Piccoli assaggi di Sicilia: le granite alla salicornia e coi capperi che mangi alle Eolie
Basta pronunciare questa parola per evocare un rito che, soprattutto nella parte orientale dell’isola, va ben oltre una semplice pausa estiva. Ve lo raccontiamo
La granita ricotta e capperi delle Eolie
A raccontare questo universo è Giacomo D'Annibale, mazarese, ingegnere di formazione, appassionato di cucina e da poco anche giornalista – grazie a una rubrica che ha unito politica e cucina, perché, come racconta lui stesso, “la cucina non è soltanto nutrimento, ma cultura, tradizione, convivialità e persino uno strumento per leggere la società” - che durante un viaggio tra i Nebrodi e le isole Eolie ha scoperto come la granita continui a essere uno dei prodotti più rappresentativi della cultura gastronomica siciliana.
Dalla tradizione alle interpretazioni più contemporanee, il suo percorso diventa il filo conduttore di un racconto che attraversa storia, territorio e sperimentazione. C'è, infatti, chi sceglie le Eolie per il mare, chi per i vulcani e chi per i tramonti. Per Giacomo, il viaggio tra Capo d'Orlando, Vulcano, Lipari, Salina e Panarea, è diventato soprattutto un'occasione per raccontare una delle espressioni più identitarie della gastronomia siciliana: non un semplice dolce estivo, ma un prodotto che racchiude storia, tecnica e cultura, e che, ancora oggi, riesce a evolversi senza perdere il legame con le proprie radici. Prima di raggiungere le isole Eolie, il viaggio gastronomico fa tappa in uno dei borghi medievali dei Nebrodi, San Marco d'Alunzio.
Qui Giacomo D'Annibale scopre un progetto di cucina contemporanea che interpreta la tradizione siciliana con uno sguardo internazionale. Un piccolo ristorante nato dal sogno di due chef, marito e moglie: lui albanese, lei siciliana, del luogo. Dopo aver lavorato in giro per il mondo hanno deciso di tornare a casa, lontano dalle grandi città, per dare vita a un progetto gastronomico ambizioso, contemporaneo, profondamente contaminato dalle loro esperienze ma con radici ben piantate nella tradizione siciliana.
L'obiettivo? La stella Michelin. Il loro menu degustazione racconta il territorio con un percorso che va "dalle profondità del mare alle altitudini dei monti", un viaggio che non segue semplicemente le portate, ma il paesaggio stesso. Il menu degustazione racconta, dunque, il territorio attraverso un percorso che parte dalle profondità del mare e sale fino alle alture dei Nebrodi. Tra gli assaggi ce n'è uno che rimane impresso più di tutti: una granita alla salicornia servita con olio extravergine d'oliva. «Al primo assaggio senti il limone, ma senza la sua acidità - racconta -. Lo zucchero non emerge mai, viene perfettamente bilanciato dalla componente grassa dell'olio. E sulle labbra resta quella lieve sapidità che ricorda la sensazione della pelle dopo un bagno in mare».
L'abbinamento sorprende soltanto all'inizio. Poi diventa quasi naturale. Olio e limone fanno parte da sempre della cultura gastronomica mediterranea; qui vengono semplicemente raccontati attraverso una forma diversa, quella della granita. È proprio durante quella cena che la conversazione si sposta inevitabilmente sulla storia di questa preparazione, simbolo dell'estate siciliana.
Le sue origini vengono fatte risalire al periodo della dominazione araba, ma ancora oggi la paternità è contesa tra il Messinese e il Catanese. I "nivaroli", durante l'inverno raccoglievano la neve e la conservavano nelle neviere, mentre in estate la grattugiavano e la insaporivano con succhi di agrumi e acqua profumata al gelsomino. Secondo molti, però, furono soprattutto i nobili messinesi ad affinarla fino a trasformarla nella granita che conosciamo oggi. La neve veniva trasportata fino alle città e utilizzata per preparare bevande rinfrescanti destinate prima alle famiglie nobili e poi, progressivamente, a tutta la popolazione. La Sicilia orientale è oggi considerata la patria della granita, anche se da sempre esiste un'amichevole rivalità tra Messina e Catania.
«La vera granita messinese non deve essere né liquida né simile a un gelato. Deve essere cremosa, vellutata, tanto da essere gustata rigorosamente nel bicchiere con il cucchiaino – dice D’Annibale -. Se può essere presa con la paletta significa che ha già perso una delle sue caratteristiche fondamentali».
Una filosofia che continua a vivere nelle tante storiche gelaterie della costa ionica, dove la granita viene preparata ogni giorno seguendo equilibri precisi tra acqua, zucchero e materia prima. Il viaggio prosegue poi verso le Eolie. Da Capo d'Orlando il giro in gommone attraversa Vulcano, Lipari, Salina e Panarea, tra fondali trasparenti e scorci che raccontano una Sicilia diversa ma profondamente legata ai suoi sapori. Ed è proprio a Salina che arriva un'altra scoperta. Qui D'Annibale assaggia una granita che ribalta ancora una volta le aspettative: ricotta di pecora e capperi dell'isola. «Non è ricotta congelata e non è eccessivamente dolce. È una preparazione equilibrata, dove la dolcezza naturale della ricotta incontra la sapidità dei capperi e della loro polvere. Due ingredienti che sembrano appartenere a mondi opposti trovano invece un'armonia sorprendente».
Accanto a questa interpretazione contemporanea non manca naturalmente il rito più classico: la granita al limone accompagnata dalla brioche col tuppo, servita ancora calda, appena sfornata. Un abbinamento che continua a rappresentare uno dei simboli più riconoscibili dell'estate siciliana. Durante il viaggio non mancano anche le granite al caffè e cioccolato con panna, grandi classici della tradizione. Ma sono proprio quelle più insolite a lasciare il segno. Per D'Annibale la forza della granita siciliana sta nella sua capacità di rimanere fedele alla propria identità pur aprendosi alla sperimentazione.
«La granita alla salicornia proverò a rifarla. Dietro c'è uno studio importante sugli equilibri tra dolcezza, sapidità e componente agrumata. Ma soprattutto voglio riprovare la granita al limone con un filo di olio extravergine d'oliva: è un'idea semplice, profondamente mediterranea, che dimostra come anche un prodotto della tradizione possa ancora sorprendere».
È forse proprio questa la lezione che arriva da un viaggio tra Nebrodi ed Eolie: la granita non è soltanto un dessert. È un racconto della Sicilia, della sua storia, delle sue contaminazioni e della capacità, tutta isolana, di trasformare ingredienti semplici in un'esperienza che continua a stupire. E a volte basta un ingrediente che conosciamo da sempre, osservato con occhi diversi, per riscoprire tutta la magia della nostra cucina. Ci sono viaggi che si ricordano per i panorami e altri che rimangono impressi per un sapore. Il suo è stato entrambe le cose.
|
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
Sui canali social
|
























