Nietzsche "viziato" a Messina, Freud sognava Palermo: quei filosofi in vacanza in Sicilia
Molti forse non lo sanno, ma c'è stato un tempo in cui l'Isola era meta ambita anche di illustri letterati e studiosi, a partire da Platone. Ecco alcuni aneddoti
La Sicilia, geograficamente posta al centro del Mediterraneo, è da sempre luogo di incontro di culture e civiltà, terra di contaminazioni e di trasformazioni, di prassi e di idee. Forse non tutti sanno che ha lasciato tracce profonde anche nella storia del pensiero occidentale. Per secoli è stata molto più di una terra di conquista; è stata una destinazione capace di attrarre filosofi, pensatori e scienziati: da Platone a Nietzsche, fino a Sigmund Freud.
L’isola nell’antichità ha dato i natali ad alcuni tra i più importanti pensatori del mondo antico: da Empedocle di Agrigento a Gorgia da Lentini, da Dicearco di Messina a Timagora di Gela ed Evandro di Lentini. Il rapporto tra uno dei più celebri filosofi di tutti i tempi, Platone (428/427 a.C. – 348/347 a.C.), e la Sicilia è stato particolarmente complesso.
Il filosofo ateniese compì tre viaggi a Siracusa, entrando direttamente in contatto con il potere politico della città. Il primo viaggio risalirebbe al 388 a.C. quando Platone, allora quarantenne, avrebbe deciso di vedere l'Etna. Giunto a Siracusa incontrò il tiranno Dionisio I e soprattutto il giovane nobile Dione, destinato a diventare suo discepolo. Dionisio, era uomo rozzo e dispotico, restio ad ogni tentativo di ammaestramento e non nutriva alcuna simpatia per il filosofo greco, che temendo per la propria vita, tentò di lasciare la città.
Dione cercò di favorire la fuga del suo maestro verso Atene., ma Platone venne venduto come schiavo a una città spartana: fu l’amico Aniceride a pagarne il riscatto. Vent’anni dopo, nel 367 a.C. il filosofo tornò in Sicilia, questa volta su invito di Dione, per educare il giovane Dionisio II, successore del padre, e trasformarlo nel modello del re-filosofo teorizzato da Platone. Purtroppo anche questo tentativo fallì: le tensioni politiche portarono all'allontanamento di Dione e resero sempre più difficile la realizzazione del progetto filosofico.
Un terzo e ultimo viaggio si svolse nel 361 a.C., quando Platone cercò di favorire una riconciliazione tra Dionisio II e Dione. Anche questa missione non ebbe successo. Platone fu nuovamente costretto ad allontanarsi da Siracusa e riuscì a ritornare ad Atene solo grazie all'intervento dei pitagorici di Taranto.
Secondo una parte della critica moderna, nonostante tutto, l'esperienza siciliana fu per Platone un banco di prova importante e avrebbe lasciato tracce nella sua produzione successiva. La Repubblica, il Politico e le Leggi, per esempio, sono stati messi in relazione con l'esperienza della tirannide siracusana, mentre per altri studiosi il Simposio conterrebbe ricordi dell’esperienza a Siracusa con Dione; inoltre il pensiero del filosofo Empedocle potrebbe essere stato fonte di ispirazione per il celebre Mito della Caverna.
La Sicilia non è stata soltanto una terra capace di generare pensiero; è stata anche meta ambita di viaggiatori, artisti, musicisti, letterari, scienziati e studiosi provenienti da lontano. Nel corso dei secoli, molti dei protagonisti della cultura europea hanno raggiunto questa terra dal fascino esotico, tra di essi anche il grande Friedrich Nietzsche (1844-1900), che sbarcò a Messina il 1° aprile 1882, dopo aver viaggiato a bordo di un mercantile proveniente da Genova.
Provato dal mal di mare e dall’ emicrania, arrivò nella città dello Stretto trasportato in barella, dopo una notte insonne. Durante le circa tre settimane trascorse in Sicilia, Nietzsche, che all’epoca aveva 38 anni (come ha ricostruito il giornalista Marcello Mento, autore di un volume dedicato alla presenza a Messina del filosofo tedesco) alloggiò all'albergo Leon di Francia. Il suo soggiorno fu segnato anche da un episodio singolare: rischiò di annegare e venne salvato solo all’ultimo momento dall'intervento di un cane, i cui latrati attirarono la sua attenzione, mentre stava per precipitare in un pericoloso gorgo.
