È uno dei dolci simbolo della Sicilia: chi ha inventato il (mega) cannolo di Dattilo
Originaria di Castellammare del Golfo, l'intervista alla 90enne che ebbe l'intuizione destinata a cambiare per sempre il destino gastronomico di un intero territorio
Scolastica Gioia, che ha inventato il cannolo di Dattilo
La sua non è soltanto la storia di un dolce diventato famoso. È il racconto di una Sicilia fatta di lavoro silenzioso, di sacrifici quotidiani e di donne che, pur restando spesso lontane dai riflettori, hanno contribuito con il proprio talento a costruire l'identità di un territorio. In un'epoca in cui fare impresa nel settore della ristorazione significava affrontare giornate senza orari e grandi sacrifici, Scolastica trasformò la propria abilità artigianale in un segno distintivo, senza immaginare che quel gesto semplice sarebbe diventato un patrimonio collettivo.
Oggi novantenne, Scolastica Gioia è legata indissolubilmente a Dattilo, la frazione di Paceco diventata celebre proprio per il suo gigantesco cannolo. Era il 1976 quando, assieme al marito Gaspare Poma, aprì lì un piccolo bar. L'attività durò appena un anno, ma fu sufficiente per dare vita a quella che sarebbe diventata un'intuizione destinata a cambiare la storia gastronomica del territorio: il mega cannolo, preparato con una scorza sottilissima e farcito con ricotta fresca. Quella che all'inizio sembrava soltanto una trovata originale si è trasformata nel simbolo di un paese, in una tradizione capace di attirare migliaia di visitatori e di rendere Dattilo una delle capitali siciliane del cannolo.
Oggi quel dolce è diventato una tappa obbligata per chi visita la Sicilia occidentale e rappresenta uno dei prodotti gastronomici più fotografati e raccontati dell'Isola. Dietro la sua fama, però, resta il lavoro paziente di un'artigiana che ha sempre privilegiato la qualità delle materie prime e la manualità delle preparazioni.
A cinquant'anni da quella felice ispirazione, la comunità di Paceco ha deciso di rendere omaggio alla sua pioniera conferendole il Premio 91027 – Città di Paceco, riconoscimento dedicato a chi ha contribuito a valorizzare il territorio. Nella motivazione si legge che Scolastica Gioia “ha scritto la storia del gusto della nostra terra, dando vita all'inimitabile tradizione del mega cannolo di Dattilo, grazie a un percorso fatto di sacrifici, passione e straordinaria abilità artigianale”. Il riconoscimento assume anche un valore simbolico perché racconta un legame che va oltre i confini comunali: quello tra Castellammare del Golfo, città d'origine di Scolastica, e Dattilo, il luogo in cui la sua idea ha trovato casa, contribuendo a costruire un pezzo dell'identità gastronomica della Sicilia occidentale.
Dietro uno dei dolci più fotografati e celebrati dell'Isola, quindi, c'è la storia di una donna che, con il lavoro delle sue mani e una semplice scommessa, forse involontaria, ha lasciato un'eredità che continua ancora oggi a raccontare la Sicilia migliore: quella fatta di talento, memoria e tradizioni capaci di diventare patrimonio collettivo. «D'estate da qui passano tutti i turisti - racconta Scolastica con un sorriso, spiegando al contempo le origini del suo nome -. Mio padre aveva due fratelli e una sorella che si chiamava proprio Scolastica, e ha deciso di dare anche a me questo nome. Mi piace, è un nome particolare». La sua voce conserva ancora l'entusiasmo di chi ricorda un'avventura iniziata quasi per caso e diventata parte della storia gastronomica siciliana.
Nei suoi racconti non c'è solo nostalgia, ma anche l'orgoglio di chi ha visto nascere una tradizione destinata a superare le generazioni. La storia del bar è intrecciata con quella della sua famiglia. «Ho conosciuto mio marito al matrimonio di mia sorella: è lì che ci siamo incontrati. Parlando con il macellaio della zona della possibilità di aprire un bar nel territorio è iniziata la nostra avventura». L'inaugurazione arrivò a Pasqua: «Facevamo cannoli e gelato, che abbiamo offerto a tutti. Ricordo ancora l'entusiasmo di quei giorni e che tra le prime preparazioni ci furono proprio le bucce dei cannoli, realizzate rigorosamente a mano. Erano altri tempi. Non esistevano gli orari di chiusura come oggi: si mangiava a turno, mai insieme io e lui, e il bar restava aperto fino a tardissima sera».
Nel laboratorio Scolastica preparava tutto su ordinazione: cannoli, cassatelle e anche arancine. Ogni preparazione era il frutto di una manualità affinata negli anni, quando la pasticceria era fatta soprattutto di esperienza, gesti tramandati e pazienza. È questo patrimonio immateriale che ancora oggi rende speciali molte ricette della tradizione siciliana.
Sulla lavorazione dei suoi dolci c'è un segreto che custodisce gelosamente: «La pasta va lavorata tantissimo, fino a diventare sottile come un foglio di carta. Ma la ricetta è segreta, non ve la posso dare... Non vi offendete». In occasione della quinta edizione del Dattilo Cannolo Fest, l'evento dedicato alla promozione del territorio e delle sue eccellenze gastronomiche, che si è svolto nei giorni scorsi, Scolastica ha preso parte anche al taglio del nastro inaugurale assieme ai rappresentanti delle istituzioni, testimoniando il forte legame tra la sua storica attività, la sua idea e il territorio.
Un gesto simbolico che celebra non solo uno dei dolci più iconici della Sicilia, ma anche una donna che, con il suo lavoro quotidiano, ha saputo trasformare una personalissima visione in un simbolo identitario. Perché, davvero, la storia del mega cannolo di Dattilo, prima ancora che quella di un dolce, è la storia di Scolastica Gioia, che con passione e determinazione ha lasciato un segno indelebile nella memoria gastronomica dell'Isola, dimostrando come le tradizioni più autentiche nascano spesso dalle mani di persone comuni capaci di compiere qualcosa di straordinario.
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