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La morte di un bimbo gli cambia la vita: Salvatore, prete (ragazzo) nel borgo in Sicilia

La scomparsa di Onofrio, morto per un brutto male, poi la scelta di intraprendere la strada che percorre ancora oggi: «Sogno di essere disponibile per sempre»

Salvatore Di Chiara
Ragioniere e appassionato di storia
  • 24 giugno 2026

Don Salvatore Crimi

«Sogno di essere disponibile per tutta la vita». Bastano poche parole per chiarire un concetto, uno stile di vita. Questo è il pensiero di Padre Salvatore Crimi, sacerdote di Chiusa Sclafani. Nell'antica cornice di Santa Maria delle Lacrime, il frate di San Giuseppe Jato fa gli onori di casa. La sua, sin dalle prime battute, è una comunicazione leggera e genuina.

Ci appelliamo al buon senso per ascoltare i ritmi “divini” del suo cammino.A 33 anni, in piena maturazione, Salvatore racconta e si lascia coinvolgere dalle nostre domande. Questi anni possono essere divisi in tre fasi: la pre- vocazione, il momento esatto della sua scelta e la fase attuale con il futuro alle porte. Nato nel paese dei mulini e della cittadella di Jetas, il rapporto con la comunità jatina è sempre stato un modo per apprezzare le cose belle. «Forse, e fin troppo, si parla male di un territorio - quello della Valle dello Jato - che oggi merita ben altre considerazioni».

I primi anni sono stati vissuti nel pieno del “fosforo fanciullesco”: giochi, studio, catechismo e amicizie. Questa crescita gli ha permesso nel tempo di comprendere l’importanza delle cose e delle persone. Fin quando, un giorno, la sua vita cambiò. Onofrio, un bambino malato di cancro, dovette affrontare la battaglia più importante: lottare per vivere. E lui, Salvatore, lo accompagnò passo dopo passo in questa lunga fase: le chemio, i ricoveri, i trasferimenti, le attese, le speranze, le illusioni e.. la morte. Fu quello l’esatto momento in cui mente e corpo decisero di concentrarsi su altro. È il momento perfetto per avvicinarsi al Signore. La sua non è una luce riflessa, è un segno del destino.

La sua non è una chiamata, è la certezza. Dei fatti, della religione, dei concetti, della comunicazione. Salvatore inizia il suo percorso che lo vede affrontare momenti gioiosi e tristi, senza dimenticare Onofrio. Lui ha lasciato un’eredità forte e pesante: crederci fino all’ultimo istante. Mai mollare! Gli studi, il periodo accademico, gli anni vissuti a Carini e il biennio a Malpasso lasciano un segno indelebile. Nonostante le difficoltà, affronta con grande impatto emotivo e sensibilità ogni singolo giorno. Inizia a convivere con le pressioni, mentre accresce il senso di appartenenza. Tocca con mano le difficoltà. I suoi pochi “no” sono segnali di crescita.

«Dire di no non è sempre una forma negativa. Viviamo su un filo sottilissimo e le scelte - quelle che sembrano indirizzarci in un vicolo cieco - alla lunga rappresentano il rovescio della medaglia». Il legame con la religione è vissuto con profonda leggerezza ed empatia. Se l’essere umano pensa che i sacerdoti siano figure rappresentative o personaggi legati esclusivamente alla fede, si sbaglia. Padre Salvatore è un ragazzo-uomo. Uno di quelli che senti come un amico. Un ragazzo maturo che ha saputo affrontare diversi cicli. Sì, della sofferenza, della fragilità, ma anche di carattere.

Il passaggio da Malpasso a Chiusa Sclafani è stato il suo punto di partenza. Il piccolo borgo palermitano è diventato casa e lui, un riferimento per grandi e piccini. Oggi affronta le tematiche del vivere nella piccola comunità. “Le differenze con i grossi centri sono evidenti. La frenesia, il distacco e le amnesie non ti permettono di vivere la quotidianità. Mancano gli affetti, le comunicazioni. Chiusa è un paesino dove sei di famiglia. Diventi uno di loro, ne apprezzi ogni caratteristica.

Le tocchi con mano, diventi parte integrante di una grande famiglia. Vivo il confronto apertamente, lo sento dentro”. In questi anni ha cercato il dialogo, quello fatto di gesti. «Il Signore mostrava, cercava e dialogava. Lui era il punto di riferimento. Non illudeva le masse». Il piccolo centro palermitano è, da sempre, uno dei fulcri religiosi della Sicilia occidentale. E questo, per Padre Salvatore, è uno degli obiettivi. «La religione è uno strumento di crescita, di ascolto. La parola religione non deve essere monito di distacco e di sottosviluppo. La Chiesa lavora per raggiungere un risultato. Attraverso gli incontri, i seminari e le parole. Parole che diventeranno fatti. Gli errori del passato vanno cancellati. Tutti sbagliano, tutti sbagliamo. Fa parte del percorso».

Nelle sue parole si scorge un velo di orgoglio, ma anche una piccola e impercettibile sensazione di sconforto. C'è tanto lavoro da fare, grandi passi da compiere. «Aiuto i ragazzi a vivere la realtà chiusese come una base da non perdere. L’attaccamento alla terra è forte, il distacco lo sarebbe ancora di più. Possono farcela. A non andare via. È una strada complessa, non impossibile. Ai piccoli dedico tanto tempo. Loro giocano un ruolo fondamentale. La nuova generazione avrà - in futuro - l’occasione per cambiare le sorti del mondo. Possono farcela. “Non rappresento il modello da seguire. Sono uno di loro, che non usa la religione per scopi personali”.

La formazione è stata importante, come gli esempi che gli hanno permesso di coltivare i valori morali. Esempi da emulare. Nei suoi scritti racconta “l’immagine religiosa”. Descrive con minuziosa e delicata generosità l’opera etica. Piccoli testi, ma grandi affermazioni. Nella commozione momentanea prevale lo spirito divino. E questa, unita alla colta preparazione sociostorica, lo rende granitico. Racconta i passaggi storici del Sacro Volto. È testimone - vivace - di date e fatti.

Padre Salvatore si rivela una guida turistica. In poco tempo ha retto il confronto con la storicità chiusana. L’impegno a migliorare la comunità è un pensiero fisso, che non deve essere ossessione. E lo stesso vale per l’importanza e la collaborazione con la politica. «Insieme si può. Il passato ha lasciato forti cicatrici. Lo insegna la storia, ma siamo nelle condizioni di voltare pagina. Come fatto storico, morale e umano».

L’ultimo piccolo-grande momento lo regala con un sorriso. È una componente presente. Sempre. Come segno di libertà. Sentito. Voluto. Mai contestualizzato. Non fa parte del suo ricco vocabolario. Di parole e pensieri. E con essi, anche il piccolo Onofrio non ha smesso di vivere ed accompagnare Padre Salvatore nel suo lungo e tortuoso cammino.
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