La città di Messina finì comunque per conquistare Nitzsche. Avrebbe voluto prolungare il soggiorno e trascorrervi tutta l’estate, invece decise di ripartire per Roma il 23 Aprile, a causa dello scirocco, che lo faceva soffrire terribilmente (come dargli torto del resto?).
A Messina, inoltre, il filosofo completò La Gaia scienza, che avrebbe pubblicato il mese successivo; revisionò gli Idilli (aggiungendo al titolo "di Messina", in segno di gratitudine per l'accoglienza che gli avevano riservato i suoi abitanti. "Mi viziano", confidò per lettera alla sorella Elisabeth) e maturò anche le prime idee di Così parlò Zarathustra. Della sua esperienza rimangono lettere e ricordi, ma soprattutto l'impressione di un luogo potente, dal fascino ancestrale, che, per qualche settimana, sembrò offrirgli una combinazione irripetibile di paesaggio, solitudine e stimoli intellettuali.
Se per Platone la Sicilia fu il luogo del possibile incontro tra filosofia e potere, e per Nietzsche uno spazio di ispirazione e riflessione, per Sigmund Freud, neurologo, psicoanalista e filosofo austriaco (1856-1939), l'isola rappresentò la realizzazione di un sogno. Il viaggio fu a lungo desiderato e venne preparato con cura, in ogni dettaglio. Il 9 settembre 1910, Freud salpato da Napoli insieme al giovane allievo ungherese Sándor Ferenczi, sbarcava a Palermo.
Avrebbe alloggiato al Weinen’s Hotel de France, in piazza Marina. Il soggiorno nell’isola sarebbe durato circa dieci giorni e sarebbe stato, come ebbe a dire lo stesso Freud, una “goduria inaudita”.
Scrisse alla moglie Martha che Palermo era una «città elegante, pulita, estremamente ricca di edifici e dotata di tutto quanto si possa pretendere, quasi come Firenze…Solo ora ci rendiamo conto della magnificenza dei giardini pubblici, uno dei quali dà sulla nostra piazza». Visitò il museo di Palermo, raggiunse Monreale in carrozza e proseguì poi verso la Segesta e Selinunte. Era particolarmente attratto dall’archeologia.
Rimase molto affascinato dal tempio di Segesta, tanto da considerare ampiamente ripagato il lungo e scomodo viaggio in carretto, necessario per raggiungerlo. Scriverà alla moglie: «È stata una stupenda visione in uno spazio profondamente romito e solitario». V
isitò quindi Selinunte, fece una breve sosta ad Agrigento per contemplare la Valle dei Templi ((“Arrivati tardi da Girgenti, fatto un rapido bagno e ora intenti a un’ottima cena”) e infine giunse a Siracusa. La città gli sembrò «insulsa, angusta e maleodorante», ma apprezzò molto il panorama che si ammirava dalla sua stanza dell’Hotel des Etrangers: «Il nostro albergo si trova su una terrazza murata sopra l’antica Fonte Aretusa che ora è racchiusa in uno stretto recinto che contiene cespugli di papiro e pesci sacri. Da lì prende avvio un’affascinante passeggiata lungo il mare profumata d’oleandri»
Al Museo Archeologico Paolo Orsi attirò la sua attenzione una ricca collezione di statuette votive femminili in terracotta. Il viaggio si concluse a fine mese: Freud ripartì temendo il diffondersi del colera, senza aver potuto visitare altre due tappe fondamentali dell’isola: Catania e Taormina.
La Sicilia lo conquistò al punto da definirla la parte più bella d'Italia; ma il viaggio avrebbe avuto conseguenze anche sul piano intellettuale per lo sviluppo di teorie centrali come quella del complesso di Edipo. A Palermo, Freud aveva inoltre iniziato a lavorare al Caso Schreber e la Fonte Aretusa ispirò l'episodio di «Siracusa 1910»: un sogno perturbante che Freud avrà circa un mese dopo e che racconterà nell’Interpretazione dei sogni: una figura secondaria sostituirà nel suo sogno il vero protagonista, ossia Archimede. Lo spostamento, affermerà Freud, è il processo che serve a eludere la censura onirica e mascherare il vero desiderio del sognatore.
