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Un Campus delle Arti in un quartiere storico di Palermo: così rinasce l'ex Sacro cuore

Il recupero di un edificio di straordinario valore architettonico ridisegna il futuro dell’Accademia di Belle Arti. Un investimento che va ben oltre il valore immobiliare

Federica Dolce
Giornalista, avvocato e scrittrice
  • 8 luglio 2026

L'ex Istituto del Sacro Cuore di Palermo

Esistono luoghi che sembrano attendere il momento giusto per rinascere. Questo quello che sta accadendo a Palermo, dove la luce del sole accarezza le pietre dorate dei palazzi storici e trasforma ogni scorcio in un racconto, il complesso dell’ex Istituto del Sacro Cuore, in piazza principe di Camporeale si prepara a vivere una nuova stagione.

Non sarà soltanto il recupero di un edificio di straordinario valore architettonico, ma la nascita di un grande progetto culturale destinato a ridisegnare il futuro dell’Accademia di Belle Arti e, con essa, quello della città. L’acquisizione dell’ex Sacro Cuore rappresenta una delle operazioni più significative realizzate nel sistema AFAM negli ultimi decenni.

Un investimento che va ben oltre il valore immobiliare: è una scelta di visione, un gesto che restituisce alla formazione artistica uno spazio capace di crescere insieme ai giovani che lo abiteranno. Con circa dodicimila metri quadrati coperti e un parco di quasi un ettaro, il nuovo complesso consentirà all’Accademia di compiere un salto dimensionale senza precedenti.

Se oggi le attività si distribuiscono in sedi diverse della città, domani troveranno casa in un unico Campus delle Arti, mantenendo al tempo stesso Palazzo Fernandez, sede storica dell’istituzione, e Palazzo Santa Rosalia. Nel complesso, gli spazi a disposizione dell’Accademia arriveranno praticamente a triplicarsi.

Per il direttore Umberto De Paola non si tratta semplicemente di un ampliamento, ma di una trasformazione destinata a cambiare il modo stesso di vivere l’Accademia. «L’acquisizione del complesso ex Sacro Cuore rappresenta una trasformazione epocale per l’istruzione - spiega -. La grandezza di questo spazio permetterà di riunire tutta la didattica in una sorta di Campus delle Arti. La nostra Accademia è già oggi un vero politecnico delle arti: dal restauro alla scenografia, dal fashion design al cinema, dalla pittura alla scultura, dal fumetto alla fotografia. Riunire tutte queste discipline significa creare una straordinaria occasione di dialogo, contaminazione e crescita».

Il campus diventa così un luogo dove studenti e docenti potranno condividere non soltanto lezioni, ma esperienze quotidiane, laboratori, ricerca e creatività. Un ambiente nel quale l’arte tornerà a essere vissuta come comunità, superando la frammentazione degli spazi che oggi caratterizza l’Accademia.

Il percorso per arrivare a questo risultato è stato lungo e complesso. La prima visita al complesso risale al 2021. Da allora si sono susseguiti i numerosi passaggi amministrativi richiesti per un’acquisizione pubblica: il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, il piano triennale, il parere di congruità dell’Agenzia del Demanio e tutte le autorizzazioni necessarie. Oggi l’iter si conclude con l’acquisizione ufficiale e si apre una nuova fase, quella della progettazione e del restauro.

«Speriamo che nel giro di qualche anno il campus possa diventare realtà - afferma De Paola-. Ci sono condizioni che ci permettono di guardare al futuro con fiducia». Il direttore immagina un luogo nel quale formazione, ricerca e produzione artistica convivano quotidianamente. Un’idea che nasce dalla natura stessa dell’Accademia, profondamente diversa rispetto ai tradizionali percorsi universitari. «Nei laboratori si trascorrono sei, sette, anche otto ore insieme. Si lavora, si sperimenta, spesso si condividono perfino i pasti. È una comunità che cresce attraverso il fare. La ricerca nelle Accademie nasce dalla pratica artistica, dalla capacità di trasformare un’idea in progetto».

