Il fascino dei minuscoli borghi (sconosciuti) in Sicilia: un tour fuori dalle mappe
Questi paesini si trovano nel raggio di una sessantina di chilometri da Messina e li si raggiunge passando da Rodì Milici e poi costeggiando una strada asfaltata
Il Borgo di Raju in Sicilia
«Non omnis arbusta iuvant humilesque Myricae…». Non a tutti piacciono gli arbusti e le umili tamerici, questo è l’incipit del quarto libro delle bucoliche di Virgilio e supporta magnificamente il mio pensiero che la bellezza si può trovare anche nelle cose umili che è proprio quello che abbiamo notato il 20 giugno, quando con Valli Basiliane siamo giunti in luoghi fuori dai grandi circuiti turistici ma tuttavia di un fascino ineguagliabile.
Questi si trovano nel raggio di una sessantina di chilometri da Messina e li si raggiunge passando da Rodì Milici e poi costeggiando una strada asfaltata lungo il torrente Patrì il più importante del messinese lato tirrenico dall’alveo molto ampio che può riempirsi interamente quando ci sono piogge intense ma che in estate restringe notevolmente il suo corso. Guardare questa fiumare è comunque uno spettacolo perché per un tratto molto esteso è uno sfavillio di colori perché fittamente ricoperto da oleandri in fioritura di varie vivaci tonalità, dal bianco al rosato, viola rosso acceso.
Non mi era ancora capitato di vederne così tanti. Nel nostro tragitto in macchina passando rallentando in delle strette vie abbiamo attraversato il minuscolo borgo di Ruzzolino e mi dispiace che non ci siamo fermati, perché ai bordi di una scalinata vetusta e muscosa erano sistemati con mirabile simmetria dei vasi di gerani multicolori, screziati che erano un meraviglioso colpo d’occhio. Un capolavoro nel loro genere. Neanche a Taormina che pure abbonda di scalinate fiorite, avevamo visto qualcosa di simile.
Ma abbiamo proseguito e siamo giunti a Rajù, un nome che può sembrare esotico, magari riconducibile a qualche località dell’India, ma che invece ci appartiene. Si tratta di un villaggio fantasma che contava 500 abitanti fino la gennaio del 1972, quando le autorità ne hanno ordinato la repentina evacuazione perché nella notte di capodanno un’alluvione ha invaso un’abitazione sterminando una famiglia di quattro persone e visto che tutte le altre erano in pericolo è stata fatta questa dolorosa e drastica scelta.
Peraltro in qualcuna di queste abitazione abbandonate con le porte divelte abbiamo visto depositi di sabbia che sembravano recenti. C’erano dei palazzi ancora in buono stato di conservazione con delle pregevoli balconate in ferro battuto, mentre alcune case avevano le facciate coperte dall’edera e da altre piante rampicanti e potevano fare venire in mente i templi Kmer in. Cambogia. Guardando verso l’alto potevamo intravedere la parete perfettamente regolare come il foglio di un quadernone della gigantesca frana dei Ritagli di Lecca.
Più in là troneggiava con la sua sagoma di una grande piramide la Rocca Salvatesta come viene chiamate da queste parti o Rocca di Novara. Da qui in avanti ci siamo spostati sempre a piedi per delle sterrate in un paesaggio dalla copertura boschiva così fitta in cui si potevano vedere soltanto le folte chiome degli alberi. Così in un tratto in cui c’era una strada asfaltata ben tenuta, ci è sembrato come un’apparizione fiabesca vedere spuntare in una cornice tutta boschiva in un declivio a forma di cuneo un nucleo compatto di alte case, quasi palazzi, del minuscolo borgo di Carnale in cui però c’erano dei meravigliosi roseti davanti a diversi usci delle case.
Qualche centinaio di metri più avanti sulla strada rotabile e siamo giunti al ben più popoloso borgo di Giarra (una decina di persone) pure questo immerso nel verde e con rosette rampicanti sui muretti vicini alle case. Siamo alfine giunti a Fantina (alcune centinaia di abitanti ) con le sue abitazioni chiare e la sua bella piazzetta.
