Un nuovo modo di viaggiare, dagli Usa alla Sicilia: cos'è il "turismo delle radici"
Tantissime persone che hanno trasportato altrove le proprie radici oggi rappresentano una delle nuove frontiere del comparto turistico nell'Isola. Quale
Radici, memoria, origini, identità, tradizioni…sono solo alcuni degli elementi che oggi in Sicilia rappresentano un modo di viaggiare strettamente personale e sentimentale, il cui trend è letteralmente in ascesa esponenziale. La premessa è che fare i turisti in Sicilia è già una forma di scoperta che accade su un territorio molto più di un “luogo bello” dove andare in vacanza e visitare siti monumentali, culturali e paesaggistici, assaggiare cibo locale, tuffarsi in un mare straordinario.
L’isola per la sua posizione strategica nel Mediterraneo - la ricchezza delle risorse, la varietà della sua bellezza, le potenzialità e le opportunità che offriva - è stato il crocevia di passaggi umani che la hanno attraversata e abitata come un piccolo continente, ma se per una faccia della medaglia ha accolto, per l’altra ha visto partire intere generazioni della sua popolazione verso altri mondi dove cercare maggiore fortuna. Una moltitudine che ha trasportato altrove le proprie radici, quelle che oggi rappresentano una delle nuove frontiere del comparto turistico in Sicilia.
«Proprio questi lunghi trascorsi emigratori si sono trasformati una sua perfetta collocazione dove ha trovato posto il turismo di ritorno che parte dal desiderio dei discendenti di toccare con mano e calpestare la terra degli avi, di nonni, zii che la hanno raccontata con il loro strano accento “italosiculo”, alimentando la fantasia di una terra al di là dell’oceano». Questo è quanto racconta Francesco Ippolito Castagna uno dei giovani imprenditori siciliani operatore turistico che si è cimentato in questo segmento e ne è diventato in poco tempo un esperto in materia, appassionato della sua terra, che ha deciso di muoversi in questa direzione partendo dal cortometraggio “U Juornu Avanti” - il giorno prima - girato sulle Madonie e che raccontava dell'emigrazione siciliana dall’entroterra in America, rivivendo il dramma delle emozioni attraverso i preparativi della partenza.
«Il Turismo delle Radici in Sicilia diventa una occasione immersiva che permette ai discendenti degli emigranti di riscoprire la propria storia familiare sui luoghi di origine, ristabilire legami e relazioni magari scoprendo di avere ancora dei parenti, oltre a diventare un viaggio nel viaggio dentro quel patrimonio culturale delle tradizioni dell'isola che si trasformano in "esperienza". Ma per avere la possibilità di scoprire le radici non basta predisporre un viaggio e mettere insieme le tappe che lo compongono: per organizzare questa tipologia si parte dalla ricerca che genererà il viaggio stesso.
«È una attività molto più complessa che necessita di un approccio diverso, uno studio approfondito che prende in esame la richiesta di chi cerca questi legami, storie spesso lontanissime con pochi riferimenti, a volte sono frammenti, qualche fotografia, certificati di nascita e di matrimonio… la cui ricomposizione nella genealogia è davvero un ago nel pagliaio da cercare nei meandri degli uffici anagrafe con i quali ci si mette in contatto provando a risalire alle famiglie originarie, cercando le tracce nei centri urbani, fino ad arrivare ai luoghi fisici come i portoni delle case dove abitavano i trisavoli, le piazze i vicoli che hanno vissuto».