Una Sicilia “che fa pensare” dunque quella che emerge nelle esperienze di Platone, di Nietzsche e di Freud: l’isola può diventare, per chi la attraversa, non una semplice vacanza ma anche e soprattutto un viaggio dentro la propria mente, lì dove nascono le idee.
L’isola nell’antichità ha dato i natali ad alcuni tra i più importanti pensatori del mondo antico: da Empedocle di Agrigento a Gorgia da Lentini, da Dicearco di Messina a Timagora di Gela ed Evandro di Lentini. Il rapporto tra uno dei più celebri filosofi di tutti i tempi, Platone (428/427 a.C. – 348/347 a.C.), e la Sicilia è stato particolarmente complesso.
Il filosofo ateniese compì tre viaggi a Siracusa, entrando direttamente in contatto con il potere politico della città. Il primo viaggio risalirebbe al 388 a.C. quando Platone, allora quarantenne, avrebbe deciso di vedere l'Etna. Giunto a Siracusa incontrò il tiranno Dionisio I e soprattutto il giovane nobile Dione, destinato a diventare suo discepolo. Dionisio, era uomo rozzo e dispotico, restio ad ogni tentativo di ammaestramento e non nutriva alcuna simpatia per il filosofo greco, che temendo per la propria vita, tentò di lasciare la città.
Dione cercò di favorire la fuga del suo maestro verso Atene., ma Platone venne venduto come schiavo a una città spartana: fu l’amico Aniceride a pagarne il riscatto. Vent’anni dopo, nel 367 a.C. il filosofo tornò in Sicilia, questa volta su invito di Dione, per educare il giovane Dionisio II, successore del padre, e trasformarlo nel modello del re-filosofo teorizzato da Platone. Purtroppo anche questo tentativo fallì: le tensioni politiche portarono all'allontanamento di Dione e resero sempre più difficile la realizzazione del progetto filosofico.
Un terzo e ultimo viaggio si svolse nel 361 a.C., quando Platone cercò di favorire una riconciliazione tra Dionisio II e Dione. Anche questa missione non ebbe successo. Platone fu nuovamente costretto ad allontanarsi da Siracusa e riuscì a ritornare ad Atene solo grazie all'intervento dei pitagorici di Taranto.
Secondo una parte della critica moderna, nonostante tutto, l'esperienza siciliana fu per Platone un banco di prova importante e avrebbe lasciato tracce nella sua produzione successiva. La Repubblica, il Politico e le Leggi, per esempio, sono stati messi in relazione con l'esperienza della tirannide siracusana, mentre per altri studiosi il Simposio conterrebbe ricordi dell’esperienza a Siracusa con Dione; inoltre il pensiero del filosofo Empedocle potrebbe essere stato fonte di ispirazione per il celebre Mito della Caverna.
La Sicilia non è stata soltanto una terra capace di generare pensiero; è stata anche meta ambita di viaggiatori, artisti, musicisti, letterari, scienziati e studiosi provenienti da lontano. Nel corso dei secoli, molti dei protagonisti della cultura europea hanno raggiunto questa terra dal fascino esotico, tra di essi anche il grande Friedrich Nietzsche (1844-1900), che sbarcò a Messina il 1° aprile 1882, dopo aver viaggiato a bordo di un mercantile proveniente da Genova.
Provato dal mal di mare e dall’ emicrania, arrivò nella città dello Stretto trasportato in barella, dopo una notte insonne. Durante le circa tre settimane trascorse in Sicilia, Nietzsche, che all’epoca aveva 38 anni (come ha ricostruito il giornalista Marcello Mento, autore di un volume dedicato alla presenza a Messina del filosofo tedesco) alloggiò all'albergo Leon di Francia. Il suo soggiorno fu segnato anche da un episodio singolare: rischiò di annegare e venne salvato solo all’ultimo momento dall'intervento di un cane, i cui latrati attirarono la sua attenzione, mentre stava per precipitare in un pericoloso gorgo.
La città di Messina finì comunque per conquistare Nitzsche. Avrebbe voluto prolungare il soggiorno e trascorrervi tutta l’estate, invece decise di ripartire per Roma il 23 Aprile, a causa dello scirocco, che lo faceva soffrire terribilmente (come dargli torto del resto?).
