È un pezzo di storia della Città del Sale: rivive il mulino a vento restaurato in Sicilia
Torna a raccontare una storia fatta di vento, acqua e sale, inserendosi nel più ampio percorso di valorizzazione delle saline dove convivono memoria e natura
Il mulino a vento restaurato a Trapani
Un recupero che restituisce al territorio un bene di grande valore storico e paesaggistico, arrivato al termine di un percorso complesso segnato da procedure autorizzative articolate, dalla necessità di rispettare i vincoli legati alla tutela del bene e dalla difficoltà di reperire artigiani specializzati nel recupero dei tradizionali mulini delle saline.
Il restauro assume un significato particolare: il Mulino della Salina Galia-Canino è oggi l'unico mulino della Città del Sale restaurato integralmente e l'unico, all'interno della Riserva delle Saline di Trapani e Paceco, recuperato grazie ai finanziamenti del PNRR. Per secoli i mulini a vento hanno rappresentato il cuore produttivo delle saline trapanesi.
Attraverso la forza del vento azionavano le pompe che consentivano di trasferire l'acqua marina da una vasca all'altra durante il lungo processo di evaporazione che porta alla produzione del sale. Le strutture che oggi definiscono il profilo delle saline non risalgono all'epoca più antica della produzione salinara, ma si diffusero soprattutto tra il XVI e il XVII secolo, durante la dominazione spagnola, quando iniziarono a sostituire progressivamente il lavoro manuale e animale. In alcuni casi venivano utilizzate anche per la macinazione del sale.
Con l'avvento delle tecnologie moderne molti di questi impianti furono progressivamente abbandonati. I mulini rimasti, però, continuano a rappresentare uno degli elementi più caratteristici della costa occidentale siciliana e sono diventati parte integrante dell'immagine delle saline, tra i luoghi più fotografati dai visitatori, soprattutto al tramonto.
La loro conservazione non riguarda soltanto il recupero di strutture architettoniche, ma custodisce la memoria di una tradizione produttiva che per secoli ha segnato l'economia e l'identità del territorio trapanese. La Salina Galia-Canino è una delle storiche saline ancora attive all'interno della Riserva Naturale Orientata delle Saline di Trapani e Paceco. La sua storia, secondo quanto riferito dalla famiglia proprietaria, risale al 1750 e si lega alla lunga tradizione della produzione del sale marino secondo metodi tradizionali.
Oltre all'attività produttiva, negli anni la famiglia Canino ha portato avanti un percorso di conservazione e valorizzazione degli elementi storici della salina, culminato con il recupero del mulino a vento attraverso i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Secondo la Famiglia Canino, il restauro «dimostra come la tutela del patrimonio culturale richieda visione, perseveranza e senso di responsabilità verso il territorio». Con la conclusione dei lavori, il mulino torna a essere un elemento centrale del paesaggio delle saline e un punto di riferimento per la città e per i visitatori che ogni anno raggiungono la Riserva.
Il recupero del mulino arriva dopo un iter tutt'altro che semplice. Nel 2024 la famiglia Canino aveva lanciato un appello pubblico denunciando il rischio che il progetto potesse fermarsi a causa dei ritardi nell'erogazione dei fondi previsti dal PNRR. Secondo la proprietaria della salina, Vita Canino, le procedure amministrative e la mancata liquidazione delle somme stavano mettendo in difficoltà i beneficiari del bando, rendendo complesso sostenere le spese dei lavori e rispettare il cronoprogramma previsto. Alla denuncia aveva fatto seguito la replica del Dipartimento regionale dei Beni culturali, che aveva spiegato come lo stallo fosse legato alla necessità di integrare la documentazione tecnica presentata dal beneficiario.
Superate le difficoltà burocratiche, ai lavori si è aggiunto un ulteriore ostacolo: la ricerca di maestranze altamente specializzate. Intervenire su un mulino storico delle saline significa lavorare su strutture in muratura, coperture e grandi pale in legno attraverso tecniche costruttive ormai sempre più rare. Il mulino restaurato sarà pienamente fruibile dal pubblico, come previsto dal bando che ha finanziato l'intervento.
«Uno dei requisiti fondamentali era proprio quello di rendere il bene visitabile – spiega Luigi Ferrante, figlio della proprietaria –. Attraverso un percorso a piedi si accede a una stradella sterrata che conduce al mulino: si tratta di un accesso pubblico, senza alcuna limitazione». L'intervento di recupero ha interessato sia gli elementi strutturali sia quelli storici e funzionali dell'edificio. Sono stati eseguiti lavori di consolidamento delle murature e del prospetto, il recupero delle travi in legno dei locali sottostanti la torretta del mulino, interventi di falegnameria e la realizzazione di sei pali in legno di castagno, scelto per la sua elevata resistenza agli agenti atmosferici, al salmastro e alle variazioni climatiche.
È stata inoltre realizzata una nuova cupola in lamiera, destinata a essere tinteggiata di rosso, nel rispetto dell'aspetto originario del manufatto. «Per quanto riguarda le maestranze, siamo riusciti a portare a termine un lavoro particolarmente delicato – racconta –. Il falegname aveva già esperienza in questo tipo di interventi, mentre per la ditta siderurgica incaricata della realizzazione della cupola è stata una sfida inedita: ha dovuto modellare un unico grande pezzo di lamiera per ottenere la forma desiderata».
Determinante, infine, è stato anche il contributo della comunità locale. «Con l'aiuto dei salinai abbiamo montato e ancorato le pale in legno. Abbiamo eseguito un intervento di legatura con corde e successivamente il fissaggio alla struttura del mulino. In quest'ultima fase ci hanno affiancato proprio alcuni salinai che ricordavano ancora le antiche tecniche con cui, un tempo, venivano installate le pale dei mulini nelle saline. È stato un passaggio dal forte valore simbolico, perché ha permesso di recuperare non solo il bene materiale, ma anche un patrimonio di conoscenze tramandato nel tempo».
Oggi quel percorso si conclude con la restituzione alla collettività di un bene che va oltre il valore architettonico. Il Mulino della Salina Galia-Canino torna a raccontare una storia fatta di vento, acqua e sale, inserendosi nel più ampio percorso di valorizzazione delle saline trapanesi: un patrimonio in cui natura, memoria e attività produttiva continuano ancora oggi a convivere.
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