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Dalla Scala dei Turchi alle Egadi: l'estate dei (magici) cinema all'aperto in Sicilia

Proiezioni all’aperto, affollatissime, sotto le stelle, in riva al mare o sui prati dei paesi alle pendici dell’Etna riportano davanti allo schermo centinaia di persone

Tancredi Bua
Giornalista
  • 5 luglio 2026

Cinema all'aperto

Il proiettore nel buio della sala cinematografica si comporta in qualche modo come una stella lontanissima che mostra su uno schermo cose successe in realtà molto tempo prima – i mesi passati dall’ultimo ciak della troupe o gli anni trascorsi dall’ultima volta di quel film al cinema, qualcosa che dalla luce della cabina di regia arriva sullo schermo riaprendo ogni volta la stessa identica porta sul passato. E come una stella cattura lo sguardo nel cielo notturno, anche il proiettore del cinema esercita ancora un potere e un fascino ad oggi intatti e in grado di calamitare a sé le masse.

Recentemente, a proposito della funzione del cinema il regista Steven Spielberg ha commentato l’esperienza comunitaria della proiezione in sala dicendo che «quando si guarda un film a casa non è un evento, è un evento se dedichi (al film, ndr.) una mattina, un pomeriggio o una sera, ed è più entusiasmante se questo evento è popolato da persone che in realtà sono estranei, una comunità di estranei, uniti per un po’ da qualcosa che li fa ridere insieme, e commuovere o piangere insieme, e canticchiare all’unisono, e poi, quando c’è l’intervallo e sei in coda per mangiare qualcosa ci si confronta sul film e si finisce per condividere sensazioni che uniscono anziché dividere».

C’è un che di religioso, in questo, un «religioso» che nulla ha a che vedere con la religione ma che mette al centro l’esperienza: nulla di diverso, insomma, fra l’abbacinamento comunitario di chi disse d’aver assistito al miracolo di Fatima e chi va a vedere un film (che non a caso, quando è di successo guadagna lo status di “cult”, cioè di film di culto, da venerare) che resta impresso. E forse proprio questa è una delle spiegazioni dietro la diffusione, sempre più capillare, delle iniziative dedicate alle proiezioni cinematografiche in giro per la Sicilia.

Proiezioni all’aperto, affollatissime, partecipatissime, sotto le stelle, in riva al mare o sui prati dei paesi alle pendici dell’Etna, di film usciti da decenni o diventati dei classici quasi istantaneamente, che per una sera riportano davanti allo schermo centinaia di persone che potrebbero scegliere di rivedere quello stesso film su una delle ormai decine di piattaforme a pagamento, o – per i temerari che ancora coltivano questa strana ossessione, ora apparentemente in rimonta – in home video, ma decidono invece di uscire da casa, di fregarsene della sveglia presto dell’indomani e del fatto che durante la proiezione non potranno, come sul divano, premere pausa un minuto per andare al bagno o prendere un bicchiere d’acqua, e unirsi a una folla di estranei con cui condividere un film magari già visto un paio di volte. Con il vicino di posto con cui commentare è un’esperienza completamente diversa.

Volendo addirittura azzardare una lettura sociologica, dopo gli anni più duri della pandemia – passati prima a non uscire di casa e poi con il costante timore del contatto con l’altro – forse adesso ogni occasione d’incontro viene vista sotto una lente diversa, ed è per questo che dovunque in Sicilia le rassegne dedicate al cinema proliferano con l’estate. Plasmate sul modello «inventato» dai drive-in americani e dalle arene estive di una volta, le proiezioni all’aperto degli ultimi anni hanno fatto riscoprire al pubblico film che i circuiti televisivi o le piattaforme stesse avevano messo da parte per diverso tempo, magari facendo introdurre le stesse opere dagli attori che vi hanno recitato o dai registi che le hanno dirette.

