

Una scelta tutt'altro che casuale. È proprio da Agrigento, dove il progetto civico-progressista ha portato Michele Sodano alla guida del Comune, che Ismaele La Vardera vuole partire per costruire un'alternativa al governo di Renato Schifani. Il "modello Agrigento", nelle intenzioni del leader di Controcorrente, dovrebbe diventare un metodo da esportare in tutta l'Isola: mettere insieme forze diverse, civiche e politiche, per contendere alla destra Palazzo d'Orléans.

«Siamo pronti a portare il modello Agrigento a livello regionale, ma ci vuole la volontà di tutti», ha ribadito La Vardera, collocando senza ambiguità Controcorrente «nel campo alternativo al governo Schifani e al governo Meloni».

Il nodo delle primarie

Il vero punto interrogativo emerso dalla due giorni, però, è proprio quello della leadership. Giuseppe Conte, intervenuto in collegamento, ha invitato il campo progressista a non partire dai nomi: prima viene il programma, poi il candidato. Un'impostazione che lascia aperta la porta alle primarie, ma chiede di costruire prima una piattaforma politica condivisa. La Vardera, dal canto suo, ha detto di essere pronto a misurarsi con le primarie e ha sorpreso quando ha dichiarato: «Voterei il presidente Giuseppe Conte, senza se e senza ma».

Una frase poi precisata: il candidato di riferimento del Progetto Civico resta Alessandro Onorato, mentre Conte sarebbe un'opzione nel caso in cui Onorato non fosse in campo.

Il Partito democratico, intanto, ha messo sul tavolo una posizione destinata a pesare. Il segretario regionale Anthony Barbagallo ha annunciato che nelle prossime settimane i Dem lavoreranno per individuare un proprio candidato alla Presidenza da proporre agli alleati. Se non arriverà una candidatura condivisa, il Pd proporrà le primarie. «Uniti si vince», è stato il messaggio di Barbagallo, che ha però chiarito anche la necessità di costruire una proposta comune sui problemi concreti della Sicilia.

È qui che il campo largo mostra la sua prima crepa: tutti parlano di unità, ma sulla persona da mettere alla guida della coalizione le distanze restano evidenti. La Vardera è già in campo; il Pd vuole indicare un proprio nome; il Movimento 5 Stelle non chiude alle primarie.

Di Paola: «Niente personalismi»

A sintetizzare il timore di una nuova frammentazione è stato Nuccio Di Paola, coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle. Il suo appello è stato netto: «Uniti possiamo e dobbiamo battere questa destra», attaccando il governo regionale soprattutto sul fronte della sanità.

Di Paola ha indicato sanità, ambiente, welfare, beni culturali e futuro dei giovani come i terreni sui quali costruire l'alternativa, accusando il centrodestra di aver fallito e invitando il fronte progressista a mettere «al bando qualsiasi personalismo». Il rischio, ha avvertito, è che le divisioni consegnino alla Sicilia altri cinque anni di governo della destra.

Un messaggio che si incrocia con quello di Roberto Gualtieri, per il quale il civismo può diventare una componente decisiva del centrosinistra. Il sindaco di Roma ha sottolineato come i partiti, da soli, non siano più sufficienti e abbiano bisogno di un rapporto più diretto con i territori e con i cittadini.

Ed è proprio questo il senso dell'accordo tra Controcorrente e Progetto Civico Italia, guidato da Alessandro Onorato: un'alleanza nata dai territori che punta a entrare stabilmente nel campo progressista nazionale e a dare alla Sicilia un progetto riconoscibile.

Mulè: «Se la coalizione me lo chiedesse, direi sì»

Se il centrosinistra ha mostrato ambizioni e divisioni, anche il centrodestra non è rimasto spettatore. Il confronto più acceso è stato quello tra La Vardera e Giorgio Mulè. «Che ci fai ancora in Forza Italia?», ha provocato La Vardera.

Mulè ha rivendicato la propria appartenenza al centrodestra e difeso l'operato di Schifani, ma ha lasciato aperta una porta sulla propria candidatura: «Se il mio partito e la coalizione me lo chiedessero direi di sì». Ha inoltre invitato il centrodestra a chiarire rapidamente il quadro delle alleanze e delle candidature.

Sul terreno dei problemi concreti, invece, qualche convergenza è emersa: acqua, rifiuti, sanità, burocrazia e liste d'attesa sono stati indicati come temi sui quali, pur partendo da posizioni diverse, è possibile trovare punti di contatto.

La sorpresa finale: Ingroia entra in Controcorrente

A chiudere la due giorni è arrivata anche una novità politica: l'ex magistrato Antonio Ingroia ha aderito a Controcorrente. Un ingresso che rafforza ulteriormente il profilo politico di Controcorrente e che arriva mentre il movimento cerca di trasformarsi da esperienza civica siciliana a soggetto capace di giocare una partita più ampia.

Agrigento, dunque, non è stata soltanto una convention. È stato il primo vero appuntamento pubblico nel quale i protagonisti della futura sfida regionale hanno iniziato a scoprire le proprie carte. Il centrosinistra ha trovato un linguaggio comune, unità, programma, alternativa alla destra, ma non ancora un candidato condiviso. Il Pd vuole giocare la propria partita, il M5S chiede di evitare personalismi, il civismo rivendica un ruolo centrale e La Vardera non arretra dalla corsa.

Dall'altra parte, Schifani resta il nome naturale del centrodestra, ma Mulè ha dimostrato che anche quella coalizione dovrà presto affrontare il nodo della candidatura. La campagna elettorale per Palazzo d'Orléans, insomma, non è ancora ufficialmente iniziata. Ma ad Agrigento ha già cominciato a prendere forma.
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