Li vedi nell'Odissea di Nolan, abitavano in Sicilia: la storia (vera) dei Popoli del Mare
Per molto tempo sono stati descritti come un esercito di invasori provenienti da terre sconosciute, ma gli studiosi oggi ne danno una lettura diversa. Eccola
Una scena del film "The Odyssey" (Universal Pictures)
Da quando è arrivato nelle sale cinematografiche il nuovo film Odissea di Christopher Nolan, l'epopea di Ulisse è tornata a far discutere non soltanto gli appassionati di cinema, ma anche storici e archeologi.
Sebbene il regista britannico abbia infatti scelto di donare al suo film un look che ricorda molto di più l’epica norrena rispetto quella greca, egli ha anche scelto di raccontare il viaggio dell'eroe omerico facendo delle particolari citazioni al contesto storico del Mediterraneo alla fine dell'età del Bronzo. Più volte nel corso del film Nolan ha infatti evocato una delle realtà più enigmatiche dell'antichità: i Popoli del Mare.
Per molto tempo questi popoli misteriosi sono stati descritti come una sorta di esercito di invasori provenienti da terre sconosciute che sconquassarono le civiltà della tarda età del bronzo, tra cui quella micenea. Oggi, però, gli studiosi tendono a proporre una lettura più articolata. Più che un unico popolo, si sarebbe trattato di gruppi diversi di navigatori, mercanti, guerrieri e profughi che, tra il XIII e il XII secolo a.C., attraversarono il Mediterraneo in un periodo caratterizzato da profonde crisi politiche, cambiamenti climatici e collasso delle grandi potenze dell'epoca, tra cui il regno ittita e l’antico regno egizio.
Alcuni di questi gruppi potrebbero essere stati composti proprio da ex sudditi dei regni in declino, costretti a cercare nuove terre e nuove opportunità lungo le coste del Mediterraneo. La teoria che va per la maggiore, tuttavia, identifica questi antichi popoli di naviganti con gli abitanti di due importanti isole del Mediterraneo: la Sardegna e la nostra tanto amata Sicilia.
Secondo infatti le ricostruzioni storiche moderne, in quel periodo le due isole erano abitate da naviganti come gli Shardana e gli Shekelesh, che oltre a saper lavorare il ferro e a navigare meglio dei loro nemici, erano anche in grado di formare delle alleanze che noi definiremmo “pirata”. In pratica, talvolta le flotte di questi marinai si alleavano per saccheggiare le coste dei regni vicini, colpendo velocemente e svanendo fra le onde del mare.
Gli Shardana, in particolare, sono stati anche collegati con la mitica storia di Atlantide e non sarebbero altro che coloro che realizzarono i nuraghi in Sardegna. Gli Shekelesh invece erano gli antenati dei Siculi e dei Sicani e acquisirono la capacità di lavorare il ferro proprio dagli Shardana. È in questo scenario che anche l'Odissea scritta di Omero assume una luce diversa.
Pur essendo un poema epico ricco di elementi fantastici, molti archeologi e storici ritengono che il viaggio di Ulisse possa essere interpretato come il riflesso di una lunga stagione di esplorazioni e navigazioni realmente compiute prima dai Micenei e successivamente dai Greci nel Mediterraneo centrale, per contrastare le spedizioni dei Popoli del Mare.
Mostri marini, isole misteriose e creature leggendarie potrebbero rappresentare, almeno in parte, la trasfigurazione letteraria dei pericoli affrontati dai marinai dell'epoca mentre esploravano coste sconosciute, incontravano popolazioni diverse e aprivano nuovi collegamenti commerciali. In questa prospettiva la Sicilia occupa una posizione privilegiata.
Situata al centro del Mediterraneo, l'isola costituiva un passaggio obbligato per chi navigava tra Oriente e Occidente. Molto prima della fondazione delle celebri colonie greche di Siracusa, Gela, Selinunte o Agrigento, le sue coste erano già frequentate da navigatori provenienti dall'Egeo. A raccontarlo sono soprattutto i ritrovamenti archeologici di Thapsos, il grande insediamento dell'età del Bronzo situato nei pressi dell'attuale Siracusa.
Gli scavi condotti nel sito hanno restituito ceramiche micenee, oggetti di pregio e manufatti importati direttamente dall'Egeo, testimonianze che indicano rapporti regolari tra gli abitanti della Sicilia orientale e le comunità micenee. Non si trattava probabilmente di semplici visite occasionali, ma di una rete commerciale stabile nella quale merci, tecniche artigianali e idee circolavano insieme alle persone.
Alcuni studiosi ipotizzano persino che a Thapsos fossero presenti mercanti micenei residenti per lunghi periodi, anche se le prove disponibili non consentono ancora di parlare di un vero e proprio insediamento permanente. Questi contatti contribuirono probabilmente a preparare il terreno per ciò che sarebbe avvenuto alcuni secoli più tardi.
A partire dall'VIII secolo a.C., infatti, i Greci avviarono la grande stagione della colonizzazione della Sicilia, fondando città destinate a diventare tra le più importanti dell'intero Mediterraneo. Forse è proprio questa la chiave più affascinante per leggere oggi l'Odissea.
Più che il semplice racconto del ritorno di un eroe, il poema può essere visto come il simbolo di un'epoca in cui il Mediterraneo era segnato da incontri, commerci e contaminazioni culturali. Un mare nel quale a differenza di oggi la Sicilia non rappresentava una periferia, ma uno dei suoi crocevia principali. E mentre il film di Christopher Nolan riporta sul grande schermo il fascino immortale del viaggio di Ulisse, l'archeologia continua a ricordarci che dietro il mito si nasconde una storia fatta di navigatori reali, di alleanze commerciali e di rotte che hanno contribuito a plasmare il destino dell'isola ben prima della nascita della Magna Grecia.
