CRONACA

In nave con 4 figli, l'odissea di una famiglia siciliana: "Basta slogan, vogliamo diritti"

Una lettera che parte da quella notte, ma si lega a una questione più grande: quanto è complicato, per una famiglia siciliana spostarsi verso il resto d’Italia

Claudia Rizzo
Giornalista e TV producer
  • 17 agosto 2026

Famiglia che parte

Due gemelle di quattro mesi, altri due bambini di sei anni e una cabina prenotata per trascorrere la notte durante la traversata da Napoli a Palermo. A un certo punto, però, quello che doveva essere un normale viaggio per una famiglia siciliana si trasforma in un’odissea: l’impianto di climatizzazione della nave smette di funzionare e restare in cabina non sembra più una scelta sicura.

È così che Angelica Agnello, architetta palermitana e madre di quattro figli, si ritrova davanti alla reception della nave a chiedere se sia meglio portare fuori i bambini: «Nei corridoi l'aria era diventata pesante, mi girava la testa. A quel punto ho semplicemente chiesto cosa dovessi fare: avevo quattro bambini che dormivano, due dei quali neonati. Mi è stato consigliato di portarli fuori dalla cabina».

La nave era già in viaggio da circa tre ore quando i passeggeri hanno capito che il problema riguardava l’impianto di climatizzazione. Fino a quel momento, spiega Agnello, le comunicazioni erano state poco chiare e, con il passare del tempo, il clima a bordo si era fatto sempre più teso: «La cosa che mi preoccupava di più era non sapere se fosse sicuro restare in cabina con due bambine così piccole».

Intorno alle 23, al ponte 6, sempre più persone si erano quindi radunate davanti alla reception per chiedere spiegazioni. Tra loro diversi genitori con bambini piccoli, alcuni dei quali provavano a dormire sulle sedie o in braccio ai familiari, tra le «luci accecanti - e la confusione -. È stata quella la scena che mi ha colpito di più. Non pensavo più al disagio o al caldo, ma al fatto che avevo pagato una cabina proprio per permettere ai miei figli di riposare durante la traversata e, improvvisamente, mi trovavo a chiedermi se fosse meglio non rimanerci».

Il problema è stato risolto soltanto qualche ora più tardi e, una volta ripristinato l’impianto, la famiglia è riuscita a tornare in cabina e a dormire per il tempo che restava prima dell’arrivo. Sembrava la fine di una brutta esperienza, come uno dei tanti disservizi che possono capitare durante un viaggio. Eppure, appena due giorni dopo, la stessa nave si è ritrovata alle prese con un problema analogo, questa volta a Palermo.

La nave sarebbe dovuta partire alle 20.00 diretta a Napoli, ma il guasto ha fatto slittare la partenza per ore. Intorno a mezzanotte i passeggeri sono stati fatti scendere e alcuni di loro hanno dovuto trovare autonomamente una sistemazione per la notte o cercare un modo alternativo per raggiungere la propria destinazione.

«Quando ho saputo cosa fosse successo, ho pensato che non potesse essere liquidato semplicemente come un inconveniente - dice Agnello -. Poi ho scoperto che non era nemmeno la prima volta: una settimana prima, il 4 agosto, la stessa nave era rimasta ferma a Napoli, sempre per lo stesso problema.

A quel punto mi sono chiesta come fosse possibile che, nel giro di così pochi giorni, sulla stessa nave si verificassero episodi tanto simili. Un guasto può capitare, ma quando continua a ripetersi credo sia legittimo chiedere che venga fatta chiarezza».

È da qui che nasce la lettera aperta che la palermitana ha deciso di indirizzare alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e, per conoscenza, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Una lettera che parte da quella notte in nave, ma si allarga presto a una questione molto più grande: quanto può essere complicato, per una famiglia siciliana, spostarsi verso il resto d’Italia.

«Con quattro figli ogni viaggio va organizzato nei minimi dettagli - spiega -. Devi considerare il costo di sei biglietti, i bagagli, i tempi, le soste e le esigenze di due neonate. E quando anche una delle poche alternative che hai a disposizione viene meno, ti rendi conto di quanto la distanza dal resto del Paese pesi nella vita quotidiana».

Per una famiglia che parte dalla Sicilia, infatti, il viaggio in nave spesso rappresenta soltanto il primo tratto. Una volta arrivati a Napoli possono esserci ancora molte ore di automobile per raggiungere il Centro o il Nord Italia.

Cambiare mezzo, però, non significa necessariamente semplificare il viaggio. L’aereo riduce i tempi, ma acquistare sei biglietti, soprattutto nei periodi di maggiore richiesta, può trasformarsi in una spesa difficilmente sostenibile. «Alla fine non scegli il mezzo più comodo o quello che impiega meno tempo - osserva Agnello -. Scegli quello che puoi permetterti».

Affrontare l’intero tragitto in macchina, invece, può voler dire trascorrere fino a quindici ore sulla strada, ancora di più quando si viaggia con bambini piccoli e le soste sono inevitabili. Nemmeno il treno risolve il problema, tra tempi di percorrenza lunghi, cambi e collegamenti interrotti.

Angelica racconta, per esempio, di non essere riuscita nemmeno un mese prima a programmare un viaggio ad Agrigento a causa dell’interruzione della linea ferroviaria. «Agrigento. Non Berlino», scrive nella lettera.

È a questo punto che l’esperienza personale diventa una questione politica. «Quando sento parlare di natalità e di sostegno alle famiglie penso anche a questo - dice -. Avere figli non significa soltanto ricevere un aiuto economico. Significa poter vivere con loro, spostarsi, lavorare, viaggiare senza che ogni scelta diventi un problema logistico ed economico».

Da architetta, Agnello guarda alla questione anche da un’altra prospettiva: quella di infrastrutture che non sono soltanto opere, ma strumenti capaci di incidere concretamente sulla vita quotidiana.

«Siamo abituati a pensare alle infrastrutture come alle grandi opere - spiega -. Ma in realtà sono qualcosa di molto concreto: decidono quanto tempo impieghi per andare al lavoro, per raggiungere un ospedale, per studiare o semplicemente per portare i tuoi figli in un’altra città. Quando non funzionano, quella distanza entra direttamente nella vita quotidiana delle persone».

Il messaggio rivolto alla presidente Meloni è quindi netto: «Non servono slogan sulla famiglia. Servono infrastrutture che permettano a una famiglia di vivere normalmente». Al ministro Salvini chiede invece se abbia mai provato a immaginare cosa significhi organizzare uno spostamento di sei persone dalla Sicilia al resto d’Italia: «Vorrei semplicemente avere le stesse possibilità di scelta di una famiglia che vive altrove», sottolinea.

È anche per questo che nella lettera si rivolge a Sergio Mattarella, «da siciliana a siciliano», chiamando in causa il diritto alla mobilità come condizione necessaria per esercitarne molti altri: studiare, curarsi, lavorare, conoscere il proprio Paese.

Ma alla fine il pensiero torna inevitabilmente ai suoi figli. «Non voglio che crescano pensando che il mondo finisca a Messina - dice -. Voglio portarli a Roma, Firenze, Milano, Berlino. Voglio che possano viaggiare, conoscere e scegliere. La Sicilia deve essere casa loro, non un posto dal quale sia difficile partire».

Per questo, conclude, prima ancora del Ponte, delle grandi opere e delle promesse per il futuro, servirebbe qualcosa di molto più semplice: «Fate funzionare quello che c’è. I treni, le strade, i collegamenti marittimi. Rendete i voli accessibili anche alle famiglie». Perché, scrive Agnello, «non vogliamo privilegi. Vogliamo possibilità».
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