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Daniela Bigi guida l'Accademia di Belle Arti: "Un laboratorio culturale aperto alla città"

Dalla coralità alla “gioia del fare” fino al trasferimento al Sacro Cuore. La nuova direttrice racconta la sua visione per rilanciare l'istituzione da Palermo al mondo

Federica Dolce
Giornalista, avvocato e scrittrice
  • 22 luglio 2026

Daniela Bigi, neo direttrice dell'Accademia di Belle Arti di Palermo

C’è una parola che ricorre più di ogni altra nel racconto di Daniela Bigi. È coralità. Non soltanto un metodo di lavoro, ma una vera idea di comunità, capace di mettere insieme competenze, linguaggi e visioni differenti per trasformare l’Accademia di Belle Arti di Palermo in un laboratorio permanente di cultura contemporanea.

Dall'1 novembre 2026, alla conclusione del secondo mandato di Umberto De Paola, sarà lei a guidare una delle istituzioni artistiche più importanti della Sicilia. Storica dell’arte, critica, curatrice e docente dell’Accademia dal 1997, Daniela Bigi eredita un’istituzione che negli ultimi anni ha consolidato il proprio prestigio e che ora guarda a una nuova fase di crescita, anche grazie al futuro trasferimento nel complesso del Sacro Cuore, destinato a diventare il Campus delle Arti.

Alla domanda sul significato di questo cambio di testimone, la direttrice eletta non nasconde l’emozione ma soprattutto la responsabilità. «È un passaggio molto significativo alla guida di un’Accademia che vive una condizione molto feconda, con iniziative davvero pregevoli. Per me significa rilanciare il valore di questa istituzione sul piano nazionale e internazionale, perché lo merita l’Accademia, lo merita Palermo. Naturalmente non sarò sola in questo percorso: sarà un lavoro condiviso».

La notizia della nomina è stata accolta dall'attuale direttore De Paola commenta in maniera estremamente positiva: «Esprimo grande gioia e sincero apprezzamento per l’elezione a Direttrice della professoressa Daniela Bigi, collega straordinaria e cara amica. Sono certo che il suo lavoro non potrà che rafforzare il percorso di politica culturale avviato dall’Accademia, affrontando con entusiasmo le grandi sfide future, prima fra tutte la nuova sede nel complesso del Sacro Cuore».

L’idea che immagina è quella di un’Accademia che superi il ruolo tradizionale di luogo della formazione per diventare un centro propulsore di ricerca, produzione e confronto. «Ho in mente un grande centro di elaborazione culturale e di produzione, fondato sulla costruzione collettiva dei saperi. Un luogo corale, altamente specializzato, capace di rispondere alle istanze della contemporaneità attraverso competenze diverse che dialogano continuamente fra loro».

È una visione che trova una traduzione concreta nella quotidianità dell’Accademia. Bigi immagina studenti e docenti impegnati in progetti condivisi, dove ogni disciplina contribuisce alla realizzazione di un’opera comune. «Che si tratti di una mostra, di uno spettacolo, di una sfilata di moda o di un set, possediamo tutte le competenze necessarie per collaborare. Questo avviene già, ma dobbiamo esserne ancora più consapevoli e lavorare con maggiore determinazione e progettualità».

Parole che raccontano un’Accademia sempre più aperta al dialogo con Palermo. Una città che negli ultimi anni ha rafforzato il proprio ruolo nel panorama culturale italiano e che, secondo Bigi, può trovare nell’istituzione un interlocutore privilegiato. «L’Accademia è sempre stata un centro di produzione di idee e ha avuto un ruolo significativo nella vita culturale della città. Oggi può diventare ancora di più il luogo del dibattito, dello studio, della produzione culturale e del confronto, non soltanto per Palermo ma per tutta la Sicilia».

Lo sottolinea anche la presidente dell’Accademia, Antonella Purpura che commenta: «La designazione di Daniela Bigi , fortemente voluta dal Collegio dei Docenti con un’elezione all’ unanimità, è un ulteriore momento di crescita per l’Accademia, chiamata oggi a svolgere un ruolo cruciale nella formazione dei giovani ma anche di sostegno a uno sviluppo sociale ed economico, che oggi punta sempre di più sui Beni Culturali come asset strategico. La nomina di Daniela Bigi, figura di alto profilo e alla quale mi lega una lunga collaborazione, è per me motivo di grande soddisfazione in un momento in cui la recente acquisizione del complesso del Sacro Cuore ci pone davanti a grandi sfide e grandi cambiamenti».

Le collaborazioni con musei, fondazioni, festival e istituzioni non rappresentano una novità, ma il punto di partenza per costruire reti ancora più solide. «Possiamo mettere a disposizione giovani artisti, progettisti, fotografi, designer. Possiamo condividere spazi, costruire mostre, eventi, produzioni. Ma soprattutto possiamo lavorare insieme nel rispetto della "gioia del fare", che è sempre stata uno dei valori più autentici dell’Accademia. Vorrei concentrare le energie su progetti di qualità, capaci di lasciare un segno e di coinvolgere davvero il territorio».

Tra le priorità del suo mandato emerge una strategia chiara. La prima riguarda il rafforzamento delle collaborazioni con il tessuto culturale cittadino e regionale, attraverso forme di coprogettazione sempre più efficaci. La seconda guarda alla memoria recente della città. «Dobbiamo raccontare agli studenti la storia di Palermo degli ultimi decenni. Restituire loro questo patrimonio significa offrire strumenti per comprendere il presente e immaginare il futuro. La storia è un bagaglio indispensabile dal quale recuperare idee e trasformarle in nuove progettualità».

Il terzo punto in agenda, tra i più importanti, è forse quello che guarda più direttamente ai giovani. «Mi interessa far emergere il lavoro dei nostri studenti a livello nazionale e, successivamente, internazionale. Voglio che possano entrare più facilmente nel sistema dell’arte e che il loro talento trovi gli spazi e le occasioni che merita».

Il futuro, inevitabilmente, passa anche dal progetto del Campus delle Arti che nascerà nel complesso, recentemente acquisito del Sacro Cuore. Un intervento destinato a cambiare il volto dell’Accademia e, insieme, quello di una parte della città. «Mi piacerebbe costruire un campus capace di ospitare attività di altissimo profilo in tutti i nostri settori di competenza. Un luogo di dibattito, ricerca e operatività quotidiana. Quando una città come Palermo possiede un campus vivo e aperto, la ricaduta culturale è immediata e coinvolge tanti livelli della società». La visione è quella di una Palermo sempre più consapevole della propria storia artistica ma anche capace di dialogare con il futuro.

«Vorrei una città forte della propria identità, vivace, propulsiva, consapevole della propria storia e della propria visione del futuro. Credo che questo sia irrinunciabile». Più che un programma amministrativo, quello delineato da Daniela Bigi appare come un progetto culturale. Un’idea di Accademia che mette al centro la collaborazione, la ricerca, la valorizzazione dei giovani e il rapporto con la città.

Un luogo in cui la formazione incontra la produzione culturale e in cui la creatività diventa patrimonio condiviso. Dunque se la parola chiave è coralità, il traguardo è fare dell’Accademia di Belle Arti di Palermo uno dei laboratori più dinamici della cultura contemporanea italiana.
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