Francesco ci racconta gli step per accogliere chi cerca questi legami ma vuole anche approfittare di questo sguardo sul passato, per fare una vacanza che generi un ricordo indimenticabile, andando anche più avanti e spostandosi sul territorio per più giorni in posti diversi. «Il primo approccio è in genere una video cal nella quale si ascoltano le notizie che i discendenti hanno a disposizione, si pianifica con loro la ricerca e ci si aggiorna man mano che la costruzione del viaggio viene definita con tutti i dettagli e arricchita di altre attività; la ricerca genealogica è fondamentale ed è quella più difficoltosa perché la ricostruzione tramite certificati non è sempre accessibile, i controlli sono incrociati con uffici tecnici, passaggi di proprietà, cessioni, ricerca di eredi ancora in vita, di parenti che possano accogliere questi lontani cucini, per arrivare ad una proposta completa da sottoporre».
Il bagaglio culturale è quindi importante e si spazia a trecento sessanta gradi spostandosi anche oltre i luoghi di origine per visitarne altri, trasformando il viaggio in un ponte di collegamento tra passato e il presente, tra radici e territorio. L’età media delle richieste è dai 50 anni a salire per un viaggio che non può essere al di sotto di una settima, il minimo considerato lo spostamento per raggiungere la Sicilia spesso da oltre oceano, infatti, la maggior parte delle richieste arriva dagli Stati Uniti «l’esperienza non è soltanto uno spostamento ma un transfer emotivo che fa provare forti emozioni, commozione, toccare la terra, entrare nelle case, vivere le atmosfere, i sapori e i profumi, incontrare i pastori o gli artigiani di cui hanno solo sentito parlare, sentire scorrere il loro DNA siciliano sulla pelle, assaporare il cibo delle tradizioni direttamente preparato per loro dove nascono le ricette; non è solo una questione di qualità del servizio o di business ma di realizzare davvero un sogno, un desiderio e trasformarlo in qualcosa di tangibile che regala emozioni, non deludere le aspettative di cui siamo responsabili.
Questo segmento è di particolare interesse negli asset strategici dei flussi di incoming nazionali e non a caso l'iniziativa è promossa dal MAECI - Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale - tramite i fondi del PNRR , rivolto ad una popolazione di discendenti stimata in circa 80 milioni in tutto il mondo, con un progetto di formazione rivolto agli operatori del settore che vogliono specializzarsi in questa direzione.
«Il Turismo delle Radici non è soltanto un viaggio per ritrovarsi direttamente sui luoghi della propria storia familiare e degli antenati emigrati che questi discendenti desiderano conoscere, ma è la ricerca di una “appartenenza” che li faccia connettere a questa realtà e li faccia sentire “parte integrante” della memoria di cui vogliono sentirsi orgogliosi».
L’isola per la sua posizione strategica nel Mediterraneo - la ricchezza delle risorse, la varietà della sua bellezza, le potenzialità e le opportunità che offriva - è stato il crocevia di passaggi umani che la hanno attraversata e abitata come un piccolo continente, ma se per una faccia della medaglia ha accolto, per l’altra ha visto partire intere generazioni della sua popolazione verso altri mondi dove cercare maggiore fortuna. Una moltitudine che ha trasportato altrove le proprie radici, quelle che oggi rappresentano una delle nuove frontiere del comparto turistico in Sicilia.
«Proprio questi lunghi trascorsi emigratori si sono trasformati una sua perfetta collocazione dove ha trovato posto il turismo di ritorno che parte dal desiderio dei discendenti di toccare con mano e calpestare la terra degli avi, di nonni, zii che la hanno raccontata con il loro strano accento “italosiculo”, alimentando la fantasia di una terra al di là dell’oceano». Questo è quanto racconta Francesco Ippolito Castagna uno dei giovani imprenditori siciliani operatore turistico che si è cimentato in questo segmento e ne è diventato in poco tempo un esperto in materia, appassionato della sua terra, che ha deciso di muoversi in questa direzione partendo dal cortometraggio “U Juornu Avanti” - il giorno prima - girato sulle Madonie e che raccontava dell'emigrazione siciliana dall’entroterra in America, rivivendo il dramma delle emozioni attraverso i preparativi della partenza.
