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Panorami unici, 57 ettari a due passi dal mare: in Sicilia nella riserva di Capo Rama

Tra i luoghi più suggestivi, gli ultimi passi sono conditi dalle folate "timide" del vento tirrenico. Il mare dipinge candidamente le onde che sbattono contro le rocce

Salvatore Di Chiara
Ragioniere e appassionato di storia
  • 21 giugno 2026

La riserva di Capo Rama (foto di Salvatore Di Chiara)

"Nel De Rebus Siculis il Fazello la chiamava Capo Ramo. Lontana dal mondo - nel 1558 - tra ambienti rari e natura incontaminata”. Il viaggio odierno ci porta dritti dentro una delle riserve più suggestive della Sicilia: Capo Rama. In quel di Terrasini, tra spiagge frastagliate e grotte incantevoli, la visita entra nel polmone verde terrasinese. Partendo dal centro cittadino del borgo marinaro, i chilometri che ci separano dalla riserva sono tutti da conquistare.

Panorami mozzafiato, “scinnuti e acchianati” a rompere la quiete e la “fatìa” della strada, sono le caratteristiche principali della nostra lunga passeggiata. Messo alle spalle il Lungomare Peppino Impastato e superata la spiaggia di Cala Rossa, la Contrada Andraglioni ci spiega - con i fatti - il forte contrasto tra natura e modernità. Le ultime abitazioni fanno capolino in periferia. Sono testimonianze dell’intervento umano, mentre a circa un km non v'è più traccia.

Un segnale forte, dove l’ambiente prevale sul cemento. Gli ultimi passi sono conditi dalle folate "timide" del vento tirrenico. Il mare dipinge candidamente le onde che sbattono contro le rocce. In una sorta di terrazzamento a tre piani, l'azzurro di "mare" e "cielo" è separato dal verde spumeggiante. Un tempo l’avremmo definito dualismo; oggi sono sincronizzati in un gioco comune.

Superato il cancello, entriamo al cospetto del primo centimetro dei circa 57 ettari che costituiscono l’intera area. Il sentiero 1 è quello che descrive al meglio le caratteristiche dell’area protetta. Tocca a noi viverla in prima persona, nel rispetto degli habitat naturali, della flora e della fauna presenti.

E per non essere pignoli, anche della storia! Ricadente nel più ampio “Sito Natura 2000 - ZSC Cala Rossa e Capo Rama” - con codice ITA 020009 - censita come area protetta europea con codice EUAP 1101 - la storia ci riporta fino al Quaternario (senza dimenticare l’origine del toponimo - accezione agricola - deviazione italiana del termine “agghianuni” o origine araba). In quel periodo avvenne l’erosione legata alle variazioni del livello del mare che si sono verificate.

E a farla da padrona ci sono le rocce. Ricche di fossili, prevalgono i gusci dei Megalodonti, Lamellibranchi e fossili guida del Triassico. Tutti rinvenibili nel periodo di formazione della Sicilia. La spiegazione dei processi ci porta ad approfondire le tematiche che hanno dato origine ai campi solcati e ai depositi di terre rosse. Ma, nella fattispecie, continuiamo a seguire il tracciato abbastanza curato. Nel bel mezzo del nostro cammino ci soffermiamo su una struttura decadente.

La stessa, forse adibita originariamente a eventuali uffici (? - o forse segno dell’abusivismo), rappresenta un pezzo di quel che… fu! E se fosse utilizzata come area picnic? Ai posteri l’ardua sentenza. La nostra curiosità è accompagnata dai suoni della natura.

Difatti, se la flora abbellisce ogni spazio, la fauna fa sentire la sua presenza con rumori misteriosi. Sono i veri protagonisti della giornata. La vegetazione è erbacea e arbustiva. A prendere le redini in mano sono il limonio, la salicornia fruticosa, il finocchio di mare e il papavero cornuto. Loro trovano spazio nelle scogliere. Nella parte superiore si sviluppano specie mediterranee come la Palma nana, l’Olivastro, il Lentisco, il Tè siciliano, diversi tipi di Asparago, l’Efedra e altri ancora. Un miscuglio “alla siciliana” che respinge ogni forma di “guerriglia umana”.

E non sono i soli; anche la fauna completa il muro di difesa. Liberi di scorrazzare nella massima libertà, a Capo Rama rappresentano un punto di forza non indifferente. Il Geco, le lucertole, l’Emidattilo, il Biacco (raramente), il Gabbiano reale, il Passero solitario, il Gheppio, il Falco pellegrino, il Martin pescatore e altre specie (mammiferi e insetti) distribuiscono ripetutamente i loro suoni naturali. In questa orchestra ambientale noi, silenziosamente, ascoltiamo le voci della natura.

Passo dopo passo l’obiettivo si avvicina: la Torre di Capo Rama. Siamo a poche centinaia di metri dalla storia. Faceva parte del sistema di avviso delle torri costiere della Sicilia. Costruita nel Quattrocento (?) dal re aragonese Martino il Giovane, chiude il cerchio. Si affaccia sul mare.

Dall’alto proteggeva la terraferma dagli attacchi dei corsari (barbareschi e ottomani). Oggi affiora nella sua solitudine. A picco sul mare, all'estremità. E quel… “per la corrispondenza de’ segnali…” rimane una storia cinquecentesca. O… “il capo Rama viene guardato da una torre rotonda, munita della guarnigione da due a tre torrari…” ci riporta al 1714. È tempo di osservare il panorama.

Ci sentiamo fortunati ad aver messo piede in uno dei tre Geositi (gli altri due sono le grotte di Cala Porro e dei Nassi) dei 79 totali. Sono stati riscontrati interessi di natura geologica, geomorfologica, paleontologica, mineralogica e scientifico-ambientale. Quella di oggi è una visita che accarezza i particolari che sconfinano nella quotidianità. Li apprezziamo. Tocca a noi salvaguardare Capo Rama come "biotopo di inestimabile valore”. Oggi, domani e… per sempre.
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