Sebbene il regista britannico abbia infatti scelto di donare al suo film un look che ricorda molto di più l’epica norrena rispetto quella greca, egli ha anche scelto di raccontare il viaggio dell'eroe omerico facendo delle particolari citazioni al contesto storico del Mediterraneo alla fine dell'età del Bronzo. Più volte nel corso del film Nolan ha infatti evocato una delle realtà più enigmatiche dell'antichità: i Popoli del Mare.
Per molto tempo questi popoli misteriosi sono stati descritti come una sorta di esercito di invasori provenienti da terre sconosciute che sconquassarono le civiltà della tarda età del bronzo, tra cui quella micenea. Oggi, però, gli studiosi tendono a proporre una lettura più articolata. Più che un unico popolo, si sarebbe trattato di gruppi diversi di navigatori, mercanti, guerrieri e profughi che, tra il XIII e il XII secolo a.C., attraversarono il Mediterraneo in un periodo caratterizzato da profonde crisi politiche, cambiamenti climatici e collasso delle grandi potenze dell'epoca, tra cui il regno ittita e l’antico regno egizio.
Alcuni di questi gruppi potrebbero essere stati composti proprio da ex sudditi dei regni in declino, costretti a cercare nuove terre e nuove opportunità lungo le coste del Mediterraneo. La teoria che va per la maggiore, tuttavia, identifica questi antichi popoli di naviganti con gli abitanti di due importanti isole del Mediterraneo: la Sardegna e la nostra tanto amata Sicilia.
Secondo infatti le ricostruzioni storiche moderne, in quel periodo le due isole erano abitate da naviganti come gli Shardana e gli Shekelesh, che oltre a saper lavorare il ferro e a navigare meglio dei loro nemici, erano anche in grado di formare delle alleanze che noi definiremmo “pirata”. In pratica, talvolta le flotte di questi marinai si alleavano per saccheggiare le coste dei regni vicini, colpendo velocemente e svanendo fra le onde del mare.
Gli Shardana, in particolare, sono stati anche collegati con la mitica storia di Atlantide e non sarebbero altro che coloro che realizzarono i nuraghi in Sardegna. Gli Shekelesh invece erano gli antenati dei Siculi e dei Sicani e acquisirono la capacità di lavorare il ferro proprio dagli Shardana. È in questo scenario che anche l'Odissea scritta di Omero assume una luce diversa.
Pur essendo un poema epico ricco di elementi fantastici, molti archeologi e storici ritengono che il viaggio di Ulisse possa essere interpretato come il riflesso di una lunga stagione di esplorazioni e navigazioni realmente compiute prima dai Micenei e successivamente dai Greci nel Mediterraneo centrale, per contrastare le spedizioni dei Popoli del Mare.
Mostri marini, isole misteriose e creature leggendarie potrebbero rappresentare, almeno in parte, la trasfigurazione letteraria dei pericoli affrontati dai marinai dell'epoca mentre esploravano coste sconosciute, incontravano popolazioni diverse e aprivano nuovi collegamenti commerciali. In questa prospettiva la Sicilia occupa una posizione privilegiata.
Situata al centro del Mediterraneo, l'isola costituiva un passaggio obbligato per chi navigava tra Oriente e Occidente. Molto prima della fondazione delle celebri colonie greche di Siracusa, Gela, Selinunte o Agrigento, le sue coste erano già frequentate da navigatori provenienti dall'Egeo. A raccontarlo sono soprattutto i ritrovamenti archeologici di Thapsos, il grande insediamento dell'età del Bronzo situato nei pressi dell'attuale Siracusa.
Gli scavi condotti nel sito hanno restituito ceramiche micenee, oggetti di pregio e manufatti importati direttamente dall'Egeo, testimonianze che indicano rapporti regolari tra gli abitanti della Sicilia orientale e le comunità micenee. Non si trattava probabilmente di semplici visite occasionali, ma di una rete commerciale stabile nella quale merci, tecniche artigianali e idee circolavano insieme alle persone.
Alcuni studiosi ipotizzano persino che a Thapsos fossero presenti mercanti micenei residenti per lunghi periodi, anche se le prove disponibili non consentono ancora di parlare di un vero e proprio insediamento permanente. Questi contatti contribuirono probabilmente a preparare il terreno per ciò che sarebbe avvenuto alcuni secoli più tardi.
A partire dall'VIII secolo a.C., infatti, i Greci avviarono la grande stagione della colonizzazione della Sicilia, fondando città destinate a diventare tra le più importanti dell'intero Mediterraneo. Forse è proprio questa la chiave più affascinante per leggere oggi l'Odissea.
Più che il semplice racconto del ritorno di un eroe, il poema può essere visto come il simbolo di un'epoca in cui il Mediterraneo era segnato da incontri, commerci e contaminazioni culturali. Un mare nel quale a differenza di oggi la Sicilia non rappresentava una periferia, ma uno dei suoi crocevia principali. E mentre il film di Christopher Nolan riporta sul grande schermo il fascino immortale del viaggio di Ulisse, l'archeologia continua a ricordarci che dietro il mito si nasconde una storia fatta di navigatori reali, di alleanze commerciali e di rotte che hanno contribuito a plasmare il destino dell'isola ben prima della nascita della Magna Grecia.
|
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
Sui canali social
|










Seguici su Facebook
Seguici su Instagram
Iscriviti al canale TikTok
Iscriviti al canale Whatsapp
Iscriviti al canale Telegram