È il caso, ad esempio, di Palermo e il suo Cinema City (il cui «frontman» è Carmelo Galati), sino al 2023 organizzato sul lungomare della città al Foro Italico, e dal 2024 trasferitosi invece a piazza del Popolo, nello spazio antistante Palazzo dei Normanni trasformato in un’arena all’aperto. Ma il capoluogo non è un esclusivista, anzi. A Realmonte, in provincia di Agrigento, chi passa le proprie estati a pochi chilometri dalla Scala dei Turchi la sera poi ritorna sul lettino sdraio (o sulla sabbia) per rivedere i film inseriti nella rassegna ideata da Marco Gallo e Fabio Speranza, Cinema Ammare, proiettati su un maxi schermo e selezionati di settimana in settimana dalle migliaia di partecipanti.

Nelle prossime settimane, Cinema Ammare arriverà anche a Ribera e Menfi, con lo stesso format che anima le sere cinefile di Realmonte, per poi spostarsi a grande richiesta a Favignana, San Vito Lo Capo e Lampedusa. E contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare dalle manifestazioni dedicate al recupero di film proiettati come novità diverso tempo prima, in realtà nelle rassegne che vanno da una parte all’altra della Sicilia non c’è un “criterio di scelta” netto, che favorisce un genere rispetto a un altro. Così capita di vedere in cartellone l’“Up” della Pixar e l’“Alice in Wonderland” di Tim Burton, ma anche “Anime nere” di Francesco Munzi, presentato da Rori Quattrocchi e dal regista, o il cult “Sapore di mare” di Carlo Vanzina, introdotto dall’attrice Marina Suma.

Gli unici a dichiarare apertamente (e sarcasticamente) di dedicarsi in maniera esclusiva a film «vagamente pretenziosi» sono invece i catanesi di Effetto Etneo con la rassegna Cinema Vagamente Pretenzioso, che nel sottotitolo gioca proprio con la definizione «Rassegna di film estivi da consigliare per darsi un tono e ammorbare amici, conoscenti e malcapitati». Le opere nel loro caso vengono proiettate al parco Paternò del Toscano di Sant’Agata Li Battiati, e a selezionarle è il regista Zavvo Nicolosi, creativo del collettivo Ground’s Oranges, e consumatore compulsivo di film di ogni genere, da “La vita è un sogno” di Richard Linklater a “Sonatine” di Takeshi Kitano ad “Aftersun” di Charlotte Wells.

Se a Palermo i film r-accolgono gli spettatori nel cuore del percorso arabo-normanno e a Realmonte di fronte le bellezze naturali dei promontori sul mare, Cinema Vagamente Pretenzioso è la rassegna per gli amanti del “giubbottino estivo”, organizzata in un parchetto pieno di vegetazione e alberi, in uno stile che ricorda quasi i festival o gli eventi sui lungolaghi del nord Italia.

Nelle Egadi, Favignana – che presto, si diceva, ospiterà anche Cinema Ammare – è stata animata nelle scorse settimane – e continuerà a esserlo nelle prossime – anche da Visioni SottoSale e le sue proiezioni, che provano a riportare il cinema in un’isola che è stata set e location di una produzione colossale come “Odissea” di Christopher Nolan ma non ha più (almeno per il momento) un cinema in cui accogliere i propri appassionati della settima arte.

I luoghi da recuperare dovrebbero essere la scenografica Cava Sant’Anna, una volta sede dell’arena dell’isola, o lo storico ex stabilimento Florio, e nell’attesa di quel momento è dal basso che tante braccia provano ad attivarsi per ricreare uno spazio di aggregazione comune.

Una cosa è certa: il cinema – che spesso è stato “accusato” di avere un linguaggio a cui la generazione nata negli anni Zero o Dieci del duemila non vuole avvicinarsi – mantiene il forte potere aggregativo di cui aveva raccontato Giuseppe Tornatore in “Nuovo cinema Paradiso” e più recentemente Damien Chazelle in “Babylon”, e un film vissuto fra la gente, commentato fra amici, discusso con chi l’ha realizzato, continuerà ad attrarre pubblico anche dove il pubblico di occasioni per stare insieme a una proiezione, almeno in teoria, non ne avrebbe.
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