Siccome esiste una struttura ricettiva, mi sono ripromesso di soggiornare per un certo periodo, per farmi un’immersione completa in un ambiente naturale, per avere il piacere di camminare per quelle viuzze, per respirare quella quiete e anche per bere acqua fresca da una magnifica fonte che abbiamo scoperto in un luogo ombreggiato.
Questi si trovano nel raggio di una sessantina di chilometri da Messina e li si raggiunge passando da Rodì Milici e poi costeggiando una strada asfaltata lungo il torrente Patrì il più importante del messinese lato tirrenico dall’alveo molto ampio che può riempirsi interamente quando ci sono piogge intense ma che in estate restringe notevolmente il suo corso. Guardare questa fiumare è comunque uno spettacolo perché per un tratto molto esteso è uno sfavillio di colori perché fittamente ricoperto da oleandri in fioritura di varie vivaci tonalità, dal bianco al rosato, viola rosso acceso.
Non mi era ancora capitato di vederne così tanti. Nel nostro tragitto in macchina passando rallentando in delle strette vie abbiamo attraversato il minuscolo borgo di Ruzzolino e mi dispiace che non ci siamo fermati, perché ai bordi di una scalinata vetusta e muscosa erano sistemati con mirabile simmetria dei vasi di gerani multicolori, screziati che erano un meraviglioso colpo d’occhio. Un capolavoro nel loro genere. Neanche a Taormina che pure abbonda di scalinate fiorite, avevamo visto qualcosa di simile.
Ma abbiamo proseguito e siamo giunti a Rajù, un nome che può sembrare esotico, magari riconducibile a qualche località dell’India, ma che invece ci appartiene. Si tratta di un villaggio fantasma che contava 500 abitanti fino la gennaio del 1972, quando le autorità ne hanno ordinato la repentina evacuazione perché nella notte di capodanno un’alluvione ha invaso un’abitazione sterminando una famiglia di quattro persone e visto che tutte le altre erano in pericolo è stata fatta questa dolorosa e drastica scelta.
Peraltro in qualcuna di queste abitazione abbandonate con le porte divelte abbiamo visto depositi di sabbia che sembravano recenti. C’erano dei palazzi ancora in buono stato di conservazione con delle pregevoli balconate in ferro battuto, mentre alcune case avevano le facciate coperte dall’edera e da altre piante rampicanti e potevano fare venire in mente i templi Kmer in. Cambogia. Guardando verso l’alto potevamo intravedere la parete perfettamente regolare come il foglio di un quadernone della gigantesca frana dei Ritagli di Lecca.
Più in là troneggiava con la sua sagoma di una grande piramide la Rocca Salvatesta come viene chiamate da queste parti o Rocca di Novara. Da qui in avanti ci siamo spostati sempre a piedi per delle sterrate in un paesaggio dalla copertura boschiva così fitta in cui si potevano vedere soltanto le folte chiome degli alberi. Così in un tratto in cui c’era una strada asfaltata ben tenuta, ci è sembrato come un’apparizione fiabesca vedere spuntare in una cornice tutta boschiva in un declivio a forma di cuneo un nucleo compatto di alte case, quasi palazzi, del minuscolo borgo di Carnale in cui però c’erano dei meravigliosi roseti davanti a diversi usci delle case.
Qualche centinaio di metri più avanti sulla strada rotabile e siamo giunti al ben più popoloso borgo di Giarra (una decina di persone) pure questo immerso nel verde e con rosette rampicanti sui muretti vicini alle case. Siamo alfine giunti a Fantina (alcune centinaia di abitanti ) con le sue abitazioni chiare e la sua bella piazzetta.
Siccome esiste una struttura ricettiva, mi sono ripromesso di soggiornare per un certo periodo, per farmi un’immersione completa in un ambiente naturale, per avere il piacere di camminare per quelle viuzze, per respirare quella quiete e anche per bere acqua fresca da una magnifica fonte che abbiamo scoperto in un luogo ombreggiato.
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