A Messina, inoltre, il filosofo completò La Gaia scienza, che avrebbe pubblicato il mese successivo; revisionò gli Idilli (aggiungendo al titolo "di Messina", in segno di gratitudine per l'accoglienza che gli avevano riservato i suoi abitanti. "Mi viziano", confidò per lettera alla sorella Elisabeth) e maturò anche le prime idee di Così parlò Zarathustra. Della sua esperienza rimangono lettere e ricordi, ma soprattutto l'impressione di un luogo potente, dal fascino ancestrale, che, per qualche settimana, sembrò offrirgli una combinazione irripetibile di paesaggio, solitudine e stimoli intellettuali.
Se per Platone la Sicilia fu il luogo del possibile incontro tra filosofia e potere, e per Nietzsche uno spazio di ispirazione e riflessione, per Sigmund Freud, neurologo, psicoanalista e filosofo austriaco (1856-1939), l'isola rappresentò la realizzazione di un sogno. Il viaggio fu a lungo desiderato e venne preparato con cura, in ogni dettaglio. Il 9 settembre 1910, Freud salpato da Napoli insieme al giovane allievo ungherese Sándor Ferenczi, sbarcava a Palermo.
Avrebbe alloggiato al Weinen’s Hotel de France, in piazza Marina. Il soggiorno nell’isola sarebbe durato circa dieci giorni e sarebbe stato, come ebbe a dire lo stesso Freud, una “goduria inaudita”.
Scrisse alla moglie Martha che Palermo era una «città elegante, pulita, estremamente ricca di edifici e dotata di tutto quanto si possa pretendere, quasi come Firenze…Solo ora ci rendiamo conto della magnificenza dei giardini pubblici, uno dei quali dà sulla nostra piazza». Visitò il museo di Palermo, raggiunse Monreale in carrozza e proseguì poi verso la Segesta e Selinunte. Era particolarmente attratto dall’archeologia.
Rimase molto affascinato dal tempio di Segesta, tanto da considerare ampiamente ripagato il lungo e scomodo viaggio in carretto, necessario per raggiungerlo. Scriverà alla moglie: «È stata una stupenda visione in uno spazio profondamente romito e solitario». V
isitò quindi Selinunte, fece una breve sosta ad Agrigento per contemplare la Valle dei Templi ((“Arrivati tardi da Girgenti, fatto un rapido bagno e ora intenti a un’ottima cena”) e infine giunse a Siracusa. La città gli sembrò «insulsa, angusta e maleodorante», ma apprezzò molto il panorama che si ammirava dalla sua stanza dell’Hotel des Etrangers: «Il nostro albergo si trova su una terrazza murata sopra l’antica Fonte Aretusa che ora è racchiusa in uno stretto recinto che contiene cespugli di papiro e pesci sacri. Da lì prende avvio un’affascinante passeggiata lungo il mare profumata d’oleandri»
Al Museo Archeologico Paolo Orsi attirò la sua attenzione una ricca collezione di statuette votive femminili in terracotta. Il viaggio si concluse a fine mese: Freud ripartì temendo il diffondersi del colera, senza aver potuto visitare altre due tappe fondamentali dell’isola: Catania e Taormina.
La Sicilia lo conquistò al punto da definirla la parte più bella d'Italia; ma il viaggio avrebbe avuto conseguenze anche sul piano intellettuale per lo sviluppo di teorie centrali come quella del complesso di Edipo. A Palermo, Freud aveva inoltre iniziato a lavorare al Caso Schreber e la Fonte Aretusa ispirò l'episodio di «Siracusa 1910»: un sogno perturbante che Freud avrà circa un mese dopo e che racconterà nell’Interpretazione dei sogni: una figura secondaria sostituirà nel suo sogno il vero protagonista, ossia Archimede. Lo spostamento, affermerà Freud, è il processo che serve a eludere la censura onirica e mascherare il vero desiderio del sognatore.
Una Sicilia “che fa pensare” dunque quella che emerge nelle esperienze di Platone, di Nietzsche e di Freud: l’isola può diventare, per chi la attraversa, non una semplice vacanza ma anche e soprattutto un viaggio dentro la propria mente, lì dove nascono le idee.
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