CULTURA

Trovata una moneta d'oro nella necropoli in Sicilia: perché "rilegge" la nostra storia

Una moneta d’oro è stata ritrovata a Maddalusa dalla Soprintendenza di Agriento durante il recupero di una tomba di epoca greca. Cosa significa questa scoperta

Aurelio Sanguinetti
Esperto di scienze naturali
  • Pubblicato il
    21 agosto 2026

La moneta ritrovata nella necropoli di Maddalusa

La recente scoperta di una moneta d’oro nella necropoli di Maddalusa ha offerto una nuova occasione agli archeologi per rileggere uno dei periodi più drammatici della storia della Sicilia greca. Il ritrovamento è avvenuto durante un intervento della Soprintendenza di Agrigento, impegnata nel recupero di una tomba di epoca greca situata tra le dune della Maddalusa, a ovest della foce del fiume Akrágas.

Il reperto, databile alla seconda metà del V secolo a.C., si distingue per l’ottimo stato di conservazione e soprattutto per il contesto storico nel quale venne utilizzato. La moneta appartiene alla zecca di Siracusa ed è riconoscibile grazie alla parola "Syra" incisa su una delle sue facce. La necropoli di Maddalusa costituisce uno dei più importanti complessi funerari della Sicilia occidentale e le sue sepolture, utilizzate fin dalle prime fasi di sviluppo di Akrágas, documentano una lunga continuità d’uso, arrivata almeno fino alla fine del V secolo a.C.

L’area si estende per oltre tre chilometri lungo la fascia costiera e ha restituito nel corso del tempo sarcofagi in marmo e calcarenite, tombe costruite con tegole e lastre di pietra, sepolture in vaso e diverse forme di inumazione e cremazione. Parte di questo patrimonio è oggi conservata ed esposta nel Museo Archeologico Regionale Pietro Griffo di Agrigento.

Per comprendere l’importanza del ritrovamento di questa moneta è necessario parlare della situazione delle guerre che opposero le città greche della Sicilia ai Cartaginesi. Akrágas, la moderna Agrigento, era nel V secolo a.C. una delle principali potenze dell’isola e aveva raggiunto una notevole prosperità grazie alla posizione strategica e ai traffici commerciali nel Mediterraneo.

La sua ricchezza la rese però anche un obiettivo particolarmente importante per Cartagine, che da tempo aveva consolidato la propria presenza nella Sicilia occidentale. Lo scontro tra Greci e Punici non fu un conflitto isolato, ma una lunga competizione per il controllo delle rotte commerciali, dei territori e dei principali centri urbani dell’isola.

Già all’inizio del V secolo a.C. le tensioni erano sfociate in una grande spedizione cartaginese contro le città greche. Nel 480 a.C. i Cartaginesi affrontarono le forze guidate da Gelone di Siracusa e da Terone di Akrágas nella battaglia di Himera. La pesante sconfitta cartaginese fermò temporaneamente l’espansione punica e rafforzò il ruolo di Siracusa e Agrigento nel panorama politico siciliano.

La situazione cambiò però radicalmente nella seconda metà del secolo. Le rivalità interne al mondo greco e il progressivo rafforzamento di Cartagine prepararono il terreno a una nuova offensiva. Alla fine del V secolo a.C., i Punici tornarono a colpire con maggiore determinazione, approfittando delle divisioni tra le città siceliote. In questo contesto Siracusa e Akrágas si trovarono dalla stessa parte tramite un’alleanza nel tentativo di contrastare l’avanzata cartaginese.

Le emissioni straordinarie di monete d’oro siracusane sono probabilmente legate proprio alla necessità di sostenere lo sforzo bellico in una fase di forte emergenza.
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

LEGGI ANCHE