Una filosofia che oggi trova ulteriore impulso anche grazie ai nuovi dottorati di ricerca nelle Accademie di Belle Arti, destinati a rafforzare il ruolo scientifico e internazionale di queste istituzioni. Ma il futuro non cancellerà la memoria. L’ex Sacro Cuore continuerà a essere un luogo di formazione, proprio come è stato per generazioni di studenti. «Ci piace pensare - osserva De Paola - che l’Accademia e il Sacro Cuore condividano radici storiche che affondano nel Settecento. Conservare questo luogo come spazio dedicato alla conoscenza significa rispettarne l’identità, unendola al contemporaneo e all’innovazione».

Anche la presidente Antonella Purpura legge questa acquisizione come una svolta destinata a cambiare il ruolo dell’Accademia all’interno della città. «Finalmente potremo realizzare un vero campus universitario - sottolinea-. In un momento in cui il sistema AFAM viene sempre più equiparato a quello universitario, diventa fondamentale offrire agli studenti spazi adeguati dove laboratori, ricerca e didattica convivano nella stessa struttura».

Per Purpura la sfida è ancora più ampia. In un’epoca dominata dall’intelligenza artificiale, saranno proprio le discipline umanistiche a rappresentare il valore aggiunto. «L’intelligenza artificiale avrà sempre più bisogno dell’ingegno umano, della creatività e della capacità intuitiva proprie delle arti e delle scienze umane. Per questo investire oggi nella formazione artistica significa investire nel futuro».

Il nuovo campus sorgerà in uno dei quadranti più ricchi di testimonianze culturali della città. Un dettaglio che, secondo la presidente, assume un significato profondo. «I beni culturali non sono una semplice cornice urbana. Sono l’essenza stessa della città, ciò che ci definisce come comunità e ci aiuta a riconoscerci». L’obiettivo è trasformare il campus in un organismo vivo, aperto, permeabile al tessuto urbano, capace di dialogare con Palermo attraverso mostre, eventi, collaborazioni internazionali e nuove forme di partecipazione.

Grande attenzione sarà dedicata anche al futuro professionale degli studenti grazie alla nascita di incubatori d’impresa creativa, strumenti pensati per accompagnare i giovani artisti nel delicato passaggio tra formazione e lavoro. «Vogliamo creare un ponte concreto tra Accademia e mondo delle imprese - spiega Purpura-. Oggi anche i grandi gruppi di ricerca, le aziende e le realtà economiche cercano artisti, filosofi, progettisti e professionisti delle discipline umanistiche perché la creatività è diventata una competenza strategica».

L’Accademia delle Belle Arti guarda già oltre i confini nazionali. Oggi può contare su una rete di circa novanta partner internazionali e su intensi programmi di mobilità che portano studenti siciliani all’estero e giovani provenienti da tutto il mondo a Palermo. Per De Paola, la posizione della città nel cuore del Mediterraneo conferisce all’istituzione una responsabilità particolare. «La nostra Accademia è diventata un ponte di dialogo tra le sponde del Mediterraneo. In un tempo segnato da tensioni e conflitti, questa è prima di tutto una missione etica, oltre che culturale».

È forse questa l’immagine che meglio racconta il senso dell’intero progetto. Palermo non costruisce soltanto nuovi spazi. Costruisce relazioni. Trasforma un edificio storico in un laboratorio permanente di idee, dove arte, architettura, design, cinema, restauro e ricerca dialogano senza confini. Del resto Palermo è questo: una città che insegna la bellezza senza bisogno di spiegarla.

La si incontra nei vicoli che profumano di storia, nelle cupole arabe, nei chiostri silenziosi, nei mercati popolari, nei mosaici che riflettono il sole e nelle pietre antiche che, al tramonto, sembrano accendersi d’oro. È una città che da secoli vive di contaminazioni e che continua a reinventarsi senza rinnegare le proprie radici. Il futuro Campus delle Arti nasce esattamente da questa vocazione.

Sarà molto più di una sede universitaria: diventerà uno spazio in cui il patrimonio del passato incontrerà l’innovazione, dove la creatività potrà generare ricerca, impresa, dialogo internazionale e nuove opportunità per i giovani. Un luogo in cui Palermo continuerà a fare ciò che le riesce meglio: trasformare la bellezza in cultura e la cultura in futuro.
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