«Il Turismo delle Radici in Sicilia diventa una occasione immersiva che permette ai discendenti degli emigranti di riscoprire la propria storia familiare sui luoghi di origine, ristabilire legami e relazioni magari scoprendo di avere ancora dei parenti, oltre a diventare un viaggio nel viaggio dentro quel patrimonio culturale delle tradizioni dell'isola che si trasformano in "esperienza". Ma per avere la possibilità di scoprire le radici non basta predisporre un viaggio e mettere insieme le tappe che lo compongono: per organizzare questa tipologia si parte dalla ricerca che genererà il viaggio stesso.
«È una attività molto più complessa che necessita di un approccio diverso, uno studio approfondito che prende in esame la richiesta di chi cerca questi legami, storie spesso lontanissime con pochi riferimenti, a volte sono frammenti, qualche fotografia, certificati di nascita e di matrimonio… la cui ricomposizione nella genealogia è davvero un ago nel pagliaio da cercare nei meandri degli uffici anagrafe con i quali ci si mette in contatto provando a risalire alle famiglie originarie, cercando le tracce nei centri urbani, fino ad arrivare ai luoghi fisici come i portoni delle case dove abitavano i trisavoli, le piazze i vicoli che hanno vissuto».
Francesco ci racconta gli step per accogliere chi cerca questi legami ma vuole anche approfittare di questo sguardo sul passato, per fare una vacanza che generi un ricordo indimenticabile, andando anche più avanti e spostandosi sul territorio per più giorni in posti diversi. «Il primo approccio è in genere una video cal nella quale si ascoltano le notizie che i discendenti hanno a disposizione, si pianifica con loro la ricerca e ci si aggiorna man mano che la costruzione del viaggio viene definita con tutti i dettagli e arricchita di altre attività; la ricerca genealogica è fondamentale ed è quella più difficoltosa perché la ricostruzione tramite certificati non è sempre accessibile, i controlli sono incrociati con uffici tecnici, passaggi di proprietà, cessioni, ricerca di eredi ancora in vita, di parenti che possano accogliere questi lontani cucini, per arrivare ad una proposta completa da sottoporre».
Il bagaglio culturale è quindi importante e si spazia a trecento sessanta gradi spostandosi anche oltre i luoghi di origine per visitarne altri, trasformando il viaggio in un ponte di collegamento tra passato e il presente, tra radici e territorio. L’età media delle richieste è dai 50 anni a salire per un viaggio che non può essere al di sotto di una settima, il minimo considerato lo spostamento per raggiungere la Sicilia spesso da oltre oceano, infatti, la maggior parte delle richieste arriva dagli Stati Uniti «l’esperienza non è soltanto uno spostamento ma un transfer emotivo che fa provare forti emozioni, commozione, toccare la terra, entrare nelle case, vivere le atmosfere, i sapori e i profumi, incontrare i pastori o gli artigiani di cui hanno solo sentito parlare, sentire scorrere il loro DNA siciliano sulla pelle, assaporare il cibo delle tradizioni direttamente preparato per loro dove nascono le ricette; non è solo una questione di qualità del servizio o di business ma di realizzare davvero un sogno, un desiderio e trasformarlo in qualcosa di tangibile che regala emozioni, non deludere le aspettative di cui siamo responsabili.
Questo segmento è di particolare interesse negli asset strategici dei flussi di incoming nazionali e non a caso l'iniziativa è promossa dal MAECI - Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale - tramite i fondi del PNRR , rivolto ad una popolazione di discendenti stimata in circa 80 milioni in tutto il mondo, con un progetto di formazione rivolto agli operatori del settore che vogliono specializzarsi in questa direzione.
«Il Turismo delle Radici non è soltanto un viaggio per ritrovarsi direttamente sui luoghi della propria storia familiare e degli antenati emigrati che questi discendenti desiderano conoscere, ma è la ricerca di una “appartenenza” che li faccia connettere a questa realtà e li faccia sentire “parte integrante” della memoria di cui vogliono sentirsi orgogliosi».
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